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martedì 12 novembre 2019

Cultura venerdì 02 febbraio 2018 ore 15:24

La storia del selciato rosa marinese

Marciana Marina nel 1871

Una ricerca dettagliata del professor Michelangelo Zecchini ci racconta le origini di questa pavimentazione storica da tutelare



MARCIANA MARINA —  Il selciato in pietre rosa (prevalenti, forse prelevate dalla cave di Bagnaia), che margina da settentrione il lungomare, finora è stato poco studiato. Lo si ritiene comunemente un intervento risalente all'ultimo decennio umbertino o degli inizi del XX secolo. Sembra però che le cose stiano diversamente. A farci retrocedere di oltre un ventennio è un acquerello, pubblicato da Igino Cocchi nel 1871, in cui spicca illuminato dal sole l'alzato litico del suo arco occidentale.Il selciato, perciò, esisteva almeno 13 anni prima della costituzione di Marciana Marina in Comune autonomo (1884) e fungeva sia da collegamento fra il centro del paese e i cantieri navali costruiti da tempo nella zona della Torre, sia da barriera (tenue) contro i marosi grazie al suo parapetto elevato in filari sovrapposti di bozze di pietra (predomina la granodiorite locale), sia infine da ormeggio temporaneo per barche di varia stazza come comprovano due bitte litiche sopravvissute nei pressi dell'attuale bar La Torre. Ma c'è un'altra testimonianza, pubblicata dalla Harvard University e finora sfuggita a me e ai più, che consente un ulteriore passo indietro nel tempo verso il reale momento di costruzione del selciato. Infatti lo studioso marinese Luigi Costa (1872) tramanda che ai suoi tempi Marciana Marina (2600 abitanti contro i 1800 di Marciana Castello) era “ fornita d'una strada per uso di passeggio che per costruirla nel 1845 fu spesa la egregia somma di L. tosc. 70.000”. Che tra le finalità della realizzazione della strada non ci fosse solo “il passeggio” è scontato. Si consideri che presso la torre è attestata fin dal XVIII secolo l'esistenza di un cantiere dove venivano costruite le imbarcazioni di maggiore stazza: un 'solido' collegamento fra centro del paese e torre era imprescindibile per favorirne attività e sopravvivenza. Intorno al 1870 a Marciana Marina si contavano“oltre 1.000 tra Capitani e marinari che equipaggiavano 100 bastimenti per una portata complessiva di 15.000 tonnellate legali, scali per costrurre navigli di grossa e piccola portata”. La nuova strada, inoltre, avrebbe permesso di raggiungere agevolmente il camposanto con la speranza che non si verificassero più - è sempre Costa che parla - “i soprusi del 1819 e del 1821 che i Magistrati e altri del Comune (di Marciana, ndr) usavano agli abitanti di Marciana Marina, quando pretendevano che i loro nati e i loro morti fossero recati a battezzare e seppellire a Marciana Castello, sebbene possedessero un fonte-sacro e un cimitero”.

Con il preciso riferimento cronologico trasmesso da Costa non appare in contrasto il Catasto Leopoldino, che nel 1840, per l'appunto, non registra ancora la presenza né della “strada per uso di passeggio” né del relativo selciato. Sennonché un disegno di due anni più vecchio, conservato presso l'Archivio di Stato di Firenze (G. Peria 2010), indicherebbe mediante due sezioni stradali che il selciato in questione c'era già. L'apparente conflitto fra i tre suddetti documenti può essere sciolto riferendo al disegno del 1838 un valore di mero progetto e alla testimonianza di Costa l'evidenza, in termini di cronologia assoluta, dell'opera compiuta o in via di compimento.

Com'è noto, intorno alla metà del XIX secolo il nucleo principale del paese si era espanso verso ovest, verso est, verso il monte e, soprattutto, intorno alla chiesa 'nuova' di S. Chiara, mentre un secolo prima il centro abitato, piccolo ma pulsante di vita, si raccoglieva intorno all'omonima chiesa 'vecchia' (di fronte all'attuale moletto), nei dintorni della quale il Governatore di Piombino, nel 1738, visitò “la pizzicaria e il macello” trovando “di tutta perfezione olio, pastumi, salumi, formaggi e altro”.

Non del tutto consapevoli del pregio storico del selciato in pietre rosa, varie amministrazioni non gli hanno prestato l'attenzione necessaria, sicché non è difficile notare rattoppi improvvisati e impropriamente attuati con cemento, con asfalto, con blocchetti in calcestruzzo. È auspicabile che d'ora in poi il manufatto, che per inciso ricade a tutti gli effetti sotto la vigente normativa di tutela, riceva le cure che merita.

Michelangelo Zecchini



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