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​Liberarsi dei “biechi blu”

di - sabato 05 novembre 2022 ore 08:00

In “Yellow submarine”, il film d’animazione surrealista strutturato su alcune canzoni dei Beatles, narra di Pepperland, una terra paradisiaca e meravigliosa che si trova in fondo all'oceano, dove regnano la musica, i colori, i fiori, l'allegria e, soprattutto, l'amore. Ma, come in ogni storia che si rispetti, c’è il Male, rappresentato dall’orda dei Biechi Blu o Blue Meanies, mostri umanoidi blu con stivali alti, che pietrificano tutti gli abitanti e opprimono Pepperland con la forza delle armi, rendendo il paese grigio, silenzioso e triste. L'unico che sfugge all’orda dei Biechi Blu è il vecchio capitano Fred, che col suo sottomarino giallo va a Liverpool a chiedere aiuto ai Beatles per liberare Pepperland dal blue, dalla tristezza, che, unendosi alla paura, si è trasfigurata in depressione.

I Beatles s’imbarcano nel sottomarino giallo e viaggiano in un mondo psichedelico di terre ed isole lunari incontrando strane creature e attraversando sei mari: il Mare del Tempo, il Mare della Scienza, il Mare dei Mostri, il Mare del Niente, il Mare delle Teste e il Mare dei Buchi. I Beatles e Fred, che nel frattempo è ringiovanito, sbarcano a Pepperland, dove avviene la sfida finale contro il capo dei Biechi Blu, che viene sconfitto grazie anche all’aiuto di Nowhere Man, l’uomo di nessun luogo, che non è da nessuna parte, l’uomo che non esiste, l’uomo non nato. John Lennon gli canta:

“Lui è un vero uomo di nessun-luogo, seduto nella sua terra di nessun-luogo a fare tutti i suoi progetti di nessun-luogo per nessuno.

Non ha un suo punto di vista, non sa dove sta andando. Non è un po’ come te e me?”.

La fine è melensa: Nowhere Man riesce, grazie alle canzoni del gruppo, a diventare qualcuno, come se bastasse una bella canzone; i Biechi comprendono la magia della musica che prima disprezzavano, i Beatles fanno un concerto insieme ai Biechi Blu, il cui capo è diventato grande amico di Nowhere Man.

Anche la fine dei Beatles è stata più o meno melensa: John Lennon, indeciso tra populismo e disprezzo dandy, è stato ucciso da un suo fan per eccesso di gioventù; George Harrison ha continuato a cercare gentilmente e senza rabbia Dio, che alla fine l’ha accontentato facendolo morire di cancro; McCarthy e Starr hanno continuato, privi della genialità di Lennon, ad essere quello che erano: il primo a scrivere canzoncine, il secondo ad essere un batterista per caso. Sconfitti dalle loro contraddizioni!

Ma non sono un po’ come me e te? Non tendiamo ad essere sconfitti dalle nostre contraddizioni?

Il governo con i Verdi, in Germania, ha aumentato, nonostante le manifestazioni dei pacifisti, l’invio di armi all’Ucraina. Gas e nucleare sono diventati green nella nomenclatura europea, ma già nel 2021 una ricerca congiunta dell’Agenzia internazionale dell’energia e dell’Ocse mostrava che i finanziamenti pubblici a gas, petrolio e carbone erano arrivati a quota 697 miliardi.

In tempo di pace il carbone era il nemico numero uno, tanto che le centrali a carbone si sarebbero dovute abbandonare entro il 2030; il bando al carbone era stato uno dei pochi impegni condivisi nel mondo con la ritrosia parziale soltanto di India e Cina. In quest’anno di guerra il carbone, come fonte energetica, è passato dal 20% del 2021 al 36% del 2022. Il 19 giugno il ministro dei Verdi dell’Economia tedesco ha annunciato che la Germania avrebbe nuovamente avviato le sue centrali a carbone. Il 26 giugno, in Francia, il ministero per la Transizione energetica ha annunciato che avrebbe rilanciato la centrale a carbone di Saint-Avold per il periodo invernale. Nel Regno Unito le centrali a carbone inattive sono state riaccese a settembre e sono state concesse nuove licenze estrattive nel Mare del Nord. L’Austria ha detto che riaprirà l’ultima centrale chiusa nel 2020 e anche l’Olanda ha revocato le restrizioni alle centrali di produzione di energia elettrica a carbone. La Repubblica Ceca ha ripreso l’estrazione di carbone che, nei piani precedenti, avrebbe dovuto gradualmente esaurirsi. La Grecia ha posticipato al 2028 la fine del carbone e potrebbe decidere di riaprire alcune centrali elettriche alimentate a lignite. In Italia lo stop di sei centrali a carbone, previsto nel 2025, potrebbe essere ritardato. E poi c’è chi, come la Polonia, era già restio a impegnarsi nella de-carbonizzazione prima del conflitto e prosegue per la sua strada.

Il prezzo del carbone è salito alle stelle con grande soddisfazione della Russia, che è un grande esportatore verso l’India, ma anche verso l’Europa superando l’embargo attraverso il Sud-Africa. La Cina, pur avendo ridotto l’importazione del carbone russo, ha aumentato l’estrazione di carbone interno.

La nostra Pepperland non sembra avere scampo dai biechi blu, che, oltre a non essere dotati di senso musicale, appaiono ignorare le conseguenze delle loro scelte: in guerra come in ecologia.


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