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Cultura martedì 15 dicembre 2020 ore 12:22

Reperti archeologici elbani al British e a Berlino

Situla dalla Collezione Foresi del British Museum

Michelangelo Zecchini e Ilaria Monti illustrano le loro scoperte alla ricerca di importanti reperti dell'Elba in importanti musei internazionali



ISOLA D'ELBA — "Non è un mistero che il patrimonio archeologico dell’isola ha subito una diaspora continua a partire almeno dal Settecento. Intorno al 1770, per esempio, migrò verso Napoli dalle Trane, la zona dove fu rinvenuto, il famoso offerente etrusco (500 circa a. C.), che di recente è stato presentato al pubblico, con risonanza mediatica, nella mostra allestita a Firenze dal Museo archeologico partenopeo. Nell’Ottocento collezionisti e mercanti divario genere trasferirono manufatti preistorici ed etruschi in diverse raccolte archeologiche europee. Non è andata meglio nel corso del Novecento (anni 60-80) quando centinaia e centinaia di anfore furono trafugate nei mari dell’Elba andando ad ‘abbellire’ parecchi salotti-bene di città italiane e straniere". 

Si apre così una nota a cura degli studiosi Michelangelo Zecchini e Ilaria Monti che hanno condotto una ricerca sui reperti archeologici elbani in prestigiosi musei fuori dall'Italia.

"Il nuovo millennio, in perfetta continuità con il passato, si è aperto con la clamorosa razzia del tesoro del Polluce, -spiegano Zecchini e Monti - affondato nel 1841 difronte a Capo Calvo. Oggetti archeologici di primo piano - i quali a tutti gli effetti appartengono ancora all’Elba, ai suoi abitanti, alla sua storia – sono oggi conservati a Napoli, Firenze, Livorno, Reggio Emilia, Roma, Londra, Oxford, Berlino, Saint Germain en Laye, Ginevra. Non possiamo non augurarci che, esaurite le situazioni contingenti che li hanno portati in quei Musei - ai quali deve andare un forte ringraziamento per averne impedito la dispersione - essi possano finalmente tornare a casa. Qualche grande Museo ha messo in rete foto e descrizioni delle proprie collezioni offrendo l’opportunità a un pubblico più vasto di conoscerle e di apprezzarle. Valentina Caffieri, qualche tempo fa, anticipò che nel British Museum di Londra sono conservati reperti preistorici raccolti sull’isola da Raffaello Foresi (leggi qui l'articolo). Grazie alle indicazioni della dottoressa Caffieri, una ricerca approfondita ha permesso di definire che al British è presente un complesso di strumenti litici preistorici riferibili al Paleolitico medio (50-40 mila anni fa), al Paleolitico superiore (20-12 mila anni fa) e all’ Eneolitico ( 5-4 mila anni fa ). Si tratta di 63 pezzi lavorati di diaspro e di selce, di cui 59 venduti nel 1868 da Foresi (o da chi per lui) e 4 molto belli (due raschiatoi laterali, un nucleo e una cuspide di freccia) già nella collezione del grande archeologo britannico John Lubbock". 

"A sottolineare la dimensione internazionale raggiunta da Foresi, - proseguono di due studiosi - va ricordato che Lubbock, amico di Darwin e autore di “Prehistoric Time” (1865), un libro che conobbe un notevole successo, ebbe rapporti di collaborazione e di stima con lo studioso elbano". Le sorprese del British non si esauriscono con i reperti preistorici: nella collezione ‘elbana’ figurano infatti quattro importanti oggetti etruschi di bronzo. Tre di essi (una situla, una brocca a becco alto e una caraffa con profilo a bottiglia), omogenei da un punto di vista cronologico (V-IV secolo a.C.) e apparentemente riferibili allo stesso corredo sepolcrale, furono venduti nel 1847 al British da un mercante di nome Pietro della Rusca. La situla, a doppia maniglia con attacco ricurvo terminante a cipolla, ha l’ansa configurata a sirena ed è decorata sull’orlo e sotto l’orlo con motivi a linguetta e a greca. Ma il pezzo forte elbano del British, venduto al museo nel 1852 dal generale Charles Richard Fox, è senza dubbio uno specchio di bronzo (IV-III secolo a. C.) con raffigurazione incisa di Dioniso accompagnato da Eros e da una menade".

"Di interesse scientifico non minore - proseguono Zecchini e Monti - sono i seguenti otto reperti di bronzo, presentati on line dallo Staatliche Museum di Berlino: quattro asce ad alette denominate dagli specialisti ‘tipo Gabbro’, una grande fibula a staffa elicoidale, il disco di una fibula decorata con motivi geometrici, una punta di lancia che costituisce un unicum nel panorama peninsulare, un pugnaletto a base triangolare di produzione sarda che documenta contatti e scambi commerciali fra Elba e Sardegna. Sono ignoti sia il momento sia la località precisa di ritrovamento. Gli otto pezzi componevano un ‘ripostiglio’, uno dei tanti trovati all’Elba (S.Martino, Colle Reciso, Montagna di Campo, Pomonte, Valle Gneccarina di Chiessi, ecc.), e furono sotterrati con finalità non definite: potrebbe trattarsi del nascondiglio temporaneo di un tesoretto con valore monetale oppure di un occultamento rituale, un’offerta collettiva a una divinità. Le belle foto pubblicate dallo Staatliche Museum consentono di analizzare eleggere i minimi particolari: grazie ad esse si può assegnare al ripostiglio conservato a Berlino una datazione sull’epoca di interramento un po’ più recente (metà circa del IX secolo a. C.) rispetto a quella proposta da altri studiosi."

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