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Attualità sabato 20 giugno 2015 ore 15:32

Goletta Verde conclude il proprio tour all'Elba

​Goletta Verde di Legambiente salpa dalla Croazia e conclude all'Isola d'Elba, due mesi di navigazione per combattere le illegalità a danno del mare



CAPOLIVERI — Partirà da Rovigno (Croazia) il 20, 21 e 22 giugno e circumnavigherà l'Italia per approdare il 19 agosto a Lacona: un totale di 30 tappe, 2.000 miglia nautiche e 500 ore di navigazione per "difendere il mare e le coste dell’Adriatico dall’assalto delle compagnie petrolifere". 

Goletta Verde quest’anno salpa dalla Croazia per creare un fronte comune contro le trivellazioni petrolifere nell’Adriatico e scegliere un diverso sviluppo economico, sociale e ambientale per quest’area. 

Un appello promosso da Legambiente e lanciato oggi a Rovigno insieme alla coalizione ambientalista croata SOS Adriatico e numerose altre associazioni, sigle e cittadini. Il manifesto #StopSeadrilling - NO OIL è un impegno comune per il futuro del mare Adriatico che vede cittadini, associazioni, istituzioni, comitati ma anche pescatori e balneatori in prima linea. 

Flash mob e azioni di protesta sono in programma oggi in diverse città che si affacciano sull’Adriatico. Così come in contemporanea saranno organizzate iniziative in Croazia, Albania, Montenegro e Bosnia Herzegovina. Un appello rivolto anche al popolo social che potrà interagire con l’hashtag #STOPseadrilling.

"L’Adriatico - dicono dal Cigno Verde - per le sue caratteristiche di “mare chiuso”, è un ecosistema molto importante e un ambiente estremamente fragile già messo a dura prova con 78 concessioni già attive per l’estrazione di gas e petrolio, 17 permessi di ricerca già rilasciati nell’area italiana e 29 in fase di rilascio in quella croata a cui si aggiungono 24 richieste avanzate per il tratto italiano, tutto questo per un’area di circa 55.595 kmq. 

A queste dobbiamo aggiungere il via libera rilasciato ad inizio giugno dal nostro ministero dell’Ambiente a due compagnie per compiere prospezioni su oltre 45mila kmq nell’Adriatico italiano. Le quantità di idrocarburi in gioco, però, inciderebbero ben poco sull’economia e sull’indipendenza energetica dello Stato. Tutto il greggio presente sotto il mare italiano, stimato in circa 10 milioni di tonnellate, sarebbe infatti sufficiente, stando ai consumi attuali, al fabbisogno energetico di sole 8 settimane. 

La maggior parte del guadagno andrebbe a compagnie private. Gli eventuali e possibili danni ricadrebbero sulla collettività. Ma di questi fattori non sembra tener conto il governo italiano, come testimoniano i dieci decreti di VIA positiva su altrettante richieste fatte in Adriatico da compagnie petrolifere, emanati dai ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali solo da inizio giugno".

“La scelta di puntare su nuove attività di estrazioni di idrocarburi intrapresa da alcuni Paesi, Croazia e Italia in primis, è miope, di breve durata ed anacronistica - dichiara Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente - scelte che sono in assoluto contrasto con ogni strategia contro i cambiamenti climatici e che mettono a rischio tutta l'economia sana della zona". 


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