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Attualità venerdì 16 ottobre 2015 ore 15:23

"Del Torto vuole solo provocare"

L'assessore all'istruzione Adonella Anselmi interviene sulla questione delle ore di assistenza ai disabili: "Io presente come madre e insegnante"



PORTOFERRAIO — "Siamo qui, ancora una volta, a rispondere all’ennesima “onda” cavalcata provocatoriamente dalla consigliera Del Torto, che accusa l’Amministrazione di aver tagliato i fondi destinati agli educatori per i ragazzi disabili. 

In questi anni il Comune di Portoferraio ha sempre assolto all’impegno dell’integrazione delle ore di sostegno assegnate dall’USP, ex Provveditorato, con un certo numero di ore al fine di “coprire” quante più ore possibili, compatibilmente con i vincoli di bilancio. Ciò non vuol dire che tutti i bambini con disabilità possano avere la garanzia della totale copertura dell’orario scolastico. 

Un’assistenza totale (sostegno +educatore) per il totale del monte ore significa, per alunni con buone potenzialità e deficit solo fisici o cognitivi più lievi, non partecipare pienamente alla vita della classe. Essere integrato – un altro degli obiettivi della legge 104 – non significa avere un accompagnatore adulto che si sostituisce in tutto e per tutto ai compagni. 

Aiutare un disabile ad integrarsi nel gruppo classe non significa affiancargli un adulto per l’intera giornata, bensì farlo sentire, nei limiti delle diverse patologie, uguale agli altri. Ci sono bambini che possono, anzi devono, stare in classe con gli altri, seguire le lezioni, ricevere piccoli aiuti dai compagni pari età: è questa l’essenza dell’integrazione. Un bambino disabile in classe non deve essere visto come un “problema” da affrontare o da “contenere”, da risolvere con una figura che, talvolta, può rivelarsi limitante: alcuni alunni riescono a stare alcune ore soli in classe e possono essere seguiti dall’insegnante curricolare. 

Una lettera del neuropsichiatra infantile della ASL di Portoferraio, datata 29\09\2015, ribadisce che “la richiesta di rimodulazione delle ore alla ASL appare impropria”, lasciando alla scuola la decisione del numero delle ore per bambini con “connotato di gravità” e ribadendo che il maggior numero di ore deve privilegiare le situazioni etichettate come “disturbo dello spettro autistico”. Ebbene, non tutti i 16 alunni del Comprensivo di Portoferraio rientrano in questa casistica: c’è chi presenta disabilità motoria, chi intellettiva, chi uditiva, seppur nel “connotato di gravità” . 

Dunque c’è chi può tranquillamente stare in classe da solo per alcune ore, e magari durante le lezioni più piacevoli e meno impegnative, affiancato dai compagni, che così imparerebbero a capire davvero che un alunno disabile è un arricchimento per la classe in termini di affettività , legami, amicizia e mutuo aiuto. 

Capisco l’ansia e la paura dei genitori, che vorrebbero “proteggere” i loro figli sempre, ma proteggerli da chi? Da un gruppo di compagni amorevoli? Da una ventina di bambini che devono imparare ad accettare, a comprendere, a capire che la disabilità – qualunque essa sia - non deve essere sempre “bisogno” di qualcun altro. Nel documento congiunto che scuola ASL e famiglia sottoscrivono durante l’anno – e non prima che inizi la scuola come erroneamente detto dalla Del Torto- ci sono varie sezioni, e tra queste quella affettiva –relazionale e quella dell’autonomia.

Gli insegnanti di sostegno, gli educatori, i compagni, ed una famiglia tranquilla e collaborativa potranno così lavorare insieme per rendere veritieri i contenuti della legge 104. Il Comune deve dare risposte, ma non alla Del Torto, bensì ai suoi alunni più svantaggiati: un aiuto ed un sostegno, che sia davvero valido per la loro crescita, la loro autonomia e la loro tranquillità. 

La mia esperienza di insegnante, madre di una bambina disabile ed oggi assessore all’Istruzione mi rende “triplice” testimone.
Da insegnante ho vissuto e vivo i miei alunni disabili come una ricchezza ed un elemento legante per l’intera classe: ho collaborato con docenti di sostegno ed educatori, ma le ore in cui i bimbi – anche “gravi”- erano soli con i compagni sono state le più formative, per tutti.
Come madre ho vissuto i PEI, le nomine dei docenti in ritardo, gli educatori arrivati alla fine di novembre , e mia figlia tre aule dopo la mia, ed ho constatato che i bambini spesso sono i migliori insegnanti dei bimbi “speciali”. 

Come assessore all’Istruzione garantisco la massima disponibilità dell’Amministrazione, auspicando che la rimodulazione delle ore non sia vista dai genitori come volontà di togliere qualcosa ai loro figli , bensì come mezzo per far crescere le autonomie dei nostri ragazzi, pur con le necessarie differenziazioni tra le varie disabilità. 

Ricordo poi che il percorso scolastico non finisce alle scuole medie, e che ancora oggi per i ragazzi disabili delle scuole superiori la Provincia non ha ancora stanziato le somme necessarie per gli educatori. “problemi di bilancio”. Noi genitori dei ragazzi attendiamo speranzosi, invece i bimbi del comprensivo le ore che avevano gli anni passati le hanno garantite".



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