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domenica 08 dicembre 2019

Cultura mercoledì 02 settembre 2015 ore 11:08

Così tanto da far vedere, così difficile mostrarlo

L'archeologo Franco Cambi fa una panoramica sui tesori storici dell'Elba e indica la via: "Ci vogliono esperti giovani e istituzioni che li ascoltino"



PORTOFERRAIO — Il discorso sui massimi sistemi del patrimonio culturale elbano parte con un'autocritica alla categoria: "Noi operatori non possiamo continuare a gestire i tesori archeologici dell'Elba in gruppi separati dove il più giovane sono io che ho cinquant'anni: servono menti giovani e nuove idee".

E' un punto di partenza insolito ma che dà credibilità alle critiche che verranno verso un sistema-Elba che sembra voler fare di tutto per impedire, tanto ai turisti quanto ai residenti, di godere di ciò che le culture passate ci hanno lasciato in eredità.

"Manca una visione strategica - continua Cambi - anche da parte della politica elbana: non sappiamo nemmeno dove vogliamo andare, mancano i progetti".

Partendo dal caso simbolo che rimane la villa romana delle Grotte: "Forse è ora di dire che si è trattato della rottura di un patto che coinvolgeva le diverse parti (Fondazione, Comune, Soprintendenza) e che la soluzione brillantemente inventata da Archeo Color è stata, si può dire improvvisamente e inaspettatamente, rigettata. Un peccato capitale per la cultura elbana"

Cambi sul suo blog risponde a un articolo fatto dai colleghi dell'Espresso e ne argomenta compiutamente le ragioni qui.

Ma rimanendo a Portoferraio sono molti i siti sottosviluppati: "A Portoferraio manca un progetto di compiuto di archeologia urbana nel quale siano costruiti dei percorsi: a partire dalla villa della Linguella si potrebbero tracciare dei veri tour storici. Unendo per esempio la Necropoli romana sotto a villa dei Mulini e il forte Falcone: tutte storie che potremmo raccontare ai visitatori. Fino a arrivare alle saline fra San Giovanni e gli Orti".

Allargando lo sguardo al resto dell'isola poi sono ancora numerosi gli esempi: "Dobbiamo partire da ciò che abbiamo già: sul monte Calamita potremmo avere un parco gigantesco che racconta il ciclo del ferro e del vino con tutte le attività collegate, fino a Terranera arrivando a Rio Elba e Cavo dove c'è la villa romana. Ma tutto questo va reso visitabile in una maniera lenta, attraverso una mobilità dolce che dia il tempo di apprezzare  e capire. Sarebbe un modo di legare cultura e natura insieme".

E qui si torna al punto centrale: come rendere sostenibile economicamente la manutenzione e la promozione dei siti storico archeologici elbani: "La verità è che a volte abbiamo troppa offerta: pensiamo per esempio alle Fortezze medicee di Portoferraio. Sono state recuperate ma vengono visitate poco e male invece potrebbe essere un luogo ideale per sviluppare un turismo congressuale in bassa stagione".

Sul fronte istituzionale, a volte, mancano le competenze: "I vari comuni devono collaborare mettendo insieme risorse e impegno, serve una Gestione associata del patrimonio culturale e devono essere ascoltati gli esperti. Ma non solo, una commissione mista fra studiosi, insegnanti, imprenditori stessi così da poter elaborare insieme programmi e strategie".

Luca Lunedì
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