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Turchia, crollo ai camini delle fate in Cappadocia. Due morti
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Interviste venerdì 30 ottobre 2026 ore 17:00

Lisa Rodriguez, la donna che governa Zero Gradi

Lisa Rodriguez e il suo team festeggiano la stagione 2026

Dal minuscolo laboratorio accanto al bar di Capoliveri a 6 gelaterie: la figlia del fondatore racconta l'impero di famiglia. E com’è arrivato Carboni



CAPOLIVERI — Quarantadue anni di coni e coppette, sei insegne aperte nel tempo da un capo all'altro dell'isola, una clientela fedele che si passa la voce di estate in estate. Dietro Zero Gradi, uno dei marchi di gelato artigianale più riconoscibili dell'Elba, una storia di famiglia cresciuta sotto l’insegna dello storico locale in piazza Matteotti, a Capoliveri, che ancora oggi porta il suo cognome: Lisa Rodriguez, figlia di Rodrigo, il fondatore. 

Una giovane donna nata sotto il segno della Bilancia e madre di due figli, che questo mestiere non lo aveva scelto e che, dal 2017, guida l'azienda: fino a 35 dipendenti in alta stagione, le motogelatiere verticali Carpigiani "a pala", ormai una rarità, l'ultima nata a Lacona e una decisione sofferta su Marciana e Marciana Marina.

Lisa Rodriguez con il padre Rodrigo e i figli

Tutto comincia dal bar di famiglia. Come? Lo chiediamo direttamente a Lisa.

"Nel 1980 i miei avevano il Bar Rodriguez, il più frequentato del paese. Mia mamma, Patrizia Patelli, è bolognese e ha sempre avuto un occhio in più: è stata lei a convincere il babbo che a Capoliveri mancava una gelateria. Così è andata a Bologna a fare un corso da uno dei migliori, poi hanno ricavato un laboratorio minuscolo davanti alla chiesa. I gelati si vendevano al banco fuori dal bar: un successo immediato".

Poi?

"Nel 1990 la mamma apre in via Roma la Gelateria Patelli, con il suo nome. Nel 1999 il babbo decide di mettersi in proprio a Portoferraio, in un fondo accanto alla Panelba che nessuno voleva. Lui ne intuisce la posizione, lo fa arredare su misura, con il banco all'esterno. È stata la svolta: lì è nato Zero Gradi. Poi è arrivata Marina di Campo e via via gli altri".

Perché questo nome?

"Glielo suggerì un'amica di Milano, una grafica che lavorava per grandi marchi. Fecero una lista e scelsero la temperatura a cui si conserva il gelato. Lei disegnò anche il logo".

Dietro 'Zero Gradi', il sorriso di una donna: Lisa Rodriguez, qui con i suoi figli

E il bar?

"Il babbo lo affidò in gestione a Walter e Dino, i dipendenti storici, con lui da una ventina d'anni, che ci sono ancora. Diceva: stappare un Crodino non è come fare un gelato, che faccio a gusto mio scegliendo le materie prime".

Lei, intanto?

"Studiavo psicologia del lavoro a Firenze, ma il babbo aveva già deciso per me. Sono figlia unica: se in paese qualcuno mi offriva un lavoro, lui rispondeva che dovevo lavorare da noi. A un certo punto non ce l'ho fatta più. Ho lasciato l'università e sono partita, prima Dublino, poi Londra. Siamo stati un mese senza parlarci e non gli chiedevo un soldo: volevo dimostrargli che me la cavavo".

Ma poi è tornata.

"Nel 2011. Il babbo aveva un progetto: gelaterie in tutta l'Elba. Abbiamo aperto subito a Marciana Alta, luogo che adora e dove immaginava di stabilirsi come la ‘gelateria della sua vecchiaia’. In paese lo hanno ringraziato: con lui nelle vie sono tornati i bambini. L'anno dopo Marciana Marina, quando la piazza si animava anche grazie al ciclo di concerti e jazz".

Nel 2017, la prova più dura.

"Sì. A Giugno, con la stagione appena iniziata, il babbo si è ammalato. Fino a quel momento lo aiutavo la sera, non conoscevo la gestione e mi sono ritrovata sette gelaterie sulle spalle. Lui era alla mano, si fidava di tutti; io ho messo delle regole, a cominciare dalle ore segnate ogni mese. Molte ragazze se ne sono andate, ci sono rimasta malissimo. Mi sono fatta le ossa strada facendo e ora tutto funziona secondo i miei criteri".

La mamma di Lisa, Patrizia Patelli (a sinistra)

Il personale resta il nodo dell'isola.

"In piena stagione arrivo ad avere 35 persone: quattro tutto l'anno, le altre per otto o nove mesi. La mia regola è semplice: lavoro bene io, lavori bene tu. Pago a ore, dall'ingresso all'uscita, con Ferragosto e il patrono pagati doppio e la maggiorazione serale. Dovrebbero farlo tutti, e infatti molte chiedono di tornare".

Eppure quest'anno ha dovuto chiudere.

"A Settembre ho chiuso il centro di Portoferraio per spostare il personale negli altri punti. Marciana e Marciana Marina erano diventate troppo difficili da seguire: da Gennaio restano ferme. Diciamo congelate. Anche se al babbo è dispiaciuto, non potevo fare diversamente".

Lacona, invece, è tutta sua.

"La mia soddisfazione, aperta nel 2025. Ho seguito i lavori da sola, unica donna tra muratori, elettricista e falegname: una guerra. L'ho arredata senza risparmiare, ho speso più per allestirla che per comprare il fondo e in banca mi hanno chiesto se ero impazzita. Ma la regola di famiglia è questa: prima le gelaterie belle, poi noi".

Con i prezzi di oggi, come si difende la qualità?

"Le materie prime sono care, ma se abbasso la guardia divento come gli altri. La nostra forza sono i classici: la crema la facciamo con tuorli e bacche di vaniglia vere. In Madagascar ne ho comprati cinque o sei chili e all'aeroporto mi hanno fermata (ride, ndr). Il babbo dice che certi gelati sono come una merendina confezionata, dopo la prima non ne vuoi più; il nostro è una torta margherita, anche se ne mangi due fette ti senti bene".

La pubblicità?

"Pochissima. Ha sempre funzionato il passaparola, anche fra gli stranieri, che di qualità se ne intendono. L'altro giorno a Portoferraio ho trovato un gruppo di ragazzi in fila davanti alla tenda ancora chiusa, in attesa dell'ultimo gelato della stagione. Una festa… Queste sono soddisfazioni".

 

Dall'album dei ricordi, Rodrigo, il fondatore, al banco

E le motogelatiere d'epoca?

"Non si fabbricano più. Una settimana fa due tecnici da Bologna hanno fatto la revisione: con quello che ho speso ci compravo un'auto di lusso. Avevo pensato a un laboratorio centrale, ma qui do ragione al babbo: diventeremmo industriali. Noi dobbiamo fare ciò che gli altri non fanno".

Al bar, negli anni d'oro, passavano anche gli artisti.

"Mio zio è il chitarrista che ha iniziato a suonare con Luca Carboni. Venne all'Elba a trovare la sorella, mia madre, e portò Carboni, che qui ha messo radici e casa. Il primo concerto al campo sportivo, poi arrivò anche Lucio Dalla. Ho ancora le foto".

E i suoi figli, un giorno, dietro il bancone?

"Sono cresciuta con i nonni, i miei lavoravano dalla mattina alla sera. Sono partiti dal nulla e hanno costruito un impero, gliene sono grata. Ma ai miei figli lascio la libertà che io non ho avuto: devono provare, sbagliare, capire".

 

Lisa Rodriguez, 43 anni, festeggia la stagione 2026

Il sogno nel cassetto?

"Uno Zero Gradi in ogni parte del mondo, e viaggiare".

E più vicino a casa?

"Portare i miei banchi negli hotel e nei bar dell'Elba, perché vendano il nostro gelato. Ho già cominciato: l'Ape l'ho affidata all'Airone, che ora vende i miei gelati, e quest'estate un banco Zero Gradi ha lavorato anche al Drago, a Morcone e al bar di Sotto a Rio Elba. All'Enfola abbiamo avviato un progetto che si concretizzerà il prossimo anno. Per il prossimo anno ho già incontrato Luca Bartolini de Le Acacie: è un’idea che vogliamo mandare avanti insieme. Ah, una chicca: mi hanno proposto un locale, ma non voglio svelare troppo. Dove? In un paese bellissimo da rianimare. Le macchine ci sono, la volontà, anche. Il problema, come sempre, è trovare le persone giuste. Ma mai porre limiti, le Donne dell’Elba hanno una marcia in più".

Letizia Cini
© Riproduzione riservata


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