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Attualità martedì 29 maggio 2018 ore 18:00

Contributo di sbarco, ecco come funziona

Passeggeri sbarcano da un traghetto all'Elba

Esenti i residenti ma anche i proprietari di seconde case, anche se è laborioso dimostrarlo in biglietteria. Il raffronto con la tassa di soggiorno



CAPOLIVERI — La notizia dell’aumento del contributo di sbarco deciso oggi dai sindaci elbani ha scatenato di nuovo polemiche e proteste sui social media. In molti giudicano questa tassa come inopportuna, ma le sue finalità e soprattutto il raffronto con quanto già in atto nelle città italiane ad alto afflusso turistico, che applicano la tassa di soggiorno giornaliera, hanno bisogno di essere dapprima ricordati e poi inquadrati nella maniera più corretta possibile.

Il contributo di sbarco, così come applicato oggi nelle isole minori italiane, deriva a livello normativo dalla Legge 28/12/2015 n. 221 “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, e a differenza della tassa di soggiorno, che è giornaliera, viene applicato “una tantum” “ai passeggeri che sbarcano sul territorio dell’isola minore, utilizzando vettori che forniscono collegamenti di linea o vettori aeronavali che svolgono servizio di trasporto di persone a fini commerciali, abilitati e autorizzati ad effettuare collegamenti verso l’isola”.

La sua incidenza sul costo di una vacanza media di dieci giorni, così come è stato calcolato dalla Gestione Associata della Promozione Turistica dei Comuni dell’Isola d’Elba, è quindi di poche decine di centesimi al giorno per una famiglia media, anche nel caso della massima applicazione appena decisa (ma non ancora operativa e forse non attuabile per questa stagione, ndr) con i 5 euro a persona in alta stagione, vale a dire nel periodo compreso fra il 20 maggio e il 20 settembre di ogni anno.

I raffronti con la tassa di soggiorno, poi, contribuiscono ad inquadrare ancora meglio la questione. In generale in Italia si va da 1 a 5€ al giorno per persona, da pagare direttamente alla struttura dove si alloggia. Ogni Comune può decidere autonomamente non solo la tariffa che il turista deve pagare al giorno, ma anche la durata dei giorni in cui bisogna pagare la tassa. Per esempio nelle grandi città si va dai 3 ai 7€ di Roma e dai 2 ai 5€ di Milano, mentre Firenze ha deliberato per 5€ al giorno a persona fino a scendere a 1€ se si dorme in agriturismo o bed and breakfast.

Tornando al contributo di sbarco, va ricordato inoltre che ci sono numerose esenzioni previste dal regolamento di applicazione approvato ad inizio 2016 dai comuni elbani. Come prevede l’articolo 5 del regolamento, “sono esenti dal pagamento del contributo di sbarco i residenti, i nativi elbani, i lavoratori pendolari (muniti di dichiarazione del datore di lavoro e/o abbonamento) e gli studenti pendolari (muniti di certificazione rilasciata dall’istituto scolastico e/o universitario), i bambini in età di esenzione dal pagamento del biglietto; gli accompagnatori ufficiali e i componenti delle squadre di società sportive impegnate in gare di campionati dilettantistici”.

Esenti ovviamente anche i disabili provvisti di certificazione della loro condizione, e persino i proprietari di seconde case sul territorio dell’isola, ovvero – come recita ancora l’articolo 5 - “ i soggetti passivi dell’imposta municipale propria unitamente ai componenti del loro nucleo familiare, che risultino in regola con il pagamento di tale imposta”.

Per ottenere questa esenzione, si dovranno esibire e/o autocertificare al momento di ogni acquisto di biglietto, oltre al documento di identità e lo stato di famiglia in caso di nucleo familiare, il certificato catastale dell’immobile di proprietà e la ricevuta di pagamento dell’IMU su quell’immobile per l’anno in corso. Una procedura forse complicata, ma che dà comunque diritto all’esenzione del contributo di sbarco.

Il quadro completo dell’applicazione del contributo di sbarco, dunque, non è poi così scandaloso come si possa pensare. Certo, quello che presta il fianco più di ogni altro dato a critiche e perplessità è l’utilizzo dei proventi di questa tassa, che sarebbe per legge “destinato a finanziare interventi di raccolta e di smaltimento dei rifiuti, gli interventi di recupero e salvaguardia ambientale nonché interventi in materia di turismo, cultura, polizia locale e mobilità”. Dopo qualche incertezza iniziale, pare che finalmente la Consulta dei sindaci per la Gestione Associata della Promozione Turistica dei comuni dell’Isola d’Elba, nella sua ultima seduta, si sia data degli indirizzi più precisi sulla utilizzazione dei fondi del contributo di sbarco, da destinare ad interventi strutturali sul territorio con dei contributi mirati.

Fabio Cecchi
© Riproduzione riservata



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