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Attualità martedì 20 febbraio 2018 ore 00:05

Eradicare pernici e fagiani, un paradosso

L'intervento del professor Zecchini: "il Parco procede nel suo programma di annientamento, l'Arcicaccia parla di altre soluzioni percorribili”



CAMPO NELL'ELBA — Quasi ottocento anni fa S. Francesco d'Assisi componeva e lasciava al mondo il suo poetico Cantico, nel cui incipit “laudato sie, mi' signore cum tucte le tue creature, sono rappresentati valori religiosi e umani universali. Mi piacerebbe sapere cosa pensa S. Francesco dell'annunciato, e puntualmente attuato, abbattimento di pernici rosse e di fagiani nell'isola di Pianosa. Essendo, il mio, un desiderio irrealizzabile, si potrebbe girare la domanda a Papa Francesco, che al Cantico delle Creature ha dedicato nel 2015 un'armoniosa e condivisibile enciclica.

A tempo debito ho espresso il mio parere negativo sulla brutale eradicazione dei mufloni dall'Elba, ma mai avrei immaginato che la stessa sorte sarebbe toccata anche a fagiani e pernici, uccelli tanto belli quanto indifesi e innocui, colpevoli solo di non possedere nel loro DNA la purezza assoluta e i segni di un endemismo plurimillenario. Mi permetto di dissentire fermamente da chi crede che la vita (e la morte) di un essere vivente debbano dipendere da siffatte caratteristiche.

Quando, nel 1996, fu istituito il Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano, i più fieri oppositori furono i cacciatori perché il Parco stesso avrebbe impedito, ope legis, qualsiasi tipo di caccia. Devo confessare che allora pensai che l'Istituzione del Parco fosse un'occasione imperdibile. Oggi, trascorsi poco più di vent'anni, rimango confuso e attonito di fronte a una situazione paradossale: mentre il Parco procede spedito nel suo programma di annientamento degli incolpevoli fagiani e pernici, l'Arcicaccia di Livorno lo critica e parla di “altre soluzioni tecniche percorribili”. E molti cittadini ritengono non convincenti le motivazioni addotte dal parco per giustificare la bontà di quella che è stata definita “nuova strage” (si potrebbero usare termini più edulcorati, ma il risultato non cambierebbe). Forse sarebbe opportuno che il Parco uscisse una tantum dalla sua torre eburnea e ascoltasse un tantino, compatibilmente con le leggi, i pareri della maggior parte della gente comune. Non sarebbe un atto antidemocratico.

Michelangelo Zecchini


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