Cronaca Domenica 07 Giugno 2026 ore 10:30
Addio al maestro scalpellino Salvatore Masia

Una vita dedicata alla scultura del granito che aveva ereditato dal padre. Il cordoglio
CAMPO NELL'ELBA — È venuto a mancare all'età di 83 anni Salvatore Masia, maestro scalpellino del granito elbano.
"Con la scomparsa di Salvatore Masia, Seccheto e l'intera Isola d'Elba perdono una figura profondamente legata alla tradizione della lavorazione del granito, uno degli ultimi rappresentanti di un mestiere che ha contribuito a costruire l'identità delle comunità dell'Elba occidentale", scrive in una nota Gian Mario Gentini, presidente del circolo culturale Le Macinelle.
"Per decenni, - prosegue la nota - nel suo laboratorio di Vallebuia, nell'entroterra di Seccheto, Masia ha trasformato la pietra elbana in manufatti e opere destinati a case, piazze, giardini e luoghi della memoria, mantenendo vive tecniche e conoscenze tramandate di generazione in generazione.
La sua storia affonda le radici in quella della famiglia. Il padre, Palmerio Masia, era originario di Ghilarza, il paese natale di Antonio Gramsci (di cui era stato compagno di scuola), dove aveva appreso il mestiere alla scuola degli scalpellini locali. In cerca di lavoro, Palmerio intraprese poi un lungo percorso che lo portò da un'isola all'altra: prima La Maddalena e successivamente l'Elba, dove trovò una nuova patria e costruì il proprio futuro. In una lettera inviata ai familiari rimasti in Sardegna usò una toccante espressione in lingua sarda: «L'iscrio a tinta 'e lacrimas», ovvero "vi scrivo intingendo la penna nelle lacrime", parole che raccontano la nostalgia e i sacrifici dell'emigrazione di quegli anni".
"All'Elba Palmerio aprì una piccola cava e mise a frutto la sua esperienza nella lavorazione del granito, realizzando manufatti di pregio: elementi per caminetti, cornici per finestre e altre opere che richiedevano precisione, competenza e sensibilità artigianale. - continua la nota - Fu questo patrimonio di conoscenze a essere trasmesso al figlio Salvatore, che ne raccolse l'eredità e la portò avanti per tutta la vita. Tra le opere che testimoniano la maestria di Salvatore Masia vi è la copia dell'antica ara romana dedicata a Ercole, che si trova nel cortile del palazzo comunale di Portoferraio.
L'originale, databile tra il I e il II secolo d.C. e dedicato da Publio Acilio Attiano, prefetto del pretorio dell'imperatore Adriano, è conservato presso il Museo Archeologico della Linguella. La riproduzione realizzata da Masia rappresenta uno degli esempi più significativi della sua capacità di confrontarsi con la storia e con le tecniche tradizionali della lavorazione della pietra".
"Chi lo ha conosciuto ne ricorda la disponibilità, la semplicità dei modi e l'orgoglio con cui parlava del proprio lavoro. Con lui scompare una preziosa testimonianza della cultura degli scalpellini, ma restano le sue opere disseminate sul territorio: pietre lavorate con sapienza che continueranno a ricordare Salvatore Masia e la passione con cui ha dedicato la propria vita a un mestiere antico, contribuendo a conservarne la memoria per le generazioni future. Alla famiglia Masia giungano le più sentite condoglianze", si conclude la nota.
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