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lunedì 18 novembre 2019

Attualità giovedì 07 novembre 2019 ore 17:44

Cinghiali, la proposta di Federparchi

Giampiero Sammuri

Il presidente Sammuri chiede che sia introdotto il reato per chi ostacola le azioni di contenimento. Danni ad agricoltura e a biodiversità



ROMA — "C’è una enorme proliferazione di cinghiali su tutto il territorio nazionale a cui occorre mettere un freno - lo ha dichiarato il presidente di Federparchi, Giampiero Sammuri, intervenendo oggi alla manifestazione in piazza Montecitorio promossa da Coldiretti ed altre associazioni - si è parlato di una modifica della normativa, ma c’è da dire che anche con le regole vigenti si può condurre un’azione efficace di controllo di questa specie, ovvio che alcuni aggiornamenti legislativi potrebbero rendere tali attività più incisive". 

"Io ho proposto una modifica molto semplice: con il collegato ambientale nella scorsa legislatura - ha spiegato Sammuri - è stato introdotto il reato penale per chi dà cibo ai cinghiali (“foraggiamento”) e per chi li libera sul territorio nazionale, ho quindi avanzato l’idea di estendere la figura di reato anche nei confronti di coloro che disturbano le operazioni di contenimento della specie, contenimento che avviene attraverso le catture tramite trappolamenti oppure con gli abbattimenti selettivi. Le azioni di disturbo costituiscono, infatti, uno dei motivi per cui a volte le operazioni di contenimento sono difficoltose".

"In ogni caso vi è la necessità di interloquire fra diversi stakeholders, - ha aggiunto Sammuri - mentre gli agricoltori vorrebbero una drastica riduzione dei cinghiali, altre categorie non concordano con questa visione; è evidente che quando si propone un intervento legislativo ci si confronti con tutti i soggetti interessati".

"Per quanto riguarda i Parchi - ha sottolineato Sammuri - posso dire che stanno lavorando tutti, con maggiore o minore efficacia a seconda delle situazioni, in questa direzione. Le aree naturali protette hanno interesse ad una drastica riduzione dei cinghiali all’interno del loro territorio perché questi animali non fanno solo danni alle culture agricole, come appare chiaro a tutti, ma fanno danni anche alla biodiversità, penso alle essenze vegetali, a partire da quelle più delicate come le orchidee e tante altre piante, così come danneggiano la piccola fauna che sta sul suolo. Ribadisco quindi che sin può lavorare in modo più efficiente utilizzando in pieno gli strumenti che sono già largamente disponibili e con piccole, ma rapide, modifiche alla normativa".



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