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Attualità martedì 21 gennaio 2020 ore 14:49

Giovane elbano salvato dalla Lega del Filo d'Oro

Foto di repertorio

Era nato idrocefalo ed i suoi genitori si sono trasferiti ad Osimo per dare una speranza di vita al figlio grazie alla medicina e ad un centro diurno



OSIMO — Alberto è un giovane elbano nato idrocefalo colpito da meningite quando aveva pochi mesi. Dopo aver subito sessanta operazioni e nonostante le previsioni negative è invece diventato adulto grazie al sostegno ricevuto dalla sua famiglia dalla Lega del Filo d'Oro. 

La storia di Alberto è stata raccontata dalla Lega del Filo d'Oro in occasione della quarta campagna di sensibilizzazione "Tutti i colori del buio" e lui stesso è stato protagonista del primo spot dell'associazione.

Il racconto della storia di Alberto pubblicata sul sito web della Lega del Filo d'Oro, associazione che opera con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita delle persone sordocieche e pluriminorate psicosensoriali di tutte le età, rispetto alle quali si pone come punto di riferimento.

"La nostra è una storia dentro la storia della Lega del Filo d’Oro: Gianfranco e Daniela iniziano così a raccontare i loro trentadue anni a Osimo, trapiantati qui dall’Elba. Alberto, loro figlio, sta per compiere 40 anni: 'Faremo una grande festa', dice la mamma, 'perché da quel che ci avevano detto i medici, non pensavamo di arrivarci'. Alberto è idrocefalo, a pochi mesi ebbe una meningite virale, da cui 'iniziò il calvario'. 'Aveva un virus purulento dentro il liquor. Tentarono una cura, avvertendoci che poteva diventare sordo, ma non servì a nulla', ricorda papà Gianfranco. A sette anni e mezzo, dopo sessanta operazioni, Alberto passò dalla chirurgia alla pediatria, dove avrebbero dovuto «assisterlo per la morte": lì invece trovarono una cura. La vista e l’udito erano persi, ma di interventi chirurgici non ne servirono più: "Ce l’hanno ridato", dice Daniela. 'Lui si è adattato alla situazione, la voglia di essere al mondo non l’ha persa mai'".

A parlare loro della Lega del Filo d’Oro fu l’insegnante di ortofonia: "Avevamo contattato vari istituti, ma dalle domande che ci facevano capivamo che non erano i posti giusti per noi", ricorda la mamma. Con la Lega del Filo d’Oro, dice il papà, fu diverso: "Abbiamo preso la cartina, le cartelle mediche e ci siamo presentati qui, senza avvisare. Non si riusciva più a comunicare con Alberto, ricordo che lui voleva dirmi qualcosa e io non capivo, così lui mi fece un gesto come per dire “ma vattene”. Mi voltai, diedi un pugno alla porta e la sfondai".


Il giorno in cui giunsero a Osimo nel 1982, si legge nel racconto, le cartelle cliniche di Alberto non sembravano dare speranza ma i genitori si fidarono, anche se - dicono - che "alla prima visita gli fecero fare un percorso e alla fine gli diedero un cioccolatino. A noi sembrò come dare una nocciolina a una scimmia. Invece sbagliavamo noi, bastava vedere i progressi di Alberto: ci sembrava un miracolo".

Se la Lega del Filo d’Oro ha cambiato la vita di Alberto, lui di converso ha segnato alcune tappe della storia dell’Associazione. Per lui fu inventato il primo calendario tattile, quindici barchette in compensato e quindici casette per misurare il tempo che papà passava in mare, così che Alberto capisse che papà “partiva”, non “scompariva”. Fu anche protagonista del primo spot della Lega del Filo d’Oro, quando essa avviò (pioniere anche in questo campo) una comunicazione rivolta alla raccolta fondi: "Non c’erano soldi, si rischiava di chiudere. La mia prima intervista l’ho fatta allora, poi sono venuti Maurizio Costanzo, Mike Bongiorno, lo spot con Renzo Arbore...".

Un racconto difficile per la famiglia che ha vinto la riservatezza per il grande supporto ricevuto e per poter aiutare altre persone.

A Osimo Alberto è diventato un uomo. Frequentando il Centro diurno ha imparato a mangiare da solo, a lavarsi, a vestirsi e riesce a comunicare a suo modo. Grazie alle sue insegnanti ha raggiunto un'importante autonomia ed è anche stato portato a fare dei viaggi in giro per il mondo. 


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