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Attualità Mercoledì 30 Settembre 2026 ore 10:45

Sciolto l'enigma dello scorpione di Montecristo

Un esemplare di scorpione di Montecristo
Un esemplare di scorpione di Montecristo

L'aracnide endemico nell'isola dell'Arcipelago toscano ha parenti nelle Baleari: ricostruita una storia evolutiva di quasi 26 milioni di anni fa



PORTOFERRAIO — Sorpresa: lo scorpione di Montecristo ha una parentela inaspettata con una specie delle Isole Baleari. La scoperta, che scioglie quello che era finora un enigma evolutivo, arriva non uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Journal of Biogeography, fondato su analisi genetiche che confermano come l'Euscorpius oglasae endemico sull'isola dell'Arcipelago toscano abbia in realtà una storia evolutiva addirittura molto più antica dell'isola stessa. 

Lo scorpione endemico di Montecristo ha infatti il suo parente più prossimo nelle lontane Isole Baleari. L’affinità era stata già ipotizzata in passato, ma la sua origine era rimasta senza una spiegazione convincente. Il nuovo studio ne ricostruisce ora la storia, risalendo a un Mediterraneo occidentale profondamente diverso da quello attuale.

"Le analisi genetiche confermano infatti che Euscorpius oglasae, lo scorpione di Montecristo, e la specie delle Baleari, E. balearicus, sono strettamente imparentate e indicano che i loro lignaggi si separarono circa 25,9 milioni di anni fa. Un risultato che rende l’enigma ancora più affascinante: Montecristo emerse soltanto tra 8,4 e 7,2 milioni di anni fa. La storia dello scorpione è dunque molto più antica dell’isola sulla quale oggi vive".

Come ci è arrivato, lì, lo scorpione caratteristico del luogo? "La spiegazione porta alle grandi trasformazioni geologiche del Mediterraneo occidentale. La frammentazione e lo spostamento delle antiche microplacche avrebbero separato popolazioni un tempo molto più vicine, mentre il lignaggio dello scorpione di Montecristo sarebbe sopravvissuto nelle terre emerse del Tirreno settentrionale. Solo molti milioni di anni più tardi, dopo l’emersione dell’isola, avrebbe raggiunto Montecristo, probabilmente durante una fase di maggiore connessione tra le terre del Tirreno. Le successive estinzioni nelle aree circostanti avrebbero infine trasformato Montecristo nell’ultimo rifugio di questa antica linea evolutiva".

Oltre la storia della singola specie

La ricerca va però oltre la storia di una singola specie. Organismi antichi e poco mobili come questi scorpioni possono conservare nel proprio patrimonio genetico le tracce di terre scomparse e di trasformazioni avvenute milioni di anni fa. 

Lo scorpione di Montecristo diventa così una straordinaria testimonianza della storia del bacino tirrenico e del valore dell’isola come rifugio di una biodiversità antica e unica.

"Tutelare specie così localizzate - sottolinea una nota - significa quindi conservare non soltanto la biodiversità di oggi, ma anche un patrimonio evolutivo irripetibile, giunto fino a noi attraverso milioni di anni di storia del Mediterraneo. Proprio per la sua unicità e per la sua distribuzione estremamente limitata, lo studio sottolinea il particolare valore conservazionistico di Euscorpius oglasae e propone di valutarne l’inserimento nella Lista Rossa IUCN".

La parola ai protagonisti

Lo studio nasce dalla collaborazione tra Università di Lisbona, American Museum of Natural History di New York e Università di Torino. Javier Blasco-Aróstegui e Lorenzo Prendini, quest’ultimo tra i massimi specialisti mondiali di scorpioni, hanno sviluppato la componente evolutiva e molecolare insieme all’aracnologo Marco Isaia (Università di Torino), che ha coordinato le ricerche in Italia dal campionamento alla ricostruzione della storia biogeografica dell’Arcipelago. 

Le attività italiane sono state svolte nell’ambito della convenzione scientifica tra Università di Torino e Parco Nazionale Arcipelago Toscano. Fondamentale anche il supporto del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità – Reparto Biodiversità di Follonica per le autorizzazioni, la logistica e le attività di ricerca a Montecristo.

"Questi risultati scientifici straordinari dimostrano ancora una volta quanto le nostre isole siano scrigni inestimabili di biodiversità e veri e propri laboratori d'evoluzione a cielo aperto", dichiara Matteo Arcenni, presidente del Parco Nazionale Arcipelago Toscano. "La presenza di Euscorpius oglasae a Montecristo ci ricorda che tutelare l'ambiente non significa solo proteggere una specie, ma salvaguardare una storia evolutiva unica al mondo durata milioni di anni. L'Ente Parco accoglie con pieno favore la proposta degli studiosi di inserire lo scorpione di Montecristo nella Lista Rossa IUCN".

Sul significato della ricerca interviene anche il colonnello Giovanni Quilghini, Comandante del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità: "La conferma della presenza di questa specie a Montecristo rappresenta un segnale inequivocabile dell'eccellente stato di salute del nostro ecosistema insulare". E ancora: "La spiccata vocazione alla ricerca scientifica che caratterizza l'isola, riconosciuta anche a livello internazionale, sottolinea ancora una volta il ruolo delle Riserve naturali come risorsa insostituibile per l'acquisizione di dati scientifici".


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