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Attualità lunedì 21 novembre 2022 ore 18:55

Violenza di genere, 2.972 richieste d'aiuto nel 2021

Durante il convegno
Durante il convegno

In Toscana 6 femminicidi in 12 mesi e oltre 2.000 accessi in pronto soccorso con codice rosa. Il Rapporto presentato a "La Toscana delle donne"



FIRENZE — Nel 2021 sono state 3.587 le donne che si sono rivolte a uno dei 25 Centri antiviolenza (Cav) della Toscana, e tra loro 2.972 lo hanno fatto per la prima volta nello scorso anno quando sul territorio regionale si sono verificati 6 femminicidi e oltre 2.000 sono stati gli accessi in pronto soccorso con codice rosa: non sono che alcuni dei dati contenuti all'interno del Rapporto sulla violenza di genere in Toscana, alla sua XIV edizione. 

Le donne che hanno chiesto aiuto nel 2021 sono italiane per il 72,3%, sposate per il 38,4% e di un'età fra 30 e 49 anni per oltre la metà, ovvero nel 54,6% dei casi. Hanno lamentato in prevalenza violenza psicologica abbinata ad altre vessazioni, specialmente fisiche ed economiche, agite per lo più in ambito familiare e di relazioni affettive prevalentemente di coppia (51,2% col coinvolgimento del partner attuale, nel 25,8% da parte dell'ex partner, per il 12,4% da parte di un membro della famiglia).

Il documento, realizzato dall’Osservatorio regionale sulla violenza di genere, è stato presentato questo pomeriggio nel corso di un'iniziativa nell'ambito di “Mai più sola”, una iniziativa realizzata in collaborazione con Anci Toscana all'interno de “La Toscana delle donne. La ragione del valore” alla presenza dell'assessora regionale al sociale Serena Spinelli e dell’assessora regionale alle pari opportunità Alessandra Nardini in vista della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in programma il 25 novembre.

Sul territorio regionale risulta strutturata una rete di 25 Cav, uno in più che nel 2020, con 102 punti d'accesso (+5) per una media di 0,61 Cav ogni 10.000 donne con più di 16 anni. Vi sono impegnate 564 operatrici, il 51,7% sono volontarie. Le donne che si sono rivolte agli sportelli lo hanno fatto nei centri di prossimità, segno dell'importanza della capillarizzazione del servizio.

La serie storica

I numeri del 2021 rilevati dal Rapporto dell'Osservatorio evidenziano la gravità e la costanza degli episodi di sangue: in 15 anni, dal 2016 al 2021, in Toscana si sono registrati complessivamente 128 femminicidi. Ma rispetto a questi casi estremi sono moltissimi i casi in cui le donne segnalano di aver subito violenze: oltre ai casi citati dei centri violenza e di accesso tramite codice rosa, ci sono 741 donne all’anno che si rivolgono ai consultori, 224 che hanno chiesto l’intervento del pronto soccorso sociale (Seuss), 114 che sono state ospitate in case rifugio.

La raccolta dei dati

Il Rapporto sulla violenza di genere in Toscana raccoglie ed analizza i dati provenienti da Centri antiviolenza, Case Rifugio, Centri per autori di maltrattamento, Codice Rosa, Consultori, Centro di riferimento regionale per la violenza sessuale Crrv, Gaia, Centro Regionale di documentazione Infanzia e adolescenza, Settori Pari opportunità (per la governance del fenomeno), e Integrazione socio-sanitaria (per la programmazione), sperimentazione Seus (Sistema emergenza urgenza sociale).

L’edizione 2022 prevede un approfondimento qualitativo con il coinvolgimento di 3 Zone distretto/Società della salute situate in ciascuna delle 3 aree vaste, che presentano strutturate e/o innovative modalità di governance delle reti territoriali antiviolenza e hanno sviluppato particolari metodi, strumenti e organizzazioni di servizi di contrasto alla violenza dal punto di vista dei servizi sociali territoriali.

I centri per lui che maltratta

Gli uomini che hanno effettuato l’accesso a uno dei 5 Centri sul territorio regionale nel 2020 sono stati 172, per il 74,4% di nazionalità italiana. In oltre il 70% dei casi l’autore della violenza coabitava con chi ha subito violenza.
L’obiettivo principale del lavoro con uomini autori di violenza è l’interruzione della violenza, l’assunzione di responsabilità e la costruzione di alternative ad essa, al fine di evitarne le recidive. Ad oggi, circa un terzo degli uomini conclude il percorso e circa il 40% lo abbandona.


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