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Attualità domenica 28 ottobre 2018 ore 13:08

Il pontile nel ricordo di un ex pilota del porto

Pontile di Vigneria, immagine di repertorio

L'ex pilota del porto Vittorio Falanca racconta i giorni in cui, dopo un'analoga mareggiata, il pontile di Vigneria fu ricostruito in tempi record



RIO — Dopo che le immagini del crollo del pontile di caricazione di Vigneria a Rio Marina hanno fatto il giro del web e dei social, ci ha scritto Vittorio G. Falanca, ex pilota del porto, per ricordare alcuni aspetti dell'attività mineraria e marittima legata ad esso. Il pontile che oggi è andato perduto, simbolo della storia mineraria elbana, era stato ricostruito per l'ultima volta dopo una mareggiata del 1979.

"Sembra l’immagine dell’agonia di un indomito dinosauro che, non volendo arrendersi alla sua improcrastinabile fine già da tempo diagnosticata con certezza, cerca di lottare inutilmente, in questa domenica 28 ottobre 2018, contro gli scatenati e indomabili elementi della natura.

È l’ultimo pontile di Vigneria, realizzato a tempi record dalle maestranze della Società delle miniere riesi dopo il crollo, in analoghe condizioni, della precedente struttura sostenuta da rotaie conficcate nel fondo e protesa verso il largo sino a raggiungere una profondità superiore a m. 6 utile all’ormeggio di navi con portata fino a 8.000 tonnellate.

Saranno in molti a Rio ed altrove a rispolverare con commozione in questo momento vecchi ricordi legati a questo intreccio di acciai, cavi elettrici, motori, quadro comandi, tramogge e bascule che, nella sua essenzialità mirante alla sola operatività funzionale, dava anche mostra di una linea armonica ed elegante quasi a pretendere una sorta di rispetto da chi vi operava.

Conducenti di camion, motopalisti, operatori al nastro mobile, pesatori, elettricisti, meccanici e tutte le altre maestranze che dall’officina e dagli uffici direttamente o indirettamente rendevano possibile la caricazione e l’esportazione dei prodotti della miniera, essi hanno il merito di aver fatto vivere l’attività estrattiva, e con essa tante famiglie, sino al momento della definitiva chiusura.

Per conto mio i ricordi sono legati soprattutto all’aspetto nautico del lavoro, dalle manovre di ormeggio con tempo buono svolte in tranquillità quasi rilassante, a quelle di rapido, talvolta rocambolesco, disormeggio e fuga a causa dell’improvviso peggioramento delle condizioni meteo, alla determinante collaborazione degli addetti alla motobarca: ex marittimi esperti, affidabili, coraggiosi che non si peritavano di avvicinarsi rischiosamente alle boe con mare mosso per agganciare o sganciare i lunghi cavi inviati dalla nave, o di andare a ricuperare contro i frangenti il pilota appeso alla biscaglina per riportarlo in sicurezza a terra.

È scomparso definitivamente un simbolo dell’ultimo periodo di un’era iniziata alcuni millenni or sono, della quale restano per fortuna, a beneficio della cultura e del turismo, numerosi reperti, rovine, attrezzature trasformate in monumenti ed intere aree minerarie visitabili da studiosi o semplici curiosi". 


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