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Politica venerdì 01 maggio 2020 ore 08:00

Spiagge libere e cittadini responsabili

spiaggia di Lacona
Foto di repertorio

Rifondazione Comunista Elba rifiuta l'ipotesi di privatizzare ulteriormente le spiagge dell'Isola e spiega quale sia la sua proposta



PORTOFERRAIO — "Non è ancora chiaro se e con quali modalità i cittadini residenti ed i turisti potranno accedere alle spiagge durante la stagione balneare, ma già si profila il pericolo che l’epidemia del Covid-19 sia utilizzata per realizzare ulteriori privatizzazioni del demanio marittimo". 

Ad esprimere preoccupazione sull'accessibilità delle spiagge dell'Isola d'Elba è Il Circolo di Rifondazione Comunista "U.Lupi".

"Occorre premettere che già adesso le occupazioni delle spiagge da parte degli operatori privati appaiono eccessive a causa del rilascio di troppe concessioni e autorizzazioni. - proseguono dal Circolo - Le scelte operate in tal senso dalle varie amministrazioni comunali, ispirate sovente da ragioni di consenso elettorale più che da principi di corretto uso dei beni demaniali, contrastano con le ragioni di pubblico interesse. In primo luogo deve essere assicurato a tutti i cittadini il libero accesso al mare e la fruizione degli arenili senza alcun obbligo di pagamento. In secondo luogo l’indiscriminata privatizzazione della costa è causa di disaffezione da parte dei turisti".

"Il fascino dell’Isola d’Elba - aggiungono - è sempre stato quello di disporre di un elevato numero di spiagge libere, quasi tutte di piccole dimensioni, incastonate in un ambiente di grande pregio naturale e paesaggistico. Il proliferare di occupazioni demaniali ha finito per snaturare il turismo all’Elba ed ha fatto disaffezionare molti abituali frequentatori. Tra il parcheggio per l’autoveicolo, il cui uso deriva anche dalle carenze croniche del trasporto pubblico ed il costo per il noleggio di una sdraio e di un ombrellone una normale famiglia, poco importa se residente o vacanziera, deve sborsare decine di euro per poche ore di mare". 

"Per questo siamo fermamente contrari ad ogni proposta che miri ad allargare l’ampiezza delle attuali occupazioni demaniali con il pretesto di garantire un adeguato distanziamento degli utenti delle strutture private, andando così ulteriormente a restringere gli spazi liberi, già largamente insufficienti. E’ vero che simili proposte vengono formulate adesso come soluzioni transitorie dettate dall'emergenza sanitaria, ma è anche vero che certi diritti o privilegi, una volta ottenuti sono difficili da eliminare e che in Italia nulla è più stabile e definitivo di ciò che viene inizialmente previsto come provvisorio". 

"Semmai il problema di una regolamentazione degli accessi sulle spiagge al fine di evitare eccessivi assembramenti in questa situazione di crisi sanitaria, potrebbe essere risolto, oltre che con la corretta informazione e responsabilizzazione dei cittadini, con il coinvolgimento delle associazioni di volontariato e con la predisposizione da parte delle amministrazioni di appositi P.U.C. (Progetti Utili alla Comunità) utili anche per coloro che si trovano in stato di disoccupazione. Il mare e le spiagge sono beni pubblici della comunità e tali devono restare".


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