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Cronaca lunedì 04 aprile 2016 ore 15:09

"Offese e minacce a mia madre"

L'avvocato Cesarina Barghini

Perla Azzurra Buonaccorsi, figlia dell'avvocato Cesarina Barghini, denuncia le offese e le minacce ricevute dalla madre per la difesa di Fausta Bonino



PORTOFERRAIO — "Io l'eparina in dose massiccia la somministrerei al delinquente del suo avvocato". Questo è solo uno dei commenti che girano su Facebook rivolti a Cesarina Barghini, l'avvocato incaricato della difesa di Fausta Bonino, l'infermiera accusata di aver procurato la morte di tredici persone con iniezioni letali di eparina.

Questo è il livello della discussione intorno a una scia di morti che risale al 2014 e che ha gettato nello sconforto tredici famiglie, sconvolte dall'aver appreso che quelle morti non erano dovute al fato. Questa è una storia parallela alla vicenda processuale ma che molto racconta del grado di civiltà che anima la discussione intorno ai casi di cronaca.

Altre accuse alla Barghini, in ordine sparso, vanno dalla ricerca della notorietà, allo sciacallaggio (accusa rivolta spesso anche a chi racconta questa storia), a commenti di natura estetica della cui rilevanza è difficile cogliere il senso. Un volume di offese e minacce che colpisce anche pensando al fatto che il processo stesso è ancora molto di là da venire, siamo appena alle prime fasi.

A tutto questo si è opposta Perla Azzurra Buonaccorsi, figlia dell'avvocato Barghini, che in una lunga lettera rivela come il limite della stupidità sia già spaventosamente alto: "In realtà, questo è solo uno dei tanti incommentabili commenti che cominciano a fioccare ovunque su internet, non più solo rivolti alla cliente, ma anche a mia madre, che è il suo difensore legale e fa semplicemente il suo lavoro.

Non ci si ferma più al condannare a priori una persona - scrive ancora la giovane Perla - che ancora non ha subito un processo, che non ha avuto modo di difendersi, che non è stata in grado di dire ancora una parola su tutta la faccenda: è già colpevole, è già condannata, la perizia gliel'avete già fatta voi qua sopra tra una partita di Candycrush e l'altra, è solo una pazza, una serial killer.

Io non ho mai voluto fare l'avvocato.  Non c'ho pensato manco mezza volta, nonostante sia diventata grande nei tribunali, nonostante casa mia sia sempre stata piena di codici civili e penali da quando ne ho memoria. Nonostante, da piccola, mamma mi travestisse, per carnevale, persino da magistrato, con tanto di toga e bavaglino.

Ho scelto di non fare l'avvocato. L'ho scelto perché non sarei mai stata all'altezza di questa professione. Non l'ho mai avuto, il carattere, nonostante io sia stata cresciuta da una meravigliosa donna che ne ha in abbondanza per poter fare il suo lavoro più che egregiamente".

"Ho questa mia perenne, instancabile, ingenua speranza che le persone siano in grado di ragionare con coscienza, di soppesare adeguatamente le parole, di contare fino a cento e informarsi bene prima di parlare - o scrivere - di qualcuno o qualcosa. Soprattutto se di quel qualcuno o di quel qualcosa, in particolare, non si conosce proprio un bel niente".

"Poi arrivano persone, come chi ha messo like decretando che mia mamma sia una delinquente solo per il lavoro che svolge, e che in qualche modo, per questo, meriti la morte. Mia mamma, di rimando, ci ride sopra. Mia madre ci ride sopra e invita anche me a lasciar perdere. Io proprio non ci riesco.

Non riesco a capire come si possa essere così dannatamente imbecilli da riuscire a scrivere un abominio del genere. Mi sale la rabbia, mi tremano le mani, mi scendono le lacrime dal nervoso a leggere, sentire, ascoltare le cattiverie che la gente riesce a vomitare in giro con la propria squallida frustrazione da tuttologi falliti.

Orgogliosa di te sempre, mamma".

Ci vuole coraggio a ribellarsi agli imbecilli del web che da dietro una tastiera distribuiscono auguri di morte, minacce verso chi compie il proprio lavoro incarnando il diritto costituzionalmente riconosciuto a una difesa processuale, la stessa che, detto per inciso, spetterebbe anche a loro se madre o figlia sporgessero denuncia.

Luca Lunedì
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