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Attualità giovedì 24 dicembre 2015 ore 10:52

Foraggiare i cinghiali ora è reato

Approvata dalla Camera la norma che vieta, e punisce con la reclusione, il foraggiamento degli ungulati. Soddisfazione di Legambiente



PORTOFERRAIO — Con il voto definitivo della Camera dei Deputati sul Collegato ambientale alla Legge di stabilità, è stato approvato senza modifiche il testo dell’articolo 7, che introduce disposizioni preventive, allo scopo di contenere la diffusione dei cinghiali nelle aree protette e vulnerabili, apportando anche alcune modifiche alla legge nazionale sulla caccia.

Tra le varie norme contenute nel ddl, c'è anche l'introduzione del reato di foraggiamento di cinghiali. Per i trasgressori è previsto alternativamente l'arresto da 2 a 6 mesi oppure l'ammenda da 516 ad 2.065 euro. Oltre ai cacciatori, incorreranno nelle sanzioni previste per la violazione della norma anche chi fornisce cibo ai cinghiali che si avvicinano al territorio urbano. Il rispetto della norma riguarda naturalmente anche quei supermercati, panifici e ristoranti dai quali si riforniscono i cacciatori per foraggiare i punti di pasturazione dei cinghiali con rifiuti alimentari o pane invenduto.

E’ vietato introdurre i cinghiali su tutto il territorio nazionale, ad eccezione delle zone ricomprese nelle aziende faunistico-venatorie e agri-turistico-venatorie. Sono stati però ritirati gli emendamenti che avrebbero esteso il divieto a tutto il territorio nazionale, senza alcuna eccezione. Sono invece stati bocciati due emendamenti filo-caccia: uno che voleva rimuovere il divieto di costituzione di allevamenti di cinghiali in zone vicine alle aree protette, mentre l’altro voleva semplificare le procedure previste per l’autorizzazione della caccia in deroga ai piccoli uccelli migratori.

Sarà ora di competenza del tribunale penale la pratica del foraggiamento, fino ad ora attuata dagli ambiti territoriali di caccia – ma a volte abusivamente anche da singoli cacciatori - col pretesto della dissuasione dei danni alle zone agricole: "In realtà - spiegano da Legambiente - questa pratica è attuata da diverse squadre di "cinghialai" per mantenere gli ungulati nella loro zona esclusiva, soprattutto in periodo estivo, al di fuori del Parco Nazionale e lontano dai chiusini per la cattura dei cinghiali".

"Era una misura che chiedevamo da tempo - concludono dal Cigno verde - segnalando anche casi di pasturazione abusiva e abnorme all’Elba, ma la Provincia, dopo aver vietato per un breve periodo la pasturazione, l’aveva riconsentita. Con le norme del Collegato ambientale tramonta definitivamente l’assurda idea, avanzata più volte dai cinghialai elbani, di creare una “riserva di caccia” recintata al confine del Parco per metterci i cinghiali catturati per poi permettere ai cacciatori di sparargli con comodo. Ora bisogna che tutti si impegnino a rispettare la nuova legge, a partire dai cacciatori. Invitiamo tutti a segnalare alle autorità i punti di pasturazione, che sono diventati illegali".

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