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Interviste Sabato 17 Ottobre 2026 ore 09:00
Napoleone all'Elba, le carte ritrovate
L'ingegnere Paolo Fiorillo colleziona lettere e documenti dei dieci mesi dell'Imperatore sull’Isola: dal sigillo di Pons al manifesto dello sbarco
PORTOFERRAIO — Un sigillo di ceralacca rossa, impresso su una lettera di Pons de l'Hérault, il direttore delle miniere di Rio che divenne uno dei fedelissimi di Napoleone. È soltanto uno dei documenti raccolti da Paolo Fiorillo, ingegnere di Pinerolo con casa in via dell'Oro, nel centro di Portoferraio, la strada in cui visse Mago Chiò.

Lettere
autografe dell'Imperatore, carte del generale Cambronne, il manifesto
che il 4 Maggio 1814 annunciava lo sbarco agli elbani: una ricerca
che lui stesso definisce "una sorta di ossessione" e che
racconta anche a voce, guidando le passeggiate napoleoniche della
città. 
Ingegnere, partiamo dal sigillo di Pons, che lei considera quasi una curiosità: che cosa racconta quel timbro e a chi era diretta la lettera?
"Sì, la lettera di Pons è curiosa perché conserva intatto il suo timbro in ceralacca: per un documento di duecento anni fa è quasi un miracolo. A quel tempo le lettere non viaggiavano in busta, ma semplicemente ripiegate su se stesse e chiuse con la ceralacca, sulla quale il mittente imprimeva il proprio sigillo personale. In filatelia si parla di 'prefilatelica', perché i francobolli non esistevano ancora: sarebbero arrivati soltanto più tardi, intorno al 1840. Questa lettera non è datata ed è indirizzata a un amico, un anonimo Auguste Favrel. L'altro elemento di interesse è la firma, inconfondibile, dell'amato direttore delle miniere di quell'indimenticabile 1814".
Lei parla di "ossessione": come nasce il suo legame con l'Elba e con i mesi dell'esilio?
"Risale a parecchio tempo fa. Misi piede sull'isola la prima volta da ragazzino, un giorno di Luglio del 1982, con i miei genitori. Eravamo in vacanza a Follonica e decidemmo di fare una gita in giornata all'Elba. Insistetti per dedicare una parte del poco tempo a disposizione alla residenza di San Martino: fu amore a prima vista! Conservo ancora la statuina dell'Imperatore a cavallo comprata in quell'occasione. Il primo documento autografo di Napoleone lo acquistai molti anni dopo, nel 2001, per la nascita del mio primogenito Lorenzo: volevo qualcosa di unico e importante che ricordasse quell'evento. Quella lettera fu lo stimolo per approfondire la storia del personaggio, che fino ad allora conoscevo soltanto superficialmente. Da allora ho raccolto centinaia di libri, stampe e documenti, prima generici, poi sempre più specifici sul periodo elbano. Questa passione mi ha riportato qui sempre più spesso: dal 2003 vi trascorro ininterrottamente le mie vacanze e ho finito per comprare casa nel centro storico di Portoferraio, città meravigliosa dove torno appena posso per ritrovare tanti carissimi amici".

Quanto alla ricerca dei documenti?
"Oggi internet la facilita molto. Oltre ai siti più conosciuti, come eBay, ce ne sono altri di aste online, molto più sicuri e specialistici, soprattutto francesi, che monitoro ogni giorno. La mia ricerca non mira più soltanto all'acquisto e al collezionismo, ma soprattutto ad approfondire la storia di questo straordinario periodo dell'epopea napoleonica, a torto considerato minore e spesso liquidato in poche pagine nei grandi testi sull'Imperatore. Fu invece un periodo cruciale, una vera cerniera nella storia mondiale: ciò che accadeva sullo scoglio poteva cambiare i destini del mondo intero".
Un esempio?
"La notte tra l'11 e il 12 Gennaio 1815 il brigantino Inconstant, la nave ammiraglia che avrebbe poi riportato Napoleone in Francia, rischiò di naufragare. Lo salvò l'abilità del comandante in seconda, un certo Jean Mathieu Alexandre Sarri, nome praticamente sconosciuto alla grande storia, che riuscì a evitare che lo scafo si sfracellasse contro gli scogli e lo portò ad arenarsi sulla spiaggia di Bagnaia. Napoleone fu svegliato dai colpi di cannone sparati dal brick nel disperato tentativo di chiedere aiuto e si precipitò subito a cavallo sulla spiaggia per rendersi conto dei danni. La decisione di lasciare l'isola era già stata presa, anche se la data non era ancora fissata, ma una cosa era certa: senza l'Inconstant non si sarebbe potuto andare da nessuna parte. Che cosa sarebbe successo se quella notte fosse andata diversamente? A proposito: le cronache narrano che in quell'occasione l'Inconstant perse una delle sue ancore. Ho sperato che fosse quella ritrovata nel mare di Portoferraio ed esposta al Molo Elba, ma purtroppo le dimensioni non sono compatibili con quelle del brigantino dell'Imperatore".
Prossimi obiettivi, ingegner Fiorillo?
"Ora che ho raccolto buona parte delle informazioni reperibili in lingua italiana su quel periodo, sono passato alla letteratura francese, e anche qui la tecnologia mi è fondamentale per la traduzione. Devo dire che è stato piacevole scoprire quante testimonianze abbiano lasciato le persone che accompagnarono l'Imperatore in esilio: memorie mai tradotte nella nostra lingua e quindi sconosciute ai più. Informazioni che amo definire 'di prima mano', non ancora filtrate e in qualche modo interpretate dagli storici. L'obiettivo è riordinarle, dar loro corpo e, perché no, condividerle con gli appassionati. Spero che l'amicizia nata di recente con il professor Luigi Mascilli Migliorini, presidente del Centro Nazionale di Studi Napoleonici e Storia dell'Elba, a cui tengo tanto, possa fare da volano".

Napoleone che autorizza sei camini per la sua scorta, sopra l'alloggio di Cambronne al Forte Stella: che cosa rivela dell'Imperatore questa attenzione al dettaglio?
"Lei si riferisce a una bellissima lettera scritta a Portoferraio il 19 Ottobre 1814. Contiene la richiesta del generale Drouot, il 'saggio della Grande Armée', governatore dell'Elba e fedelissimo dell'Imperatore, di autorizzare la costruzione di sei camini nell'alloggio della scorta, al di sopra di quello del generale Cambronne. Ogni spesa andava approvata da Napoleone, che già in Ottobre si trovava in difficoltà economiche. Drouot aggiunge infatti: 'Devo far osservare a Vostra Maestà che i fondi assegnati dal bilancio per le spese di casermaggio sono interamente esauriti'. L'Imperatore risponde sulla lettera stessa: 'Accordé. Faire faire', cioè 'Concesso. Si faccia eseguire'. Il documento è importante perché mostra la sua attenzione verso i soldati: nonostante i fondi siano finiti, la spesa viene comunque autorizzata. La scorta era l'élite della sua Guardia e lui non poteva farne a meno. Allo stesso tempo la lettera rivela le difficoltà economiche sull'isola, legate soprattutto al fatto che Luigi XVIII non rispettò mai l'articolo 3 del trattato di Fontainebleau, che prevedeva per l'esule una rendita annua di due milioni di franchi: uno dei motivi principali che lo avrebbero spinto a lasciare l'Elba".

Dalla lettera di Cambronne a Étienne Laborde è nato un suo studio: chi era Laborde e perché l'isola lo ha dimenticato?
"Anni fa cercavo un autografo del generale Cambronne, la cui firma è piuttosto rara, finché ne ho trovato uno da un antiquario belga. È una lettera scritta in piena Restaurazione, spedita da Nantes il 20 Maggio 1818 (del sigillo in ceralacca resta soltanto l'ombra) e indirizzata a un vecchio compagno d'armi, il maggiore Étienne Laborde. Non conoscevo ancora il personaggio e non pensavo che anche questo documento mi avrebbe riportato al periodo elbano. Facendo ricerche ho scoperto che Laborde fu anche lui compagno d'esilio dell'Imperatore, e per di più l'uomo inviato proprio da Cambronne ad annunciare a Napoleone l'imminente arrivo della sua Guardia sull'isola. Laborde ha lasciato memorie su quei mesi, a quanto mi risulta mai tradotte in italiano, ricche di aneddoti e informazioni interessanti: la descrizione del suo incontro con l'Imperatore sulla terrazza dei Mulini è da brividi. Ho avuto occasione di esporre la lettera, insieme a un piccolo estratto del mio studio, durante il convegno 'Le rotte mediterranee di Napoleone', al Teatro dei Vigilanti di Portoferraio, nel Maggio napoleonico del 2025. Bellissima, infine, l'insolita chiusa: 'Amitié éternelle', eterna amicizia."
La lettera scritta dalla Madonna del Monte è il pezzo a cui tiene di più: che cosa contiene e come l'ha trovata?
"Secondo il Mellini, Napoleone si ritirò al romitorio della Madonna del Monte dal 23 Agosto al 5 Settembre 1814; altre fonti fissano il ritorno a Portoferraio già al 4 Settembre. È uno dei luoghi dell'isola che amo di più: ha un non so che di magico, forse perché da allora è cambiato davvero poco (so per certo che la chiesa all'epoca non aveva ancora il campanile), e passeggiando sotto i castagni è facile immaginare di imbattersi nella tenda dell'Imperatore o nella piccola corte al suo seguito. La lettera è catalogata nella 'Correspondance générale' pubblicata dalla Fondation Napoléon, tomo quindicesimo, al numero 38827. L'ho trovata in vendita in uno storico negozio di antiquariato nel cuore di Torino, Il Cartiglio di via Po. È datata 27 Agosto 1814, cinque giorni prima dell'arrivo a Portoferraio della contessa Maria Walewska, che fu subito condotta, lontano da occhi indiscreti, proprio alla Madonna del Monte per incontrare Napoleone in totale segretezza: l'Imperatore non voleva che si sapesse, per non incrinare i rapporti con il suocero, l'imperatore d'Austria Francesco I. Nella lettera, indirizzata al generale Bertrand, Napoleone chiede informazioni sull'ufficiale polacco inviato presso l'Imperatrice. Sono convinto che in realtà, già alla Madonna del Monte in attesa della contessa Walewska, chiedesse a Bertrand, rimasto a Portoferraio per accoglierla, notizie del colonnello polacco Teodor Łączyński, fratello di lei e suo accompagnatore nel viaggio verso l'isola. Un'altra particolarità: sul retro compaiono alcune righe scritte e poi rese illeggibili. Segno che l'Imperatore faceva economia anche sulla carta, riutilizzando fogli già scritti; a meno che quelle righe non fossero un segnale concordato con il destinatario per riconoscere i messaggi in codice. Chissà!"
Del manifesto del 4 Maggio 1814 sarebbero state stampate una dozzina di copie: come è arrivata a lei una di queste?
"Il piccolo manifesto fu scritto dal viceprefetto Balbiani e stampato, come tutti i proclami di quel periodo, dalla tipografia Broglia di Portoferraio. Per me è un pezzo d'eccezione, perché fu davvero un testimone diretto dell'arrivo dell'Imperatore, quel mercoledì 4 Maggio 1814. Lo avevo visto riprodotto nel libro del Daddi 'La Petite Armée' e, sapendolo rarissimo, sognavo di vederne un giorno un originale. Rimasi incredulo quando lo trovai in vendita da un antiquario di Roma".
Esistono ancora testimonianze mai tradotte o mai pubblicate? E vedremo un giorno queste carte esposte a Portoferraio, magari nei musei napoleonici?
"Molte testimonianze su Napoleone sono state pubblicate di recente. Voglio essere ottimista e sperare che esistano ancora manoscritti in attesa di essere scoperti, magari proprio sul primo esilio, anche se sappiamo che gran parte della corrispondenza 'segreta' dell'Imperatore finì in cenere nel caminetto dei Mulini il giorno prima della partenza. Sono certo che il soggiorno elbano meriti maggiore attenzione da parte di studiosi e appassionati: nei saggi storici si leggono sempre le stesse cose e gli approfondimenti restano argomento di nicchia. L'Elba è importante perché qui Napoleone ritrova un ambiente raccolto, familiare, molto simile a quello della sua infanzia nella vicina Corsica. Inizia a scrivere le proprie memorie e, dopo anni tumultuosi, riscopre una quotidianità dimenticata: sono convinto che ritrovi se stesso. Forse dovrebbe essere proprio l'Elba, per prima, a promuovere la riscoperta dei luoghi e delle vicende di quei 298 giorni in cui gli occhi del mondo erano puntati su Portoferraio. Giorni che l'hanno cambiata per sempre, rendendola forse il più piccolo impero del mondo. Del resto il motto era 'Ubi Napoleo, ibi imperium'".
Letizia Cini
© Riproduzione riservata
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