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Cronaca sabato 14 novembre 2015 ore 12:45

Un elbano a Parigi racconta l'orrore

Gianluca e Alessandra sono due elbani in vacanza a Parigi in questo momento e descrivono una città sotto choc: "C'è sangue ovunque per le strade"



PORTO AZZURRO — La Parigi che non si sarebbero mai aspettati di vedere: sangue per le strade, abiti e scarpe abbandonate da chi solo poche ore fa fuggiva dalle bestie assassine, militari dai volti tesi a presidiare ogni metro quadro della città simbolo di libertà, uguaglianza e fratellanza. No, non era questa la Parigi che Gianluca e Alessandra sognavano di vivere. 

Partiti come milioni di altre giovani coppie per passare un fine settimana nella città più romantica del mondo si sono trovati a percorrere strade e piazze il cui incanto è stato spazzato via nella notte da raffiche di mitra e bombe e disperazione. Non ci sono più i corpi per le strade ma c'è tutto il resto: le sirene delle ambulanze e le grida di aiuto hanno lasciato spazio a un silenzio assoluto "che rende tutto questo ancora più irreale".

Sono partiti da Porto Azzurro giovedì scorso e torneranno martedì, nel mezzo una notte che non dimenticheranno: "Il nostro albergo è a La Chapel, a cinque chilometri dal centro. Avevamo deciso di restare in camera per riposare ma avremmo potuto esserci anche noi là in mezzo - racconta Gianluca - volevamo andare a vedere quella partita (l'amichevole Francia - Germania dove due attentatori si sono fatti esplodere e un terzo ha piazzato un'altra bomba, ndr) appena abbiamo saputo abbiamo chiamato le nostre famiglie per rassicurare tutti che stavamo bene e abbiamo seguito le notizie via internet".

128 i morti finora accertati, 250 i feriti di cui molti in modo grave e Gianluca e Alessandra hanno deciso di voler aiutare quel popolo sfregiato dalla violenza: "Stiamo andando a donare il sangue - ci raccontano - vogliamo aiutare per quello che possiamo. Siamo andati nella zona del Bataclan dove hanno allestito un ospedale da campo ma ci hanno detto di andare in un altro ospedale vicino alla Tour Eiffel dove c'è più necessità".

Il Bataclan appunto: la sala concerti dove la violenza ha raggiunto l'abisso più profondo. Secondo le ricostruzioni sono stati almeno tre i terroristi che sono entrati mentre una band eseguiva il proprio concerto e hanno cominciato a sparare sulla folla per molti lunghi minuti. Non contenti hanno preso cento ostaggi e li hanno freddati uno a uno prima che le forze speciali francesi potessero entrare per risolvere la situazione.

"C'è sangue ovunque, per strada, sui muri, è una scena incredibile - continua Gianluca - lungo le strade che portano qui ci sono scarpe e vestiti abbandonati da chi fuggiva. Le fermate della metro sono bloccate per chilometri qua intorno. L'esercito è dappertutto ma la situazione è abbastanza tranquilla, lasciano circolare ma si vede che sono tesi. Forse è questa la cosa che spaventa di più: fosse successo in Italia probabilmente ci sarebbe più confusione per le strade".

Proprio in quei pochi chilometri quadri si terrà domani una manifestazione di solidarietà per ricordare le vittime e condannare l'orrore: "E noi ci saremo, vogliamo andare a portare la nostra testimonianza. In realtà vorremmo fare di più ma non sappiamo ancora cosa".

Gianluca e Alessandra arrivano all'ospedale dove doneranno il loro sangue per aiutare chi è caduto sotto la mano della follia omicida e in questo momento sta lottando per la vita. Ecco, a noi sembra che stiano facendo davvero tanto e li aspettiamo con gratitudine.

Luca Lunedì
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