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Cultura sabato 26 dicembre 2015 ore 16:09

Zecchini replica a Cambi: "E le prove?"

Si riaccende le scontro accademico fra i due studiosi sulla villa romana di San Giovanni: ""



MARCIANA — "Caro Prof. Cambi,

nella sua risposta apparentemente paciosa spuntano, sottolineati da termini come livori e rancore, esempi di nervosismo che non hanno ragione di essere". 

E' questa l'introduzione della risposta che lo studioso Michelangelo Zecchini riserva al collega Franco Cambi andando a rinverdire la disputa archeologica sulla presenza di personaggi del calibro di Ovidio sulle sponde elbane e sull'appartenenza della villa romana di San Giovanni e il suo collegamento con quella poco distante delle Grotte.

"Forse le è sfuggito il vero scopo del mio intervento - continua Zecchini - che è questo: porre domande per ottenere dati probanti su una ricostruzione storica che, in modo non convincente, ha permesso a lei e ad altri di far approdare all’Elba personaggi di primo piano della Roma augustea come Valerio Messalla Corvino e Publio Ovidio Nasone. Così si legge, oltre che in saggi specialistici, in decine e decine di articoli su internet. A me, al riguardo, è sorto più di un dubbio e lo ho esternato in maniera documentata. Ma le mie critiche aperte e costruttive, volte ad aprire una discussione scientifica e a fugare quei dubbi nell’interesse della collettività, non devono essere confuse con le insinuazioni di bassa lega adottate da chi ha respirato in modo deviato l’aria delle sacrestie".

"Qualora venga dimostrato che un grande generale/mecenate delle arti (Messalla) e un altrettanto grande poeta (Ovidio) hanno dato lustro, circa duemila anni fa, alla nostra isola, sarò il primo ad esultare. Ma per ora non è così - ribadisce Zecchini - allo stato attuale delle ricerche si tratta solo di congetture, come hanno giustamente titolato alcuni giornali".

"Né mi persuade, professore chiarissimo - incalza lo studioso - un suo ragionamento di tipo assiomatico: “questa ipotesi (le Grotte in proprietà di Messalla, ndr.) è stata approvata e validata da numerosi colleghi storici e archeologi molto importanti … docenti in prestigiosi Atenei italiani e stranieri, in sedi e riviste scientifiche di altrettanto prestigio…”. Non funziona così: se tale ipotesi risultasse errata, l’errore rimarrebbe anche con l’avallo di qualsiasi luminare. Le faccio un esempio terra terra, ma pertinente. Proprio all’Elba a metà degli anni Novanta, fu scritto che Ovidio fu mandato in esilio. Lo stesso ritornello, sbagliato perché Ovidiò subì la pena della relegatio e non dell’exilium (lo dice lui stesso, più volte, nei Tristia) fu replicato da qualificati archeologi (se lo desidera farò nomi e cognomi, compreso il suo) nel 1996, nel 1997, nel 2001, nel 2006, nel 2014, nel 2015. Le ripetute validazioni, evidentemente, non sono servite a estinguere l’errore, anzi lo hanno potenziato".

Zecchini poi attacca di fioretto: "Meno che mai mi convince la sua allusione ai tempi mitici (i miei), ormai superati. A parte il fatto che l’ultimo scavo da me diretto (guarda caso in due fattorie romane), con la collaborazione di colleghi della New York University e della North Carolina University, risale al 2008 – anno, se non erro, molto vicino ai ‘suoi’ tempi –, la richiesta che le ho rivolto, tanto elementare quanto essenziale, fa parte della metodologia archeologica da sempre: fornisca le prove".

"Tali non sono quelle che lei cita: alle Grotte non esiste alcun bollo riferibile a Messalla Corvino perché la lettura giusta di quel bollo è CORIMBI, che con i Messalla non c’entra niente. E il bollo del servo (o liberto) HERMIA, trovato su due dolia di S. Giovanni, ai fini dell’attribuzione di proprietà vale poco o nulla. Non mi dilungo per non annoiare i lettori. Le mie profonde perplessità potrà leggerle, in modo dettagliato, in una sede più appropriata".

"Su una cosa, professore, siamo d’accordo - conviene - va riconosciuto l’appassionato contributo volontario dato da tanti giovani alla ricerca. Per loro, tanto di cappello".


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