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Politica Lunedì 16 Febbraio 2026 ore 12:00

"Uniamoci per il Comune unico dell'Elba"

Stefano Martinenghi, per il Comitato Elba in Comune, torna alla carica con la proposta di fusione dei 7 Comuni elbani, già bocciata da un referendum



ISOLA D'ELBA — "Caro De Rosas, ho letto un po' perplesso, considerati il tuo buonsenso e intelligenza politica, la tua adesione alla proposta di reintrodurre all'Elba l'Unione dei Comuni".

Stefano Martinenghi, in rappresentanza di Elba in Comune, per la fusione dei 7 Comuni elbani, replica a Simone De Rosas, segretario Pd Val di Cornia Elba.

"Mi permetto di ricordare che la precedente Unione dei Comuni fu commissariata e nel 2012 posta in liquidazione dalla Regione per i molti milioni di euro di debiti da malagestione accumulati tra costi e contenziosi, che poi furono accollati pro quota agli allora otto Comuni. - prosegue Martinenghi - Dunque che senso avrebbe riproporla? A parte questa considerazione di carattere storico, si tratterebbe della solita soluzione politica al ribasso, che consentirebbe ai Comuni di spartirsi i noccioli di qualche risparmio di bilancio con zero benefici per la comunità elbana.
Quanto al referendum sul Comune Unico del 2012, hai ricordato che prevalsero i no, ma perchè era un proposta di legge mal concepita, che avrebbe consegnato il potere al Comune più popoloso, Portoferraio, trasformando gli altri in periferie. Gli Elbani, inizialmente favorevoli, poi lo capirono e votarono di conseguenza".

"Com'è noto, nel 2021 noi di "Elba in Comune" abbiamo redatto una nuova proposta di legge di fusione dei Comuni nel Comune dell'Elba, - prosegue Martinenghi - che prevede che gli attuali sette si trasformino in Municipalità come nelle citta' metropolitane e come tali conservino gli attuali dipendenti, Municipi e bilanci, ed eleggano il cosiddetto "Sindachino" e un (ridotto) consiglio di Municipalità, con rappresentanti eletti nel Consiglio Comunale, come prevede la Legge Del Rio".


"Nessuna prevaricazione, nessuna periferia, solo ricchi finanziamenti europei e tanta autonomia per un nuovo sviluppo economico e sociale elbano. Perchè l'obbiettivo principale del Comune dell'Elba, con circa 32.000 abitanti, è superare la barriera dei 30.000 che impedisce ad un Comune di accedere autonomamente ai multimilionari Fondi Europei Strutturali Regionali (FESR), senza passare dalla Regione ed anzi invitandola a partecipare congiuntamente ai singoli bandi a beneficio di tutti".

"E di progetti infrastrutturali finanziabili con i milioni Fesr per ammodernare l'Elba ce ne sarebbero parecchi, prima fra tutti l'ampliamento dell'aeroporto che ci spalancherebbe le porte del mondo, poi una linea aerea locale, i porti, l'ospedale....e mi fermo. - aggiunge - Non è fantasia, è realtà, a volerla e saperla cogliere. Il Governatore Giani che, piaccia o no, è persona colta e intelligente, mi espresse il suo parere favorevole - e me l'ha ribadito - dopo avere verificato nei suoi comizi elettorali all'Elba che fra gli intervenuti i piu' erano favorevoli. Quindi la Regione dichiarò procedibile la nostra proposta di legge da sottoporre a referendum e la stampò a sue spese sui moduli per la raccolta firme, che iniziammo. Tuttavia i consiglieri comunali di ogni schieramento si rifiutarono di autenticare le firme apposte dai cittadini sui moduli e così impedirono lo svolgimento del nuovo referendum".

"E' stato il punto più basso toccato dalla politica elbana, - aggiunge Martinenghi - ma da questa occorre ripartire per tornare a volare alto per il bene dell'Elba. Ti propongo dunque di verificare in Regione quanto riferitomi informalmente da alcuni consiglieri: 1) che ripresentando la proposta di legge già dichiarata procedibile e stampata sui moduli si riaprono i termini della raccolta firme; 2) che se tale ripresentazione avrà in calce le firme delle associazioni di categoria elbane la Regione si renderà parte attiva per il buon esito dell'iniziativa".

"Effettuato tale accertamento si tratterà di individuare in ogni Comune i consiglieri disponibili ad autenticare le firme sui moduli, ma se l'iniziativa sarà "bipartisan" non credo sarà un problema. Che ne dici?"

A stretto giro di social, su Facebook, è arrivata una prima risposta di De Rosas.

"Caro Stefano, ti ringrazio intanto del post e dei complimenti. Io sono un pragmatico, certo come alcuni politici sogno anche molto in grande ma poi cerco sempre di stare coi piedi per terra e di trovare risposte concrete che possano risolvere i problemi delle persone. - scrive il segretario Pd Val di Cornia Elba - In particolare della mia isola che considero casa. Solo poche considerazioni perché su fb non si può fare meglio ma sono ovviamente disponibile a vederci, come abbiamo già fatto, e a confrontarmi".

"Alcune considerazioni per dire che l’unione dei comuni disciplinata dalla 56/2014 non è esattamente un passatempo volontario dal quale si entra e si esce a seconda della giornata. - prosegue De Rosas - È un’istituzione che viene istituita (perdona il gioco di parole) con delibere di Consiglio comunale di tutti gli aderenti e che assume funzioni un po’ sul modello delle città metropolitane. Una volta fatta uscirne è senza dubbio possibile, così come si può uscire da qualsiasi aggregazione istituzionale ma non è certo un fatto banale. Richiede nuovi passaggi formali e una giustificazione politica di rilievo. Almeno penso, per il valore che attribuisco io alle istituzioni".

"Per il resto, cioè per la parte più concreta: ci sono molte Unioni dei comuni che fanno esattamente quello che scrivi e cioè lavorano insieme, progettano insieme e vanno a prendere soldi da Regione, Stato, Europa con progetti collettivi che ormai sono la base per vincere bandi. - spiega De Rosas - Quasi nessun bando assegna risorse (se non risibili) a un singolo piccolo Comune. Fatte salve le salvaguardie per aree interne e piccoli borghi ma non sono progetti in grado di invertire la tendenza dell’isola. Quello di cui c’è bisogno. Posso senz’altro verificare le cose che hai scritto e so bene che ci sono molte persone favorevoli al comune unico, più del 2012".

"Quindi quello che ho detto è: apriamo una discussione laica su come l’Elba può riorganizzarsi per prendersi cura dei suoi cittadini e dei tanti ospiti che ci raggiungono ogni anno e poi vediamo dove si arriva. Io sono abituato a fare così, mi interessa il merito più che il contenitore", conclude De Rosas.


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