Cultura Domenica 28 Giugno 2026 ore 09:29
Etruschi all'Elba, nuova lente sulla statuetta

Alessandro Canestrelli ha evidenziato alcuni passaggi del libro di Ilaria Monti e Michelangelo Zecchini
ISOLA D'ELBA — Nell’Aprile 2026, Ilaria Monti e Michelangelo Zecchini hanno pubblicato "Gli Etruschi dell'Elba. Una nuova lettura" composto da 241 pagine e da un altrettanto cospicuo numero di immagini, foto e descrizioni topografiche. Monti e Zecchini sono due studiosi che non sono nuovi a voler cambiare la percezione della storia dell’isola dell’Elba in relazione al periodo etrusco e che hanno analizzato profondamente le relazioni che questo straordinario popolo delle nostre origini ha avuto con i popoli italici e con i grandi navigatori del Mediterraneo. A parlare di questo libro è Alessandro Canestrelli che ne consiglia la lettura ed evidenzia una novità per un bronzetto scoperto all'Elba.
"Un caso emblematico analizzato nel testo - ha commentato - è il sito di Monte Castello di Procchio: l'impianto monumentale, la divisione su più livelli e la tipologia di materiali ritrovati spingono Monti e Zecchini a ridefinirlo non come un fortino, ma come un complesso aristocratico di alto livello, adibito a funzioni gestionali, di rappresentanza e persino di genere cultuale. Anche altri argomenti narrati e descritti sono esatti: il sistema difensivo del Monte Capanne e la sua funzione strategica". Il monte infatti con il Monte Catino, il Masso d'Aquila, Le Mure e il Masso alla Quarta erano torri di controllo naturali sul Tirreno.
"Un secondo aspetto analizzato era la funzione di un vero e proprio sbarramento anti-Focese: la fondazione di Alalia in Corsica da parte dei profughi greci di Focea (circa 565 a.C.) creò una forte pressione commerciale e piratesca e, come riferito, queste fortezze del Capanne permettevano agli Etruschi dell’Elba di intercettare tempestivamente le navi greche che tentavano di infiltrarsi nel canale. - ha proseguito - Una terza funzione anch’essa strategica era la Protezione del monopolio del ferro: l'Elba era la cassaforte metallurgica del Tirreno e il citato sistema d'altura fungeva da scudo militare, impedendo incursioni nemiche, proteggendo i convogli di navi cariche di minerale grezzo e di prodotti lavorati dirette a settentrione e a meridione del Tirreno".
Posta una lente sulla scultura (in foto), ritenuto il primo oggetto in assoluto proveniente dall'Etruria a entrare nelle collezioni borboniche di Napoli.
"Tuttavia, la storiografia ufficiale ha perpetuato errori sia sulla datazione del ritrovamento sia sulla sua esatta provenienza geografica. Grazie a una rigorosa ricerca condotta sui documenti d'archivio, gli autori hanno finalmente ristabilito la verità storica. Per oltre due secoli, tutti i cataloghi e gli studi archeologici (basati sulle prime pubblicazioni degli Accademici Ercolanesi) hanno riportato il 1764 come anno della scoperta da parte di Domenico Agarini. Monti e Zecchini hanno rintracciato documenti d'archivio inediti che anticipano ufficialmente la scoperta al 1756, collocando il ritrovamento in pieno regno napoletano di Carlo di Borbone prima della sua partenza per la Spagna nel 1759 e ridefinendo i canali diplomatici e collezionistici attraverso cui il bronzo arrivò a Napoli. La vecchia tradizione archeologica localizzava la scoperta nella campagna di Le Trane-Monumenti (Portoferraio). La revisione documentale effettuata dai due autori smentisce questa ipotesi: il bronzetto proviene in realtà dalla zona alta di Rio nell'Elba, con ogni probabilità dall'area del Passo delle Panche. Lo spostamento geografico cambia radicalmente il significato del reperto. Non si trattava di un oggetto smarrito o nascosto in un retroterra costiero, bensì di un ex-voto appartenente a un luogo di culto etrusco, un tempio o un santuario d'altura, situato in un punto strategico di passaggio montano. Questa novità delinea un quadro dell'Elba etrusca ancora più complesso e capillarizzato", ha concluso.
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