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Politica martedì 09 febbraio 2016 ore 16:56

L'allarme della Regione sui piccoli comuni

Uno studio della commissione affari istituzionali della Regione dimostra che gli incentivi non funzionano e che i piccoli comuni sono in difficoltà



FIRENZE — Piccolo non è (non più) bello. Lo dice uno studio di settore della commissione affari istituzionali della Regione che i Comuni sotto i cinquemila abitanti sono quelli più in difficoltà.

I dati sono emersi da una nota informativa sull’attuazione delle politiche di settore, presentata dagli uffici consiliari alla commissione presieduta da Giacomo Bugliani (Pd). Dal 2015 in Toscana ci sono in totale 279 amministrazioni comunali, di cui 126 con popolazione inferiore ai 5mila abitanti. L’indicatore unitario del disagio (Iud), che tiene conto di variabili come l’asperità morfologica del territorio, la dimensione e la densità demografica, il tasso di popolazione anziana, il tasso di attività delle imprese, il gettito dei tributi locali, è diminuito, come pure il numero dei comuni con Iud al di sopra della media regionale.

La Regione ha messo in campo alcune misure in favore dei comuni disagiati: per garantire i servizi di prossimità è previsto un contributo massimo di 50mila euro alle unioni dei comuni. Negli anni 2013 e 2014 sono stati erogati circa 1 milione e 200 mila euro, utilizzati in gran parte per servizi di trasporto sociale integrativo.

L’utilizzo del fondo spese progettuali per la realizzazione di opere pubbliche e la redazione di piani strutturali e regolamenti urbanistici è andato progressivamente diminuendo negli anni 2013 e 2014, per poi risalire nel 2015. A fronte di una consistenza del fondo di rotazione di 2 milioni annui, nel periodo 2012-2015 sono stati erogati poco più di 1 milione e 277 mila euro. Le somme devono essere restituite entro 36 mesi dalla concessione, senza oneri a carico dei beneficiari. Tecnicamente è comunque una forma di indebitamento ed il patto di stabilità ha inciso negativamente.

Il dato che emerge è l’aumento dei comuni esclusi dal finanziamento per la mancata attivazione dell’esercizio associato delle funzioni fondamentali previsto dalla normativa. Sembra, cioè, che gli incentivi finanziari non siano sufficienti a superare le resistenze di alcune amministrazioni verso la nuova forma di gestione.

“È fondamentale che i consiglieri regionali siano messi a conoscenza della situazione di difficoltà in cui versa all’incirca la metà dei comuni della Regione, per lo più collocati in zona montana – ha sottolineato il presidente Bugliani - È, infatti, indispensabile utilizzare al meglio le risorse che la Regione può mettere a disposizione di questi enti per migliorare i servizi ed evitare, di conseguenza, lo spopolamento di queste aree”. 

La situazione elbana, anche se evidentemente non montana, rientra nella casistica: comuni piccoli, molti in situazioni di difficoltà finanziaria, ma che resistono alle fusioni e ottemperano alla forma associata delle funzioni obbligatorie peraltro in modo caotico, perdendo fondi regionali e opportunità di crescita.

Se c'era bisogno di un documento che certificasse come la frammentazione amministrativa sia dispersiva, e antieconomica, adesso c'è.


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