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Attualità giovedì 02 settembre 2021 ore 06:30

Un teschio per impedire l'accesso alla spiaggia

Il teschio è stata posto all'inizio di un sentiero che conduce alla spiaggia degli Stecchi. Legambiente: "Tentativo di privatizzare la spiaggia"



CAPOLIVERI — Un altro tentativo di chiusura e privatizzazione di una spiaggia attraverso la chiusura di un sentiero che si aggiunge ad altri in alcuni casi riusciti.

Questa volta è accaduto nella zona di Barabarca, nel Comune di Capoliveri. Lo segnala Legambiente Arcipelago Toscano sottolineando come sia "vicenda già segnalata una decina di anni fa a Legambiente Arcipelago Toscano e al Comune che però hanno avuto come effetto la definiva chiusura dei bordi del sentiero per tutta la loro lunghezza con siepe di pitosforo e rete metallica e la definitiva privatizzazione della spiaggia".

"Si tratta di una delle spiagge degli Stecchi 1, una piccola insenatura tra Barabarca e Maretto/Madonna delle Grazie che si raggiunge da un sentiero già abbastanza difficile da trovare,  - spiegano da Legambiente - semi-abbandonato e ormai quasi inghiottito dalla vegetazione, che qualcuno vorrebbe ora rendere definitivamente inaccessibile.
Intanto, anche negli ultimi anni, l’area ha continuato ad essere urbanizzata e fino alla costa, ma quest’estate all’imbocco del sentiero di accesso che porta alla spiaggia degli Stecchi 1 sono apparsi cartelli di proprietà privata con evidenti intenti dissuasivi rafforzati dall’esposizione di un teschio di un animale, come si usava in certe tribù primitive".

Legambiente aggiunge, "ci scrive un turista che si è imbattuto nella “composizione”: 'Una chiara quanto stupida minaccia e un primo evidente passo per chiudere anche questo ultimo accesso al mare'".

"Alla fine qualche escursionista marino, consapevole che l’accesso alle spiagge è garantito da una sentenza della Corte di Cassazione ribadita il 7 maggio da un’altra sentenza della stessa Cassazione che sottolinea che chi se ne rende responsabile viola all’art. 1161 del Codice della navigazione e rischia una condanna all’arresto fino a sei mesi o all’ammenda fino a 516 euro, ha strappato il cartello proprietà privata e ha buttato il teschio tra le frasche. - prosegue Legambiente - Ora lo stesso teschio utilizzato come macabra intimidazione è scomparso". 


"E’ solo l’ennesima tragicomica vicenda di privatizzazione delle spiagge elbane - sottolinea l'associazione ambientalista - che vede particolarmente esposto il territorio capoliverese, per questo Legambiente chiede all’Amministrazione Comunale di Capoliveri di mettere ordine riguardo all’accesso su coste e spiagge, di segnalare ed eventualmente riaprire i sentieri chiusi e privatizzati e di avviare una accurata manutenzione e valorizzazione della sentieristica costiera che fornisca un servizio e indicazioni precise al turismo balneare meno invasivo e impattante, intervenendo per porre fini ad eventuali abusi e prepotenze riguardanti spiagge e coste".

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