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Attualità venerdì 17 luglio 2020 ore 17:00

Capo Poro, "non si possono ampliare i manufatti"

Capo Poro

Lo ha stabilito una sentenza del Tar Toscana che dà ragione al Parco nazionale e rigetta il ricorso della proprietà. Legambiente soddisfatta



CAMPO NELL'ELBA — Il Tar Toscana  ha respinto il ricorso contro il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano per l'ampliamento dei manufatti militari presentato dalla proprietà.

Lo rende noto Legambiente Arcipelago toscano che in una nota spiega: "A Marina di Campo circola molte chiacchiere su un presunto lassismo – di solito a chiacchierare è chi non ha mai mosso un dito – del Parco Nazionale e di Legambiente (sic!) rispetto a quella che sarebbe l’imminente trasformazione in un villaggio per turisti del faro di Capo Poro e dei manufatti che lo circondano. Una questione, quella della variazione d’uso di alcuni immobili, sollevata proprio da Legambiente Arcipelago Toscano, con tanto di documentazione fotografica, in occasione del disboscamento e dell’ampiamento, apertura e tentativo di chiusura – anche con cartellonistica respingente e non autorizzata - dei sentieri che, attraversando la Zona B del Parco Nazionale, portano nell’area del faro di Capo Poro".

Il faro di capo Poro

"Mentre le voci e le le fake news circolavano, - spiega Legambiente - i carabinieri forestali intervenivano più volte in seguito alle nostre segnalazioni e il primo febbraio 2019 l’ente Parco confermava il diniego dei nulla-osta per l’intera operazione edilizia che qualcuno dava e qualcuno dà ancora per certa. Contro quei provvedimenti del Parco ha fatto ricorso al Tribunale Regionale Amministrativo della Toscana la Sviluppo Campese Ambiente Turismo Società Agricola (Scat) per chiederne l’annullamento. Il Comune di Campo nell’Elba, non si è costituito in giudizio".

"La Scat, - spiega Legambiente - già proprietaria di alcuni terreni a Galenzana, parte dei quali all’interno Parco Nazionale dell’Arcipelago, nel febbraio del 2017 aveva acquistato un altro appezzamento, confinante con l’agriturismo, sul promontorio di Capo Poro, dove ci sono anche dei resti di costruzioni militari risalenti agli anni ’30, di proprietà demaniale e dismesse nell’ambito della razionalizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato, senza che Comune e Parco esercitassero il diritto di prelazione".

"Il Tar, - aggiunge Legambiente - nella sua sentenza del 20 maggio pubblicata il 23 giugno scorso. evidenzia che 'I manufatti, classificati in demanio come unità collabenti (F/2), sono noti come “ex ricovero truppe di Capo Poro” ed “ex batteria di Capo Poro”. Anch’essi ricadono nel territorio del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano'. La Scat voleva trasformare quei manufatti, in parte interrati, per destinarli ad attività turistico-ricettiva". 

Legambiente spiega inoltre che "La sentenza del TAR si conclude evidenziando la legittimità dei provvedimenti del Parco e respinge il ricorso. Insomma, a Capo Poro non si faranno appartamenti, villette o il buen retiro che qualcuno sognava e altri davano per certo e un’altra speculazione edilizia è stata evitata grazie anche alle segnalazioni di Legambiente e soprattutto all’azione del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano che ha fatto rispettare norme e leggi".

Uno dei ruderi

"Ora - conclude Legambiente - è arrivato il momento, anche per il Comune di Campo nell’Elba, di far rispettare il diritto dei cittadini in tutta l’area del comprensorio Galenzana – Capo Poro, intervenendo per la riapertura e il ripristino della sentieristica e per rimuovere subito la segnaletica abusiva che punta a scoraggiare la fruizione di quel territorio da parte degli escursionisti e dei bagnanti". 



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