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Cronaca martedì 01 settembre 2015 ore 11:43

Arnaldi e quella morte così difficile da accettare

La famiglia Arnaldi ha diffuso una lettera firmata per avere quella verità sulla morte del padre Roberto che ancora manca. Le indagini sono in corso



PORTOFERRAIO — Il dolore di una perdita non può trovare sollievo in una fredda carta burocratica, ma la sete di verità sì. E' quella che cerca la famiglia Arnaldi dopo la scomparsa del padre, Roberto, avvenuta ormai dieci mesi fa e sulla quale c'è ancora qualche ombra.

Abbiamo cercato di fare luce sulla vicenda e dalle poche informazioni che filtrano, stante un'indagine della magistratura in corso e il conseguente riserbo degli inquirenti sulla faccenda, pare che il quadro clinico di Roberto Arnaldi fosse già grave al momento del ricovero

Fonti ospedaliere parlano infatti di un'estesa occlusione delle arterie intestinali che ha poi provocato l'ischemia che gli è stata fatale. Una volta operato a Portoferraio il paziente necessitava di una rianimazione che all'Elba non c'è, e fu quindi portato al presidio piombinese dove, a quanto riferito, poco rimaneva da fare.

Il caso di Roberto Arnaldi è stato comunque portato all'attenzione del Gruppo regionale per il rischio clinico affinchè sia svolta un'indagine interna per accertare le eventuali responsabilità mediche e procedimentali.

Di seguito la lettera firmata della famiglia Arnaldi.

"Sono passati ormai dieci mesi da quando nostro padre, Arnaldi Roberto, è ricorso alle cure dell’ospedale di Portoferraio - scrivono dalla famiglia Arnaldi con lettera firmata - e ricoverato nel reparto chirurgico per una “banale occlusione intestinale” e portato in sala operatoria per un “intervento di 30 minuti”; queste furono le rassicuranti parole del medico allora in turno. 

Abbiamo appreso in seguito che l’occlusione intestinale non è una diagnosi, ma solo il sintomo di problemi sanitari di più svariata natura, e che possono essere anche molto gravi. Dopo sette ore di intervento chirurgico, al posto dei trenta rassicuranti minuti dichiarati, eseguito da tre chirurghi di cui uno chiamato dal proprio domicilio dopo alcune ore che nostro padre era in sala operatoria, ci venne riferito che era stato asportato 1m e 80cm di intestino per “blocco intestinale” causato dal fatto che nostro padre “non aveva masticato bene l’insalata!”. 

Fummo rassicurati circa l’esito dell’intervento! e ci venne chiesto di procurarci una pancera per alzarlo dal letto tra qualche giorno! Dopo una notte di dolori lancinanti senza che nessun medico abbia visitato nostro padre, al quale solo telefonicamente fu programmata una dose maggiore di morfina da infondere attraverso una flebo, la mattina seguente dalla ferita chirurgica cominciò a fuoriuscire un liquame nerastro che solo in seguito ci fu comunicato essere materiale fecale.

A questo punto essendo presente uno stato preagonico, nostro padre fu intubato e trasferito tramite elicottero nel reparto chirurgico di Piombino, dove i sanitari, constatata la gravità del paziente e la presenza di feci nel sacchetto di drenaggio, lo hanno operato nuovamente. 

Ci è stato poi riferito che non era stato possibile risolvere il problema, e che nostro padre non avrebbe superato la notte perché il cosiddetto blocco intestinale era legato ad una occlusione arteriosa che aveva provocato la morte di una estesa parte di intestino, e comunque sarebbe stato opportuna un’autopsia per redimere ogni dubbio. 

Nostro padre cessava di vivere dopo poche ore dal secondo intervento che abbiamo saputo essere stato solo una esplorazione a fini diagnostici. Da allora sono passati 10 mesi, e nonostante il problema sia stato posto all’attenzione dell’autorità giudiziaria, e nostro padre sottoposto ad esame autoptico al quale hanno assistito un consulente di parte nominato dall’ASL, un consulente nominato dai medici del reparto chirurgico di Portoferraio e un consulente da noi nominato, da allora non abbiamo avuto più alcun notizia.

Il tempo non lenirà il nostro dolore né la nostra determinazione per venire a conoscenza della verità in tema di diagnosi e prestazioni eseguite, ed in attesa di un intervento chiarificatore porgiamo distinti saluti".

Luca Lunedì
© Riproduzione riservata

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