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Attualità domenica 27 settembre 2020 ore 10:12

"Fallimentare la gestione dei cinghiali all'Elba"

cinghiali sulla strada
Foto di repertorio

Lo dichiara l'associazione Elba Consapevole e Italo Sapere per Confagricoltura e Consorzio dei produttori vini doc. Richieste soluzioni efficaci



ISOLA D'ELBA — "Sarà che il suo lavoro lo porta ad essere quotidianamente a contatto con la spina dorsale dell’economia:l’imprenditoria dell’isola d’Elba.Anche il fatto di non essere legato a un’Amministrazione che deve rispondere a un partito, gli consente di muoversi più liberamente. Forse la responsabilità di amministrare il comune territorialmente più esteso e boscoso dell’isola con al centro la montagna più alta dell’Arcipelago Toscano e una complessità biologica unica nel Mediterraneo, insieme ad un antico e persino antichissimo retaggio paesaggistico, agricolo e archeologico.O forse semplicemente il buon senso, hanno finalmente spinto l’Amministrazione Comunale di Marciana, con alla testa il Sindaco Simone Barbi, ad agire in nome del futuro, anziché delle prossime scadenze elettorali".

Si apre così una nota dell'associazione Elba Consapevole sul problema degli ungulati all'Elba.

"Qualcuno dirà che sono arrivati troppo tardi; altri che era meglio lasciare le cose come sono. - aggiungono da Elba Consapevole - Vorremmo far sapere a entrambe le categorie che il ruolo di chi gestisce i beni comuni è primariamente di promuovere un’economia in grado di sostenere la comunità locale non soltanto nel qui e ora, ma di permettere la stessa opportunità alle future generazioni.Paolo Ferruzzi nel suo bel libro 'Jovis, Storia di una comunità dell’Elba', ricorda che 900 anni fa, un verbale del Consiglio degli Anziani riporta come la comunità di Poggio (nel comune dell’attuale Marciana), decise di piantare 900 alberi di 'Maroni' (castagni) 'affinché le prossime generazioni abbiano di che nutrirsi durante l’inverno”.Infatti chi piantasse oggi un castagno dovrebbe aspettare molti decenni prima di coglierne i frutti, saranno i figli a farlo, ma a loro volta dovranno pensare a mantenere un’economia per i propri figli. Questa in breve è l’economia sostenibile". 

"Due settimane fa, insieme ad altre sei associazioni elbane, abbiamo inviato a tutti i sindaci e ai candidati alle elezioni regionali, la richiesta di occuparsi del futuro della nostra isola, partendo dalla tutela del patrimonio naturale e culturale, ci fa piacere constatare che questa Amministrazione si stia muovendo in questa direzione. conclude Elba Consapevole - I nostri complimenti all’Amministrazione di Marciana per aver recuperato il meglio della loro tradizione".

Su problema dei cinghiali all'Elba interviene anche  Italo Sapere, titolare di un'azienda agricola in rappresentanza di Confagricoltura e del Consorzio dei produttori di vini Doc all'Elba.

"Grande plauso al sindaco di Marciana Simone Barbi, che ha chiesto l’abolizione dell’area vocata al cinghiale all’Isola d’Elba, istituita dalla Regione Toscana su evidenti pressione dei cacciatori. La paura di perdere consensi tra le associazioni venatorie ha fatto perdere di vista la difesa dell’economia agraria e turistica e della biodiversità".

"Auguriamoci - prosegue Sapere - che i nuovi membri del Consiglio Regionale, molti dei quali rieletti, abbiano almeno il coraggio di correggere il clamoroso errore fatto, dichiarando così l’Elba 'zona non vocata' al cinghiale. In nome dell’Associazione di categoria che rappresento Confagricoltura e Consorzio dei Produttori Vini Doc dell’Elba, vorremmo prima di tutto evidenziare che le popolazioni di 'cinghiali' hanno subito nel tempo l'apporto di esemplari di maiali rinselvatichiti. La popolazione ibrida attuale, dotata di grande adattabilità e di elevata potenzialità riproduttiva, provoca danni enormi alle colture agricole, alla biodiversità ed in particolare all'assetto idrogeologico".

"Riteniamo che:- prosegue Sapere -

- all’Elba non possano coesistere aree vocate per la gestione conservativa dei cinghiali accanto a zone non vocate, sotto la tutela del Parco Nazionale, visti gli impatti che questa specie provoca su flora, agricoltura, viticoltura e non ultimo sulla sicurezza stradale;

- debba essere adeguato il contesto normativo regionale, per dare la priorità alla conservazione dell'assetto idrogeologico, alla protezione delle colture agricole ed alla protezione della biodiversità".

"Da studi fatti e pubblicati su molte riviste scientifiche - dichiara Sapere - è stato dimostrato che laddove esiste una forte pressione della caccia, la popolazione di cinghiali non diminuisce affatto, ma (sembra assurdo) aumenta la densità, aumentando l’estro e la prolificità delle femmine. Inoltre la caccia provoca la destrutturazione delle famiglie e i piccoli trovandosi soli vanno alla ricerca di cibi più facilmente reperibili, aumentando così il danno alle colture agrarie. Questo è quello che si sta verificando all’isola, dopo oltre vent’anni, se tracciamo un bilancio, dopo un costante 'prelievo' venatorio della specie, siamo arrivati oggi ad una incontrollata proliferazione sempre più insostenibile. Dobbiamo avere il coraggio di ammettere che la gestione venatoria si è rivelata fallimentare".

"L’amministrazione di Marciana - conclude Sapere - ha dimostrato coraggio, ascoltando la maggioranza degli elbani, che non vuole essere più vittima di una politica a favore di una manciata di cacciatori. Ci auguriamo che anche le altre Amministrazioni elbane perseguano concreti piani di abbattimento di questa popolazione ibrida con l'obiettivo della sua eradicazione dal territorio elbano".



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