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Attualità domenica 06 settembre 2020 ore 09:00

Uccelli migratori in passaggio sull'Elba

Nitticore in passaggio sopra la torre di Marina di Campo (foto di Antonello Marchese)

Il racconto corredato da immagini a cura dell'ornitologo Giorgio Paesani e della guida ambientale e fotografo naturalistico Antonello Marchese



CAMPO NELL'ELBA — L'isola d'Elba soprattutto nel mese di settembre è osservatorio privilegiato per osservare la migrazioni degli uccelli. A questo proposito qui di seguito pubblichiamo il racconto del passaggio di un folto gruppo di nitticore avvistate intorno alla torre di Marina di Campo.

Qui di seguito il racconto dell'ornitologo Giorgio Paesani e della guida ambientale e fotografo naturalistico Antonello Marchese.

"E' la mattina di lunedì 31 agosto e sono sul molo di Marina di Campo in attesa dell'arrivo della barca per Pianosa. Il tempo è pessimo: è il giorno in cui avrei poi fotografato il passaggio di un cupo fronte freddo sulla più piatta isola dell'Arcipelago con lo svilupparsi di un vortice nuvoloso che avrebbe quasi portato alla formazione di una tromba d'aria; piove e l'amico Luciano mi offre un riparo sotto la tettoia della simpatica imbarcazione Mickey Mouse ferma al molo. Alzo lo sguardo al cielo per scrutare il grigio delle nubi e scorgo proprio sopra l'antica torre che domina il porto uno stormo di uccelli. La prima cosa a cui penso è la migrazione in corso e decido di documentare l'evento. Purtroppo il pessimo meteo mi ha fatto lasciare a casa la macchina con il teleobiettivo e dispongo solo di una fotocamera compatta con poco “zoom” ma che fortunatamente è subacquea e quindi a prova di pioggia.

Nitticora (foto di Giorgio Paesani)

Cerco di scattare una serie di immagini dallo scarso valore fotografico ma utili per documentare l'avvenimento. La luce è poca e devo modificare la sensibilità della ripresa per arrivare a 400 ISO: lo stormo gira intorno al fortilizio e poi si dirige verso il centro del golfo campese. Sembrano scomparsi ma poi tornano ancora alla torre dove i miei scatti si ripetono. La storica struttura è lì da almeno mezzo millennio svettando sulla baia campese e sicuramente deve essere un riferimento importante per i migratori. I volatili ritratti sembrano abbastanza grandi e penso agli ardeidi, la famiglia degli aironi, ma non solo … Penso alla vasta piana alluvionale campese che un tempo con le sue zone umide doveva essere un riferimento e punto di sosta abituale per queste specie di passo: a ridosso della zona della Foce ho già ritratto aironi e garzette e anche a Galenzana, nelle basse acque della piccola baia, ho documentato aironi intenti a nutrirsi di pesci e crostacei.

Il numeroso gruppo, ho contato poco più di una quarantina di esemplari, fa un altro giro sulla fortificazione campese e poi punta verso sud-ovest per sparire in direzione di Galenzana o forse … tempo permettendo, più a sud, in direzione di Pianosa, ponte per gli alati viaggiatori per la Corsica e verso lidi ancora più meridionali."

Antonello Marchese, guida ambientale e guida del Parco

Stormo in migrazione (foto di Antonello Marchese)

"L’Elba e in generale le isole toscane non sono certo “terre da aironi”, con le loro pochissime zone umide, piccole, talvolta veramente maltrattate. Eppure incontrare questi uccelli, a volte in gruppi anche numerosi, è tutt’altro che impossibile. A pensarci bene nulla è impossibile quando si parla di animali che volano, specialmente in tempo di migrazione. La migrazione, in generale, rende possibile praticamente qualsiasi avvistamento, specie sulle isole. Non è poi così strano trovarsi a osservare un Trombettiere (uccellino africano) zampettare accanto a delle Pispole golarossa (piccoli insettivori del nord della Russia e della Scandinavia, praticamente “artici”) tra le fioriture di maggio nel campo di calcio di Capraia.

Oltre ai pochi individui di garzetta o di airone cenerino presenti praticamente tutto l’anno nelle ex saline di San Giovanni e quelli ben più sporadici che capitano a Mola, praticamente in tutta l’Isola d’Elba, in particolare lungo la costa, è possibile imbattersi in aironi in transito migratorio o in sosta. Aironi cenerini e Garzette, le due specie più numerose, si fermano sulle scogliere per riposarsi, sfuggire a condizioni meteo sfavorevoli oppure nutrirsi un poco prima di riprendere il viaggio. Gruppi di Aironi guardabuoi sostano nelle pianure battendo i campi in cerca di insetti, Tarabusini e Sgarze ciuffetto, specialmente in primavera, si riparano stremati nei canneti o zampettano tra gli scogli sperando in qualche pesciolino, mentre Tarabuso, Airone rosso e Airone bianco maggiore appaiono molto più sporadicamente.

Il bel gruppo di ardeidi fotografato a Marina di Campo sembra proprio formato da soggetti di una sola specie, la Nitticora. E’ un piccolo airone bianco, nero e grigio (con un fantastico occhio rosso) particolarmente gregario e vagamente “misterioso”. Il suo nome significa “corvo di notte” e riassume due caratteristiche etologiche in un colpo solo: la preferenziale attività notturna e il verso gracchiante. Gli adulti sfoggiano sul capo alcune piume allungate, filamentose e candide usate come mezzo di comunicazione nelle interazioni, spesso violente, che animano rumorosamente le colonie riproduttive. A parte questa “botta di esibizionismo”, la Nitticora è un airone piuttosto schivo e difficile da vedere, spesso nascosto tra la vegetazione. Le sue zampe sono corte così come il collo, costantemente tenuto incassato. I giovani hanno un piumaggio smorto e mimetico e nessun ornamento particolare. Anni fa ne svernò un piccolo gruppo a San Giovanni, pressoché invisibile, che il giorno dormiva in un lentisco in bella vista a due metri dal passaggio umano ma nessuno (o quasi) ha mai notato quegli strani uccelli tozzi e sonnecchianti nascosti tra i rami.

La migrazione, che è cominciata da un pezzo, adesso mostra la sua faccia “visibile” e saranno rapaci, rumorosi gruccioni, zirlanti tordi e veloci merli nonché migliaia di silenziosi migratori notturni. Non resta che augurare buon viaggio a questi formidabili viaggiatori che trovano difficoltà ogni anno maggiori in un mondo reso sempre più povero, malato e inospitale dalla tenacia che l’uomo dimostra nel fare del male a tutti i suoi abitanti, oltre che a se stesso". 

Giorgio Paesani, ornitologo



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