Cemento grigio che affiora dai lentischi, una feritoia puntata su un mare dove oggi passano solo vele e traghetti. Chi cammina sui promontori dell'Elba prima o poi li incontra, e quasi sempre li chiama allo stesso modo: i bunker dei tedeschi. Un'abitudine tenace, e in gran parte sbagliata. A smontarla è Ruggero Elia Felli, presidente dell'associazione Elbafortificata, che da anni censisce le postazioni sul campo e negli archivi militari. Nel volume "La Sentinella Avanzata" la conclusione è netta: la maggior parte delle opere fu realizzata dagli italiani. La Wehrmacht, arrivata dopo l'8 Settembre, integrò un sistema già pronto.
A cosa servivano? A difendere il ferro e il canale: le miniere, gli altiforni di Portoferraio, le acciaierie di Piombino. Per questo tra gli anni Venti e Trenta la Regia Marina costruì nove batterie permanenti, e dal 1941 l'Esercito disseminò la costa di 38 nuclei fissi e 28 posti di osservazione, con 239 postazioni per mitragliatrici nell'entroterra e quasi 34 chilometri di reticolati.
Chi frequenta il Golfo Stella se ne accorge a ogni bagno. Il motivo sta nelle carte dello Stato Maggiore: quella del Lido figurava tra le sei spiagge dell'isola più esposte a uno sbarco, insieme a Lacona, Campo, Procchio, Biodola e alla rada di Porto Longone. Sabbia larga, fondale dolce, una strada alle spalle: andava sbarrata. Sul colle a metà arenile, oggi dentro un campeggio, due opere in calcestruzzo del caposaldo "Siena" battevano la spiaggia d'infilata, incrociando il fuoco con le armi in caverna delle Calanchiole.
Tra il Lido e Norsi vegliava il posto di osservazione "Casa Berti", affidato ai mitraglieri del 520esimo battaglione: a est del Felciaio una galleria unisce un bunker a una postazione a due feritoie, un'altra sbuca sulla scogliera a ovest, e da lì una profonda trincea porta a una cupola di cemento affacciata sulla spiaggia di Norsi. Ancora oggi, dalla spiaggia del Lido, un sentiero attraversa i bunker e, in parte dentro un camminamento scavato nella roccia, sale fino alla scogliera del Felciaio. Proprio su questo litorale Elbafortificata e il Comune di Capoliveri stanno studiando un percorso costiero.
I tedeschi presero l'isola dal cielo. Il 16 settembre 1943 dieci Junkers 88 decollati da Viterbo bombardarono Portoferraio: la sirena dell'Ilva suonò quando le bombe cadevano già. Poi arrivarono i paracadutisti dell'operazione Goldfasan. Rimasero 286 giorni: circa duemila uomini agli ordini del generale Gall, con 750 italiani della Rsi. Liberata la Corsica, l'Elba era diventata prima linea: aggiunsero mine, radar e qualche opera in calcestruzzo. Bastò perché nella memoria di tutti quei muri diventassero loro.
Viene da chiedersi se tra i tanti turisti tedeschi che da sempre amano l'isola qualcuno segua, senza saperlo, le orme di un nonno in divisa. Nessun archivio lo dice: resta una suggestione, da portarsi nello zaino.
Il
tour prosegue all'Enfola. Dalla tonnara, sede del Parco, il sentiero
208 sale in mezz'ora alla batteria "De Filippi": piazzole,
cisterna e sotterranei con il motto "Nihil impossibile volenti".
Serve una torcia. A Forte Falcone si visitano le gallerie del Comando
Dicat, regia della difesa antiaerea.
Capo Poro, sopra Marina di
Campo, è la tappa più amara: il 27 Maggio 1943 un cannone esplose
uccidendo cinque marinai, tra cui il sanpierese Francesco Pacini, 23
anni. La batteria, venduta a un privato nel 2016 e recintata, è bene
culturale dal 2022; ad Agosto il Consiglio di Stato ha dato ragione
al Comune, che ora punta a ricucire l'anello dei sentieri 138 e
139. A Capo Poro c'è infatti un pezzo di memoria importante, la batteria militare, appunto i bunker, la stazione vedetta e quello che resta degli edifici:la testimonianza della guerra che ha segnato l'Isola. Il faro è simbolo e punto di riferimento anche ideale per l'intera Comunità.
Le istituzioni presero posizione: "Abbiamo scritto alla Soprintendenza ponendo una serie di quesiti e abbiamo chiesto di mettere per Batteria di Capo Poro lo stesso vincolo già presente sulla batteria dell'Enfola che presenta le stesse caratteristiche storico/culurali. Stiamo aspettando la risposta", dichiarò nel 2022 l'allora sindaco di Campo nell'Elba, Davide Montauti.
Non tutti i bunker sono finiti nelle mani dello Stato o delle associazioni. Nell'Aprile 2016, tra gli immobili elbani messi all'asta dal tribunale di Livorno, comparve un lotto insolito: oltre 60 ettari di terreni tra Ottone e il Volterraio, con un mulino, alcuni ruderi e due bunker della seconda guerra mondiale, descritti come immersi "in un contesto ambientale di notevole pregio". Prezzo base 528.750 euro. Che fine abbiano fatto quelle postazioni, le cronache non lo dicono più.
L'ultima salita porta al Monte Tambone, caposaldo "Tivoli".
Il 17 Giugno 1944, giorno dello sbarco francese, una sessantina di
difensori inchiodò per ore i commandos saliti da Fonza; cadde alle
11, aggirato alle spalle. A Monte Puccio, ogni Maggio, l'associazione
porta in scena "Sui sentieri della ritirata": quest'anno
con una panchina rossa per le donne vittime di violenza nei
conflitti, nel 2027 alla quarta edizione. Agli stessi giorni sono
dedicati il docufilm "Lo sbarco della vergogna" e il nuovo
studio di Tommaso Empler della Sapienza, che ricostruisce in 3D le
postazioni di Marina di Campo: "L'Isola
d'Elba nella seconda guerra mondiale - studi e riflessioni a 80 anni
dallo sbarco del 17 giugno 1944". L'opera
nasce da un accordo di collaborazione scientifica tra il Dipartimento
di Storia, Disegno e Restauro dell'Architettura - Sapienza Università
di Roma ed Elbafortificata Aps, che per l’associazione rappresenta
"un riconoscimento
accademico dopo anni di studi e ricerche".
La guerra, del resto, riaffiora ancora. L'11 Luglio, sulla spiaggia affollata di Nisporto, gli artificieri dell'Esercito hanno rimosso una granata italiana da 75 millimetri tra gli applausi dei bagnanti. Intanto la macchia cresce sulle cupole, e ogni feritoia guarda lo stesso orizzonte da cui ottant'anni fa si aspettava il nemico.