Attualità Domenica 11 Gennaio 2026 ore 18:00
Da Cannes all'Elba alla ricerca delle sue radici

È la storia reale raccontata dalla scrittrice Maria Gisella Catuogno: un notaio che scopre di discendere da una importante famiglia riese
RIO — Da Cannes all'Elba per ritrovare le sue radici. È questo il viaggio di Eduard Parent, raccontato da Maria Gisella Catuogno e ricco di curiosità e colpi di scena.
"Può capitare che un distinto signore francese, abitante a Cannes, che nella sua vita ha svolto la professione di notaio e ha curato una bella famiglia, scopra casualmente di essere il discendente, forse l’unico, di una delle più importanti casate dell’Isola d’Elba, nella seconda metà dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, e che lì esistano ancora tracce vistose di quel potere economico e sociale, ben presente nella memoria storica di una porzione degli abitanti. È quello che è accaduto a Eduard, che con la moglie Marie Helene, infaticabile ricercatrice di notizie in proposito, e ai cognati Anne e Jean-Pierre, è partito dalla Costa Azzurra in pieno inverno per ritrovare sul nostro Scoglio la filigrana del suo sconosciuto passato".

A raccontare questa storia di ricerca delle proprie radici familiari dai risvolti incredibili è Maria Gisella Catuogno, ex insegnante e scrittrice elbana.
"Ha così scoperto, - prosegue Catuogno - grazie alla collaborazione in loco dei nuovi amici - Marta Giordani, guida turistica e perfetta conoscitrice della lingua francese, che proprio in questa occasione, grazie alle ricerche fatte, ha saputo di essere imparentata con loro; Renzo Paoli, appassionato di alberi genealogici e di storia locale; Mireille Pagano, signora francese esperta di filmografia, ora residente a Rio; e la sottoscritta - che il suo bisnonno materno Assunto Fortunato Tonietti, nonno della mamma Marie (Jeanne Emma), era figlio di Raffaello e di Carlotta Cignoni, di Rio Marina, gente di mare, che – armatori/padroni marittimi/comandanti di bastimenti – sui traffici marittimi aveva costruito il proprio benessere ma è anche venuto a conoscenza che tra i sei fratelli di Assunto Fortunato - anche lui legato al mare e al quale l’Isola stava stretta, tanto da scegliere di mettere radici a Nizza, dove i riesi erano di casa e ancora italiana fino al 1860 - c’era quel Giuseppe, destinato a divenire “il sor Giuseppe”, il quale, capitano di veliero a quindici anni, patriota, combattente nella guerra di Crimea, si era poi sposato con Cesira Scappini e aveva condiviso con lei un’eredità veramente cospicua, lasciatale dallo zio e padre adottivo Giuseppe Scappini, Gonfaloniere di Rio, imprenditore, benefattore stimatissimo dalla comunità, e senza figli propri".
"Giuseppe aveva deciso allora di dare l’addio al mare per dedicarsi alla gestione dei beni di famiglia e la sua fortuna si era poi ulteriormente rafforzata quando negli anni Ottanta aveva ottenuto la concessione dello sfruttamento delle miniere divenendo un esponente di spicco della borghesia industriale del tempo. - continua Catuogno - Il sor Giuseppe aveva però cessato di vivere a sessant’anni, nel 1894, lasciando il testimone al figlio Ugo Ubaldo, ancora molto giovane, che più che avere la stoffa del capitano d’industria, aveva quella dell’appassionato di gare automobilistiche e di regate veliche d’alto bordo – gareggiò addirittura con i reali inglesi – oltre che velleità imprenditoriali che poi si rivelarono fallimentari, come lo sfruttamento delle foreste del Casentino. Comunque l’eredità dei genitori era ricchissima e, seppure divisa con la sorella Giuseppina, permise ai due rampolli - almeno per qualche altro decennio, fino alla definitiva rovina economica - il possesso delle due vistose ville che saltano agli occhi arrivando al Cavo, ossia Villa Tonietti, sul Capo di Mattea, costruita sugli scogli del promontorio, con bellissime terrazze affacciate sul Canale di Piombino, proprio davanti a Palmaiola e Cerboli, e Villa Bellariva, un poderoso edificio merlato, chiamato “Il Castello” dai paesani, con il corpo principale a monte e due torrette, anche loro merlate, a mare, con viale e parco a unirle".
"Ma soprattutto - racconta Catuogno - i due eredi pensarono di onorare la memoria del padre facendogli costruire sul colle del Lentisco, dove lui andava a passeggiare anche per godersi lo spettacolo delle sue vigne e dei suoi frutteti sottostanti, un vero e proprio mausoleo, sul crinale, a forma di faro e visibilissimo dal mare, affidandone il progetto all’architetto fiorentino Adolfo Coppedè, scoperto a Roma da un altro grande nome del tempo e amico dei Tonietti, Pilade Del Buono. Peccato che a tale gioiello artistico non venne poi concesso l’uso cimiteriale e questo portò il pregevole manufatto, lontano dal paese e dallo sguardo, a essere, nei decenni, non soltanto soggetto all’usura del tempo ma anche oggetto di scempio da parte di vandali, che l’hanno spogliato di tutti i suoi elementi decorativi e persino della cancellata. Oggi continua a spiccare in tutta la sua imponenza dove lo vollero collocare i suoi committenti, ma per quanto ancora, se continua l’indifferenza delle istituzioni alla sua tutela e già si sono verificati allarmanti crolli?"
"Ebbene, il nostro Eduard Parent – 85 anni, “Notaire honoraire” di una stirpe di notai da cinque generazioni, - prosegue Catuogno - carriera a Vence e pensione a Cannes, grande marinaio in gioventù, familiari con la stoffa degli affari e la passione dello sport, soprattutto del mare e della vela, come Ubaldo, cui in effetti assomiglia, e uno zio Emile Hugues, che è stato ministro – il giorno dell’Epifania, al Cavo, con i suoi familiari, tra cui anzitutto la moglie - Marie Helene Parent, 75 anni, logopedista e neuropsicologa in pensione - ha avuto l’opportunità di ripercorrere, una a una, le tappe di un pellegrinaggio della memoria, grazie alla sensibilità dei proprietari di una porzione delle costruzioni suddette – Annarita Milli, che ci ha fatto aprire dal giardiniere Mauro Regine i cancelli dell’ex Villa Tonietti e il signor Ferrari che ci ha spalancato quelli del “Castello”-; alla generosità di Fabrizio Baleni che ha accompagnato gli ospiti al Mausoleo insieme a Yari Nocentini; alla gentilezza di Luigi Paoletti che ci ha fatto vedere l’interno del Villino Le Palme, allora “scuderie” dei Tonietti".

"Dopo la degustazione di piatti tipici elbani a Rio Marina – pomodori e tonnina, polpo, gurguglione, sburrita di baccalà, stoccafisso, schiaccia briaca - e l’incontro con Francesco Scappini, discendente della prestigiosa famiglia riese, e con sua moglie Alba - è stata infine la visita alle miniere a completare l’intensa prima giornata di appuntamenti. - racconta Catuogno - Il 7 gennaio è stato dedicato invece a Portoferraio e ad alcuni dei suoi tesori – il Teatro dei Vigilanti e la De Laugier, dove hanno potuto ammirare il quadro raffigurante Giuseppe Tonietti di Ricciotti d’Angiolo e i busti di lui e di Cesira – ascoltando le spiegazioni di Giuseppe Battaglini, storico dell’arte, per poi godere, all’esterno, di pregevoli scorci del centro storico e del paesaggio circostante. Il giorno successivo Massimo Malerbi, il proprietario, ci ha aperto le porte della Chiesetta dell’Assunta, a Rio Marina, dove sono custodite le tombe e le lapidi di membri della famiglia Antola e Tonietti, peraltro imparentate tra di loro con vari matrimoni. Nella conoscenza di questo luogo prezioso è stato l’ausilio di Lelio Giannoni, cultore di storia locale. La sera, in una cena offerta agli amici elbani dagli ospiti francesi, oltre allo spirito conviviale, è riemersa anche la preoccupazione, ben illustrata da Federica Preziosi, membro del consiglio direttivo di Italia Nostra Arcipelago Toscano, dello stato d’abbandono del Mausoleo Tonietti, al quale l’associazione ha dedicato molte energie, purtroppo, per ora, senza risultato e rispetto alle cui condizioni di degrado molto si è rammaricato Eduard, disponibile ad offrire la sua mediazione e la sua professionalità per agevolare i rapporti tra proprietà e istituzioni".
"Un quasi giro dell’Elba – dalla Villa di San Martino a Lacona, da Marina di Campo a Fetovaia e Cavoli, dal Volterraio alle degustazioni presso l’Arrighi e alla Chiusa – ha coronato la fine, il 9 gennaio, dell’avventura elbana dei simpatici signori francesi che sicuramente conserveranno il ricordo e l’emozione di un viaggio alla sorgente di radici elbane insospettate e di un’accoglienza per loro tanto gradita quanto commovente", conclude Catuogno.
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