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Attualità mercoledì 13 dicembre 2017 ore 15:00

Perchè esportare cinghiali? Sfruttiamoli all'Elba

Sergio Bicecci

La nota di Sergio Bicecci:"Il Parco ne preleva mille all'anno, e non si sa che fine fanno. Eradicarli è praticamente impossibile, creiamo una filiera"



PORTOFERRAIO — Proprio mentre il Parco nazionale si prepara ad aumentare il "prelievo" degli ungulati dal territorio, con particolare attenzione (almeno crediamo) nei confronti dei sempre più esuberanti cinghiali, si torna a parlare della possibilità di sfruttare la presenza di questi animali per creare una filiera alimentare all'insegna della tipicità del territorio elbano.

A tornare sull'argomento è Sergio Bicecci, che ha lanciato a suo tempo la proposta, commentata a più livelli (anche istituzionali) e rimbalzata con rilievo sulla stampa.

"Lungi da me l’intento di scendere in polemica con qualcuno - si legge nella nota di Sergio Bicecci -  non sono il tipo. Ho già ricavato sufficiente soddisfazione dall’aver posto alla pubblica attenzione un concreto aspetto della presenza dei cinghiali all’Elba. Infatti molti sono stati i consensi ricevuti , quanto l’attenzione di qualche Sindaco e soprattutto di autorevoli rappresentanti del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, con relative positive interviste (vedi il Telegrafo) sulla stampa. Non avrei avuto niente da aggiungere alla mia proposta di mettere finalmente a rendita la presenza degli ungulati. Ritengo, però, importante e degno di nota quanto dichiarato ad alcuni giornali dal Presidente del PNAT ing. Feri. Notizie importanti, nuove per me e, credo, per la maggior parte degli elbani. Anche sorprendenti sotto certi aspetti.

Infatti nella nota di Feri si legge: “…..il Parco Nazionale è l’unico soggetto che effettua prelievi annuali incisivi (oltre 1000 esemplari l’anno) e questi animali una volta catturati o abbattuti non vengono avviati a miglior sorte rispetto a quella che prevede la suddetta filiera”. Quindi nel decennio sono stati catturati oltre 10.000 (diecimila) cinghiali, confermando così, di seguito, il titolo di una intervista rilasciata a “Il Telegrafo” dello scorso 8 dicembre: “L’utilizzo alimentare dei cinghiali è già una realtà consolidata”. Farei due sintetiche osservazioni. La prima:

- se avendo esportato ben oltre 10.000 esemplari la permanenza sul territorio della specie è diventata ancor più invadente e pericolosa, evidentemente, ci troviamo di fronte a una programmazione sbagliata, tutta a danno ambientale privato e pubblico. La seconda:

- la cessione di diverse migliaia di capi a chicchessia a fini alimentari lascerebbe supporre che il Parco ne avesse tratto un cospicuo beneficio economico a vantaggio della nostra Elba; al contrario, mi si dice che il Parco avrebbe investito oltre 100.000 (centomila) euro per la loro cattura e continentalizzazione, Incredibile se fosse vero. Ma almeno, per cortesia - sottolinea ironicamente Bicecci -  sarebbe troppo conoscere quale Azienda avrebbe ricevuto tante tonnellate di carne e dove potremmo andare a comperare un buon prodotto tipico dell’Elba?"

"Il Presidente Feri - continua la nota -   afferma anche che la eradicazione completa difficilmente sarà perseguibile “se questo obiettivo non è condiviso da chi gestisce e amministra il resto del Territorio Elbano (Regione Toscana, Comuni)”. Penso anche che la completa eradicazione, utilizzando mezzi leciti, sarebbe comunque molto molto difficile. In un territorio vasto come il nostro qualche coppia di ungulati riuscirebbe comunque a sfuggire alla cattura, continuando a prolificare vanificando il vero progetto del Parco.

Questa ultima affermazione, sul coinvolgimento dei Comuni nelle decisioni finali ha però un peso notevole. Mi sembrerebbe giusto e doveroso che i Sindaci si ponessero il quesito: perché non fare in modo che decine di migliaia di cinghiali cresciuti a costo zero nel nostro Giardino (Isola d’Elba) possano essere utilizzati a nostro uso e consumo e, visto che la materia prima non mancherebbe, anche per l’esportazione? Progettando una struttura per la macellazione e la lavorazione delle carni, come già suggerito, nel rispetto delle normative igienico sanitarie di legge, si creerebbero posti di lavoro, cosa di cui c’è tanto bisogno. Daremmo un buon impulso ad un ulteriore importante sviluppo economico dell’Elba. Potrebbe essere avviato il processo per il riconoscimento di prodotti DOP, volano promozionale che porterebbe l’Isola ad un livello qualitativo e promozionale al pari di tante altre località italiane, guadagnando un po’ di prestigio e dignità Territoriale. Non è detto che se l’Elba non avesse imprenditori disponibili non si potrebbe allargare la ricerca e cercare disponibilità altrove, come ha già fatto il sottoscritto, stipulando ovvi rapporti contrattuali a tutela del prodotto tipicamente elbano. Ai posteri (decisionisti) - conclude  Sergio Bicecci - l’ardua sentenza".


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