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Attualità martedì 11 giugno 2019 ore 07:00

Manrico Murzi, Capitan America e l’ineluttabilità

"Manrico Murzi, Capitan America e l’ineluttabilità della fine" in ELBAomnes di Antonella Danesi



PORTOFERRAIO — E’ la notizia più importante. Eppure è passata quasi inosservata, merito ad Alessandro Cattelan per averla ripresa: siamo sempre più scemi. Lo studio portato avanti da varie università europee, mostra un declino delle capacità cognitive delle popolazioni europee negli ultimi anni. Sempre Cattelan, riportava in un’altra trasmissione il picco della ricerca su Google della parola ineluttabile, contemporaneamente alla sua citazione nel blockbuster “Avengers endgame”, proiettato in contemporanea su tutto il territorio nazionale.

Ne parlavamo nei giorni precedenti ed è questo che mi è venuto in mente, mentre Manrico Murzi dedicava l’incontro sul suo amico Raffaello Brignetti a coloro che non lo leggevano perché troppo difficile. Asciutto, elegante, il grande poeta ha trasportato i convenuti all’Accademia del Bello di Paolo Ferruzzi, dentro la poetica di Brignetti, l’unico a dare voce al mare come interprete principale e non come sfondo. Il mare e le sue ombre, che si sono impresse nell’anima di Brignetti fin dall’infanzia e che hanno colorato la sua prosa di venature oscure. Mai così attuali ci ricorda il poeta, con un mediterraneo trasformato in un enorme cimitero di coloro che fuggono in cerca di speranza e libertà. Speranza e libertà a cui Murzi ha sempre cercato di dare voce, anche traducendo autori arabi all’indice, ricevendo per questo una condanna a morte da parte degli ulema dell’Università Islamica del Cairo. 

Non che questo lo abbia fermato, sorridendo raccontava di quando insieme ad un altro poeta era fuggito dal Libano in fiamme. Non si era fermato nemmeno quella sera, nonostante fosse caduto sulle scalinate di Poggio, con il naso incerottato ed una distorsione al ginocchio, leggeva poesie con la sua bella impostazione Ungarettiana. Nei giorni successivi avrebbe tenuto a Roma un incontro all’Ambasciata Russa sulla libertà di espressione in quel paese. A Paolo Ferruzzi che lo provocava dicendo che se le andava a cercare, sempre sorridendo con tutto il suo spirito, che ci ha spiegato essere la somma di corpo, contesto e anima, rispondeva che ormai aveva novanta anni e che in qualche modo si deve pur finire. E già, caro Capitan America, sempre meno sgargiante, con i colori ingenui dell’innocenza divenuti sempre più scuri di carbonio e kevlar, è proprio così, ha ragione Thanos, la fine è ineluttabile, si tratta di affrontarla con stile ed eleganza e magari con coerenza, così forse non sarà la fine di tutto, ma solo di una società giunta al capolinea e ciò che ne potrà nascere dipende molto da come sapremo comportarci noi e di cosa saremo stati in grado di seminare.

Antonella Danesi
© Riproduzione riservata


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