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Attualità mercoledì 16 dicembre 2015 ore 16:29

Gli elbani allo sportello

Dopo il caso del crack bancario che ha coinvolto migliaia di risparmiatori, ecco un approfondimento con il presidente della Banca dell'Elba



PORTOFERRAIO — L'onda lunga del fallimento delle quattro banche (Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Carife) che ha portato migliaia di risparmiatori a manifestare in piazza è arrivata anche all'Elba? E' cambiato il rapporto degli elbani con chi gestisce i loro risparmi? Per rispondere a queste e altre domande abbiamo intervistato Luca Bartolini, presidente della Banca dell'Elba, l'istituto che dal 1998 conserva buona parte delle finanze degli elbani.

Come hanno reagito gli elbani alle notizie che giungono da oltre canale?

"Sicuramente c'è stata una maggiore richiesta di informazioni, anche per capire di cosa si stava parlando e cosa è, per esempio, un'obbligazione subordinata. Ma è giusto preoccuparsi dei propri risparmi".

Veniamo subito al dunque: può succedere anche all'Elba? In fin dei conti quelle quattro banche erano istituti locali come voi.

"Noi facciamo un'attività tradizionale: custodiamo i risparmi dei cittadini e cerchiamo di finanziare le attività degli elbani. Non emettiamo quel tipo di titoli quindi quella parte là non ci riguarda però capisco che ci possa essere un po' di preoccupazione".

Quello che ha caratterizzato questi istituti, data la dimensione locale, è il rapporto fiduciario che c'è con il direttore di filiale, per esempio. Si ha l'impressione che faccia più male perchè si è incrinato quel rapporto di fiducia.

"Il rapporto personale è importantissimo. Sarebbe anche infatti giusto che il sistema bancario risarcisca in proprio i risparmiatori, è un obbligo morale, non si può permettere che uno depositi i soldi e poi non succeda nulla. Anche se sono quattro e le banche in Italia sono 800 è eticamente giusto che il sistema risponda di cosa ha causato".

Cosa fate voi per rinsaldare questo rapporto di fiducia con i vostri clienti?

"Noi continuiamo a fare quello che abbiamo fatto: abbiamo un profilo di rischio molto basso, facciamo quello che facevano le vecchie casse artigiane: finanziare i lavoratori locali che non avevano accesso al credito. Abbiamo scelto di restare con le attività tradizionali: raccolta e remunerazione del risparmio e attenzione alle imprese locali".

C'è una responsabilità degli operatori nell'illustrazione di questi strumenti finanziari e nei loro profili di rischio? Voi come vi comportate?

"Noi non li emettiamo ma c'è una direttiva europea che obbliga chi colloca questi titoli a analizzare il profilo dell'acquirente e capire se è compatibile con il prodotto. Se il cliente ha le conoscenze per essere consapevole dei rischi del prodotto".

Quindi ci può essere stata una forzatura in questo senso?

"Non saprei come hanno operato le altre banche"

Chi deve controllare?

"I primi controllori siamo noi amministratori. La vigilanza c'è, quando si emettono questi titoli bisogna acquisire il parere delle Consob, c'è anche l'organo interno della banca, ma la prima censura è quella che fa chi ha la responsabilità diretta".

Allargando lo sguardo oltre il caso di cronaca, com'è il rapporto degli elbani con il credito?

"E' un rapporto molto serio e molto corretto tanto che nel panorama toscano siamo una banca con gli indici di sofferenza più basso, intorno al 2%. Un po' per l'economia turistica che ha subito meno la crisi di altri reparti industriali. Non a caso ci sono 24 sportelli bancari che sono tanti per 27mila abitanti".

L'accesso al credito come viene gestito in un'economia turistica come quella elbana?

"La stagionalità è un'opportunità per le banche ma le regole per l'accesso al credito ora è effettivamente più difficile. Ma nel momento in cui c'è una storia solida e il rispetto delle regole riusciamo a dare una grossa mano a chi si rivolge a noi. Stiamo cercando di sviluppare alcuni prodotti connessi alla stagionalità: i fidi per le giovani partite Iva che nel campo turistico possono trovare maggiore spazio ma hanno bisogno di tempo per rientrare nelle spese".

E per i lavoratori stagionali?

"Se uno dimostra di avere una costanza di rapporto di lavoro stagionale cerchiamo di considerarlo una via di mezzo fra chi ha un contratto a tempo indeterminato e chi ne ha uno occasionale. Stiamo preparando uno strumento per far accedere ai mutui anche gli stagionali. Ormai i modelli di lavoro sono cambiati e è compito delle banche recepire questi cambiamenti".

I giovani elbani si fidano delle banche?

"Sappiamo che per un giovane è oggi più difficile avere una solidità economica, ecco perchè vogliamo puntare a fare in modo che un genitore, pochi anni prima della maggiore età del figlio, possa cominciare a pensare a come far diventare socio il figlio così da costruire per lui un futuro".

Luca Lunedì
© Riproduzione riservata



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