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Interviste Venerdì 04 Settembre 2026 ore 09:00

Mastrantonio: "Vittima e carnefice, la stessa persona"

Luca Mastrantonio e la copertina del suo libro

Il giornalista, finalista al Premio Isola d'Elba - Brignetti con "Piombo e latte", tra il caso Hamer e le trappole della mente



PORTOFERRAIO — Giornalista al “Corriere della Sera” dal 2011, tra i fondatori dell’inserto “La Lettura” e oggi vicecaporedattore del settimanale “Sette”, Luca Mastrantonio esordisce nella narrativa con “Piombo e latte” (Bompiani) partendo da un fatto vero rimasto per quasi cinquant’anni senza una verità giudiziaria definitiva: la morte di Dirk Hamer, diciannovenne tedesco colpito da un proiettile nella notte del 17 agosto 1978 mentre dormiva su una barca all’Isola di Cavallo, in Corsica, e il processo (che si concluse nel 1991 a Parigi con l’assoluzione del principe Vittorio Emanuele di Savoia). 

Con il rigore del cronista e la scrittura del romanziere, Mastrantonio intreccia a quella vicenda la storia del padre della vittima, il dottor Hamer, che dal dolore per la perdita del figlio farà nascere una controversa medicina alternativa. 

Ma quale sia la genesi del romanzo, lo spiega l’autore mostrandoci una fotografia: "Nella foto che ho scattato nel 2017 a Mijas, in Andalusia, dove vive Birgit Hamer - confida Mastrantonio - , è ritratta la sorella di Dirk che, con la sua battaglia per la giustizia e la verità, ha ispirato il libro, oltre ad avermi fornito il suo memoriale in cui rivela segreti e ombre del padre". 

Ne è nato questo romanzo-inchiesta che si è già imposto all’attenzione della critica e dei premi letterari, e che ora è tra i tre finalisti del Premio Letterario Isola d'Elba – Raffaello Brignetti. 

Sabato 5 settembre, alla Linguella di Portoferraio, si scoprirà se sarà lui, in gara con Gianluca Di Feo e Marcello Fois, a essere proclamato supervincitore della 54esima edizione.

Il Premio porta il nome di Raffaello Brignetti, che ha fatto del mare una metafora delle sfide e delle inquietudini della vita. C'è, nel suo libro, un'immagine o un simbolo che per lei racchiude lo stesso tipo di tensione?

"Il mare è madre e morte, marmo e splendore, sale che brucia e sale che conserva. Pochi elementi sono reali e metaforici come il mare stesso. La storia da cui tutto il romanzo muove è avvenuta in mare, all’isola di Cavallo nel 1978, il celebre delitto dove a sparare fu il principe Savoia e a morire il giovane Dirk Hamer. Ma poi, per motivi autobiografici, è presente nelle scene a Caprera e all’Elba, dove ho scoperto la passione per la vela. Una tensione specifica, forse, è quella dichiarata poi nel titolo, tra il piombo e il latte, e si è generata in fase di scrittura quando il latte ha fatto capolino nei momenti topici di questa storia: nel delitto, quando Dirk è ferito, nel processo, quando il Savoia verrà assolto, e nella teoria pseudo-medica del padre di Dirk, il dottor Hamer, che tante vittime ha fatto e continua a fare; e poi, persino al cimitero acattolico di Roma. Ambiguo è anche il piombo, che può uccidere, come proiettile e come vapore tossico in tipografica, causando quel saturnismo che i vecchi tipografi combattevano bevendo litri di latte… Insomma, l’alimento materno, che dà vita ma in certi casi è troppo pesante, e il piombo, che dà morte ma pure conoscenza tipografica, hanno reso instabile qualsiasi separazione netta tra bene e male. Il latte come antidoto, certo, ma pure il piombo come dolore che il dottor Hamer sogna di trasformare nell’oro della cura."

Luca Mastrantonio - Foto di Agne Raceviciute

Il presidente del Comitato promotore, Roberto Marini, ci ha raccontato che il Premio cerca libri capaci di "guardare oltre la superficie e interrogarsi sull'uomo e sul tempo che viviamo". In che senso il suo libro prova a fare proprio questo?

"Studiando la vita del dottor Hamer, mi ha sorpreso scoprire quanto un essere umano possa passare dalla condizione di vittima pura a carnefice sempre meno ignaro. Hamer è vittima in quanto padre di Dirk, vittima in quanto medico che non riesce a curarlo, vittima dell’ingiustizia di un processo, quello a Parigi del 1991, dove il Savoia fu assolto. Però poi diventa carnefice, bianco, senza macchiarsi le mani di sangue, di tutti quei malati che si affidano alle sue illusioni di guarigione e abbandonano cure che in molti casi avrebbe potuto salvarli. La teoria di Hamer è controversa – per non dire omicida – ma il suo dolore no, non è controverso, è universale. La sfida del romanzo, oltre a gestire trame naturali che non devono prendere il sopravvento sulla trama d’autore, raccontare una persona che è vittima dei torti che ha subito e colpevole di quelli che ha inflitto, senza che gli uni cancellino o bilancino gli altri. È una storia che mette in luce naturale le contraddizioni dell’animo umano. Questa dualità vittima/carnefice a me pare oggi presente ad ogni livello, dalla vita quotidiano alla geopolitica, dove assistiamo all’uso strumentale della maschera della vittima sul volto dei carnefici. Su un piano storico, poi, Hamer è il profeta, tra i primi, del mondo che crede nei complotti, razziali e industriali, convinto che i vaccini siano strumenti di morte. Viaggiare negli abissi della sua mente può aiutare chiunque a riconoscere qualcosa di sé. Solo così la parte migliore della nostra umanità può prevalere. Dobbiamo imparare a entrare nella testa e nell’animo di chi pensa e vive il mondo in maniera diversa dalla nostra".

Piombo e latte” nasce da un fatto vero, rimasto senza giustizia per decenni. Cosa l’ha spinta, dopo anni da saggista e giornalista, a raccontare per la prima volta una storia così attraverso la forma del romanzo? 

"La mia scoperta del delitto di Cavallo è avvenuta a ritroso, nel tempo. Nel 2016 vengo attratto da una strana storia, quella di una ragazza di appena 18 anni che muore di una forma di leucemia curabile. Si chiamava Eleonora Bottaro, forse qualcuno se ne ricorderà. Che storia era? La storia di una ragazza che può salvarsi e non si salva. Non aveva senso quella morte, e mi sentii come offeso, da quella notizia, da quella storia, perché anni prima avevo perso una persona molto cara, per un male simile, ma incurabile. L’attrazione per quella storia, senza senso, più la approfondivo più diventava forte. Scopro che i genitori seguivano questo dottore tedesco, di cui nulla sapevo, il dottor Hamer. Il medico, dopo qualche ricerca, sembra a tutti gli effetti il carnefice indiretto di questa storia, ma quando poi vado a scoprire come è nata, questa teoria, ovvero con gli effetti collaterali del delitto di Cavallo, dove Hamer è una vittima, lì ho capito che non era una semplice storia, quella di Eleonora Bottaro, ma era un buco nero, la storia di un buco nero. La teoria di Hamer è pura antimateria narrativa, come tante teorie dei complotti e pseudo-mediche, e come tale sprigiona una grande energia ogni volta che incontra materiale narrativo, materiale biografico, piccole grandi tragedie delle nostre piccole vite. La forma romanzo era necessaria per rendere al meglio la complessità umana dei protagonisti, per sospendere ogni giudizio su di loro e perché credo nell’unica verità possibile sull’essere umano: la sua tendenza a raccontarsi delle menzogne romantiche, che vengono facilmente smascherate nella struttura romanzo. Non mi interessava la verità giudiziaria, medica o storica, ma letteraria. Dove il vero è il punto di arrivo di un percorso interiore".

Il titolo racchiude un’opposizione fortissima… il piombo che uccide, il latte che nutre. 

"Il piombo e il latte nelle vicende narrate si rivelano come due elementi, un metallo e un alimento, che sembrano delimitare chiaramente due ambiti, due segni, positivo/negativo, vitale/mortifero, ma in realtà sono ambigui. In realtà spero che questa tragedia reale possa diventare un simbolo, cioè più universale, perché Hamer è qualcosa che abbiamo dentro, ci sarà Hamer anche dopo, come c’era anche prima. Penso a mia madre che, per infausti motivi personali, ha conosciuto da ragazza il santone Liborio Bonifacio. Il simbolo letterario, nella sua chiarezza, può liberarci dalla cattiva letteratura che produciamo nella nostra mente, liberarci dai cattivi simboli che ci intrappolano".

Tra pochi giorni conosceremo il verdetto della giuria letteraria e di quella popolare. Cosa si aspetta da un pubblico di lettori "non addetti ai lavori" che voterà anche il suo libro?

"Spero che abbiano apprezzato l’intreccio romanzesco e lo sforzo di chiarezza, sul delitto di Cavallo, che non aveva ancora avuto una prova definitiva della colpevolezza del Savoia, e sui pericoli della teoria di Hamer, che è molto suggestiva, io stesso ci sono cascato. Spero che chiunque abbia apprezzato “Piombo e latte£ ne faccia il miglior uso, e lo consigli a chi possa trarne giovamento. Ho cercato di non scrivere solo la storia di un delitto e delle sue remote vittime collaterali, ma una cronaca di quanto sia facile auto-ingannarsi. Vale per i protagonisti di questa storia, il dottor Hamer e il principe Savoia, ma pure per il narratore, e soprattutto per lettori e lettrici che sono alla ricerca non di risposte, ma di filtri per non cadere nelle trappole della mente, altrui o nostra, tra false risposte e auto-inganni".

Letizia Cini
© Riproduzione riservata


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