Interviste Giovedì 03 Settembre 2026 ore 09:00
Di Feo: "Il cielo sporco? Un dovere morale"

Il giornalista ed esperto di conflitti, finalista al Premio Isola d'Elba - Brignetti, si racconta in vista del verdetto del 5 settembre
PORTOFERRAIO — Da trentacinque anni segue guerre, servizi segreti e apparati militari: Gianluca Di Feo, Defence Correspondent di Repubblica dopo esserne stato vicedirettore per otto anni e dopo una lunga stagione al Corriere della Sera e all’Espresso, è tra i giornalisti italiani che meglio conoscono da vicino i teatri di conflitto, dal Golfo all'Afghanistan, fino all'Ucraina di oggi.
Con "Il cielo sporco" (Guanda) trasforma quella competenza sul campo in un saggio che si legge come un racconto: il "cielo sporco" è l'espressione che i soldati ucraini usano per descrivere l'affollamento di droni sopra le trincee, un libro che l'autore stesso definisce «angosciante», scritto per un senso di dovere morale più che per mestiere. Un'opera che arriva nelle librerie mentre i droni sono già protagonisti dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente, e che ora è tra i tre finalisti del Premio Letterario Isola d'Elba – Raffaello Brignetti. Sabato 5 settembre, alla Linguella di Portoferraio, si scoprirà se sarà proprio Di Feo, in gara con Marcello Fois e Luca Mastrantonio, a essere proclamato supervincitore della 54ª edizione.
Il Premio porta il nome di Raffaello Brignetti, che ha fatto del mare una metafora delle sfide e delle inquietudini della vita. C'è, nel suo libro, un'immagine o un simbolo che per lei racchiude lo stesso tipo di tensione?
"Non sono e non sarò mai all'altezza dell'opera di Brignetti: il mio è soltanto un saggio, frutto di anni di inchieste e di reportage. C'è però un aspetto che vorrei sottolineare. Il suo primo libro, "Morte per acqua", è esplicitamente ispirato da "Death by water": una sezione della "Terra desolata" di T.S. Eliot che continua a offrire un'impressionante profezia sui tempi che stiamo vivendo. Parla di Phlebas, il mercante fenicio dedito al profitto, e descrive una morte per eccesso di vitalità: la sorte che la nostra società rischia di correre inseguendo solo il guadagno, in un'evoluzione tecnologica che non pare più al servizio dell'umanità ma si trasforma in fucina di diseguaglianze. Nel mio libro parlo di droni e intelligenza artificiale: sono potenzialmente strumenti di sviluppo che però sono diventati protagonisti di una guerra disumana e stanno scrivendo con il sangue una pagina di orrore che non conosce limiti, dall'Ucraina all'Africa".
Il presidente del Comitato promotore, Roberto Marini, ci ha raccontato che il Premio cerca libri capaci di "guardare oltre la superficie e interrogarsi sull'uomo e sul tempo che viviamo". In che senso il suo libro prova a fare proprio questo?

"Ho cercato di descrivere il volto più crudele del nostro tempo: le nuove guerre dominate dalla tecnologia, in cui vita e morte vengono sempre più decise da una moltitudine di macchine assassine. Dal 2022 mi occupo solo di questo e sono sconvolto dall'evoluzione dei conflitti. Non riesco ad accettare che nessuno stia cercando di mediare per fermare le armi e sono angosciato dal fatto che nessuno scenda in piazza: ci siamo rassegnati a vivere in un mondo senza pace? Le guerre sono sempre disumane, ma lo stanno diventando ancora di più: gli uomini si limitano a spingere un tasto e uccidere una persona diventa una routine. Lo abbiamo visto a Gaza, lo vediamo in Ucraina, ma sta avvenendo in Sudan, nel Mali e in tutti i conflitti del pianeta. Dal punto di vista culturale, la rapidità dello sviluppo e della diffusione di questi strumenti bellici sta spiazzando tutti: sono come un'epidemia. Il contagio si allarga e si evolve in continuazione senza che siano stati inventati antidoti. Mai come ora c'è bisogno di pensare, di mobilitarsi, di invocare misure concrete. Per farlo però serve la consapevolezza del pericolo epocale che stiamo correndo. Ed è per questo che ho scritto "Il cielo sporco", un libro angosciante: descrive il ritorno della guerra nella nostra vita dopo avere goduto una stagione di pace. Mi scuso con i lettori, ma ho sentito una sorta di dovere morale: la necessità di mettere in guardia sul dilagare di droni, che si stanno trasformando in veri robot assassini. Uccidono obbedendo all'intelligenza artificiale, riconoscendo gli obiettivi e decidendo di eliminarli senza controllo umano. Sembra un romanzo di Philip K. Dick ma è la realtà. Le macchine combattenti sono sicari infaticabili, che restano per decine di ore in attesa dei bersagli e non conoscono la pietà. Lo so, fa paura. Ma se non comprendiamo il rischio che stiamo correndo, non si può fare nulla per fermarlo".
Lei descrive come i droni abbiano cambiato per sempre il modo di fare la guerra, dall'Ucraina a Gaza. C'è, in questa "dronizzazione" del conflitto, qualcosa che riguarda anche noi, lontani dal fronte, nella vita quotidiana?
"Io spero che ne coglieremo presto le ricadute positive. Quadricotteri che consegneranno i pacchi a domicilio, liberando il traffico dai furgoni. Aerei e imbarcazioni senza equipaggio che andranno a soccorrere le persone in condizioni estreme durante tempeste o calamità naturali. Lo scenario attuale però è amaro: noi stiamo assistendo al moltiplicarsi di macchine con licenza di uccidere e di interi conflitti che vengono gestiti dall'intelligenza artificiale. Siamo passivi davanti a questa rivoluzione della guerra, che alimenta un circuito perverso. I droni killer sono armi semplici e poco costose: bastano cinquecento euro per comprarli e meno di un'ora per imparare a pilotarli. Questi numeri, ritengo, sono sconvolgenti: quando i russi hanno invaso l'Ucraina, in tutto il pianeta c'erano poche migliaia di droni militari; ora le industrie di Kiev chiuderanno il 2026 costruendone cinque milioni, quelle di Mosca vogliono arrivare a sei milioni. Ho provato anche a spiegare come questo stia cambiando la natura dei combattenti: i droni si pilotano come i videogame e queste armi vengono guidate quasi esclusivamente da ragazzi con meno di venticinque anni. Restano davanti a uno schermo, lontani dal fronte: per loro uccidere è come un gioco. Gli vengono persino assegnati dei punti per ogni nemico eliminato, con un premio per chi eccelle in letalità".
Tra pochi giorni conosceremo il verdetto della giuria letteraria e di quella popolare. Cosa si aspetta da un pubblico di lettori "non addetti ai lavori" che voterà anche il suo libro?
"Che premino il romanzo di Marcello Fois, uno scrittore che ammiro da trent'anni, esattamente da quando ho letto "Picta". Posso immaginare la sorpresa dei lettori davanti a un saggio in gara in un concorso quasi sempre riservato a opere di grande narrativa. In fondo anche il mio editore Guanda è noto per romanzi e poesie: pure per loro pubblicare un saggio ha rappresentato un'eccezione. So poi che gli strumenti di morte non resteranno confinati ai campi di battaglia: come racconto nel mio libro, i narcos sudamericani e i terroristi islamici li stanno già utilizzando. Cosa accadrà quando finiranno nelle mani di un sicario di mafia? Come si potranno attribuire le responsabilità di un omicidio commesso con un drone guidato da centinaia di chilometri di distanza o affidato a un cervello elettronico?".
Il libro si chiude sull'incognita di un futuro dominato da un'intelligenza artificiale sempre più autonoma nelle decisioni belliche. Da giornalista che segue da trent'anni guerre e servizi segreti, quanto siamo pronti — culturalmente e politicamente — a governare questa trasformazione?
"Ottant'anni fa Isaac Asimov scrisse le regole della robotica. Ricordate qual era la prima? "Un robot non può recare danno a un essere umano né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno". Le abbiamo dimenticate perché tutti le abbiamo considerate fantascienza mentre oggi sono la realtà. Non siamo pronti a gestire questa rivoluzione e infatti siamo davanti a uno sviluppo selvaggio. Questo riguarda l'impiego bellico dell'intelligenza artificiale ma anche la trasformazione che sta imponendo a tutta la nostra società. Nessun governo e nessun organismo internazionale sta facendo qualcosa per porre dei freni o quantomeno dei paletti: la classe politica in tutto il pianeta sta ignorando il problema. C'è soltanto la voce della Chiesa: papa Leone ha dedicato la sua prima enciclica proprio a questo tema, sottolineando che le armi guidate dall'intelligenza artificiale rendono i nemici uccisi una statistica e le vittime un danno collaterale".
Letizia Cini
© Riproduzione riservata
Se vuoi leggere le notizie principali dell'isola d'Elba iscriviti alla Newsletter QUInews ELBA. Arriva gratis tutti i giorni alle 7:00 del mattino direttamente nella tua casella di posta.
Basta cliccare QUI
Se vuoi leggere le notizie principali della Toscana iscriviti alla Newsletter QUInews - ToscanaMedia. Arriva gratis tutti i giorni alle 20:00 direttamente nella tua casella di posta.
Basta cliccare QUI












