Attualità Venerdì 16 Ottobre 2026 ore 16:46
Dall'Elba a Milano, 550 km contro il bullismo

Presentato alla Gattaia il viaggio della Fondazione Uniti per Paolo: Andrea Pieri, 30 anni, di Marciana, partirà il 25 ottobre da Portoferraio
PORTOFERRAIO — "Non si molla un caxxo. Mamma, mi manchi". La voce di Paolo Sarullo arriva in videochiamata dalla clinica dove è ricoverato, e la sala della Gattaia si ferma. Basta quel collegamento per capire il senso del viaggio presentato oggi pomeriggio dalla Fondazione Uniti per Paolo ETS: 550 chilometri a piedi in quindici tappe, dal 25 Ottobre all'8 Novembre, da Portoferraio a piazza XXIV Maggio, sui Navigli di Milano.
La notte del 19 Maggio 2024, all'uscita di una discoteca del Savonese, un gruppo di giovani accerchia Paolo per portargli via il monopattino. Un pugno al volto, la testa sull'asfalto. Seguono due interventi neurochirurgici, mesi di coma, una tetraplegia. Oggi Paolo parla, ha ricominciato a camminare e ha scelto di perdonare chi lo ha colpito. Accanto a lui, sempre, c'è la madre Miranda, che ha lasciato la propria vita, e perfino le proprie cure oncologiche, per non staccarsi mai dal figlio. Sulla loro storia sarà girato un film. "Io non riesco a parlare come fa lei. – dice in sala – Anche se Paolo è vivo, non riesco ancora a raccontare quello che gli è successo. Quando mi ha detto 'mamma, io li ho perdonati', per una settimana gli ho risposto: tu non mi vedi, io non ci sono. Poi, piano piano, mi ha spiegato che voleva andare avanti e dare l'esempio agli altri, perché per una piccola cosa, una cazzata, può succedere di tutto. E non deve succedere".
Al tavolo dei relatori, con Andrea Pieri, sedevano il sindaco Tiziano Nocentini e Rossella Lamarra, presidente della Fondazione e sorella di Paolo. Presenti anche l'assessore all'Istruzione di Portoferraio Lorenza Burelli e il consigliere comunale allo Sport di Marciana Lorenzo Segnini. "Sarò naturalmente presente alla partenza di Andrea. – ha detto Nocentini – È un tema che mi tocca personalmente: vedere come la vita possa cambiare in un attimo. Gli atti di bullismo sono una realtà che non possiamo prendere alla leggera, non possiamo far finta di non sapere. Andrea si mette in gioco, e così dobbiamo fare anche noi".
Il protagonista del viaggio non è un atleta. Andrea Pieri lavora da dieci anni in una gelateria di Procchio e fino a pochi mesi fa correva cinque chilometri al giorno.
"Sono sensibile a questo tema perché da piccolo ho subito bullismo, un bullismo psicologico legato al fatto che ero in sovrappeso. – ha raccontato – Quando ho sentito e visto la storia di Paolo non ho potuto fare altro che scrivere alla Fondazione e decidere di partecipare". La sua email è arrivata dopo l'intervento di Paolo al Festival di Sanremo, lo scorso febbraio, e da allora dall'Elba sono arrivate tante telefonate di sostegno. Sui social Andrea documenta allenamenti e preparazione e lancia un appello: chiunque può camminare al suo fianco, anche solo per un chilometro.

"Tra i nostri obiettivi c'è anche dare una seconda opportunità agli aggressori: Paolo ha perdonato. – ha spiegato Rossella Lamarra – Perché l'Elba? Perché Andrea è di qui, e l'Elba è meravigliosa. Lungo il percorso incontreremo intere famiglie di ragazzi che hanno subito violenza. Il primo evento sarà a Viareggio, il secondo con la famiglia di Aba, il ragazzo accoltellato a scuola e morto. Un lavoro complesso, che arricchisce moltissimo tutti noi". La Fondazione offre assistenza legale e psicologica e borse di studio, e porta nelle scuole il progetto "Un'idea contro la violenza".
Il momento più atteso sarà a Genova. Paolo, che da quasi tre anni non torna a casa, otterrà un permesso speciale dalla clinica: il 31 Ottobre alle 19,30 sarà allo stadio Marassi per Sampdoria-Entella, la squadra in cui gioca il portoferraiese Andrea Tiritiello.

Alla Gattaia è arrivata anche Silvia, la mamma di Rachele Franchelli, morta a sedici anni per una forma rara di tumore. Con la sua associazione, Rachele Franchelli APS, si batte perché la lingua italiana dia un nome a chi sopravvive a un figlio: "atefano", dal greco, con l'alfa privativo, téknon ("figlio") e la radice di orphanós ("orfano"). Esiste l'orfano, esiste il vedovo, ma per questi genitori una parola non c'era. I Consigli regionali di Liguria e Piemonte hanno chiesto all'Accademia della Crusca di promuoverla, e la Crusca la accoglierà quando sarà entrata nell'uso comune. Per questo "atefano" sarà stampata sulla maglietta di chi correrà la maratona. Durante il video dedicato a Rachele, in fondo alla sala, due madri sono rimaste abbracciate: Silvia e Miranda. Due storie diverse, unite dallo stesso dolore e dalla stessa scelta di trasformarlo in impegno.
Per sostenere l'impresa si può donare con bonifico all'IBAN IT19B0306909606100000414261, causale "Maratona 2026". Un pugno è durato un istante: per rimediare servono 550 chilometri, e una comunità disposta a percorrerli insieme.
Letizia Cini
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