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Cronaca venerdì 22 gennaio 2016 ore 15:10

Badante a processo per truffa a un'anziana

Una donna di 94 anni aveva affidato a una conoscente le deleghe per i pagamenti ma la donna ne ha approfittato per rubarle quasi 60mila euro



PORTOFERRAIO — I raggiri agli anziani, alla luce delle ultime evoluzioni, si possono considerare come una vera piaga sociale che va a colpire le classi più deboli ed indifese approfittando, in maniera molto vile e meschina, del loro stato di solitudine. 

Uno di questi casi, purtroppo, è stato segnalato dai Carabinieri della stazione di Portoferraio, all’autorità giudiziaria livornese. Una 94enne portoferraiese, dal 2007 con serissimi problemi di deambulazione, oltre ad essere aiutata da una badante straniera nel fabbisogno quotidiano era stata avvicinata da una 53enne del luogo, nata e residente a Portoferraio che, conoscendola da anni, si era offerta di aiutarla sotto l’aspetto dell’economia domestica (pagamento mensile della badante straniera con i relativi contributi previdenziali, cosa peraltro avvenuta solo parzialmente, quello delle bollette ed il normale controllo del conto corrente bancario). 

La conoscenza pregressa fra le due faceva sì che in brevissimo tempo l'anziana abbia firmato la delega necessaria per la regolare gestione del proprio conto corrente bancario. Evidentemente, però, tale fiducia era mal risposta e, nel giro di qualche anno, la 94enne ha scoperto che il suo conto era stato praticamente prosciugato. 

Da una somma iniziale di circa 60mila euro si ritrovava solo con pochi spiccioli. Una scoperta che ha gettato l'anziana portoferraiese nella disperazione e che l'ha spinta a rivolgersi ai Carabinieri di Portoferraio che, con molta meticolosità,  sono riusciti a ricostruire i vari passaggi del denaro dal conto corrente bancario alle spese realmente sostenute, concludendo la loro attività di indagine con la segnalazione in stato di libertà della 53enne abitante a Portoferraio la quale, da qualche giorno, è stata rinviata a giudizio, su richiesta della Procura della Repubblica di Livorno che ha ritenuto sufficienti le prove fornite dagli uomini dell’Arma per la sussistenza del reato di circonvenzione di incapace, aggravata dalla prestazione d'opera e dall'aver cagionato un danno economico rilevante.

L'accusa dalla quale dovrà difendersi l’ex dipendente rischia di trasformarsi in una condanna sino a sei anni di reclusione, oltre chiaramente alla restituzione alla vittima del frutto dei sacrifici di un’intera vita.


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