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Attualità Venerdì 24 Luglio 2026 ore 11:21

Carcere "situazione sempre più critica"

Ingresso carcere di Porto Azzurro

Lobina, garante dei detenuti, lancia l'allarme sul peggioramento delle condizioni del carcere di Porto Azzurro.



PORTO AZZURRO — "Lasciate ogni speranza voi ch'intrate. Giovedì 16 Luglio 2026 ho visitato, accompagnata da un giovane agente, quasi tutte le sezioni, la galleria, il passeggio e la palestra della Casa di Reclusione “Pasquale de Santis” di Porto Azzurro. Erano le 10:30 circa, veniva distribuito il pasto. L’impressione che ne è derivata è a dir poco terribile. Rispetto al passato (ho visitato più volte i locali dell’Istituto) ho registrato un peggioramento notevole soprattutto per quanto riguarda la pulizia, le temperature, il decoro".

Lo scrive in una nota Raimonda Lobina, garante dei diritti dei detenuti della Casa di Reclusione di Porto Azzurro.

"Ormai le celle ospitano più di un detenuto, ma i servizi igienici a vista non permettono privacy e decenza, i corridoi, le scale, i muri, tutto è sporco e degradato, buio, caldo, soffocante. - prosegud Lobina - Alcuni locali fungono da magazzino, pieni di oggetti accatastati (materassi, sedie…). Non ho strumenti scientifici per valutare la sicurezza, ma ho visto fili elettrici pendere, carrelli dei pasti sporchi e arrugginiti, i detenuti che servono i pasti senza guanti o copricapo, i pavimenti allagati, coperti di fili e corde per non parlare della palestra dove sono parcheggiati attrezzi arrugginiti, sporchi, non manutenuti. Il passeggio, luogo dove i detenuti trascorrono l’ora d’aria, è uno squallido rettangolo di cemento, senz’ombra, senza verde: se lo si vedesse in un film si direbbe che è un’esagerazione, ma la realtà supera la fantasia…".

"I detenuti erano nella maggior parte in giro o nelle celle a non fare niente, rassegnati ad una vita di inerzia, dove la tentazione a compiere gesti insani o dannosi nei confronti degli altri è molto alta. - aggiunge Lobina - Pochi lavorano, si sa, molti trascorrono la loro giornata a non far nulla, uomini forti e che dovrebbero essere attivi. Il rumore della musica è pazzesco, spesso faccio fatica a sentire quello che l’agente che mi accompagna mi dice. L’atmosfera è afosa, maleodorante. Ma quello che mi colpisce ancor di più è che, rispetto al passato, durante le visite da sola o insieme ad esterni, questa volta i detenuti non mi fermano, non mi chiedono niente, sono indifferenti e questo mi spaventa ancora di più perché temo che abbiano perso ogni speranza, ogni volontà di cambiamento". 

"Vedo uomini, e fra loro molti giovanissimi, trascurati, non sempre puliti, che vagano da un luogo all’altro, privi di interessi, abulici. - continua Lobina - Più volte ho denunciato sulla stampa locale e alle autorità competenti la situazione di Porto Azzurro che da Case di Reclusione si sta trasformando in un circondariale, senza averne i requisiti, che, oltre ai problemi strutturali, tradisce una carenza di organico paurosa a fronte di un sovraffollamento sempre crescente (414 detenuti per una capienza di 334), con una popolazione carceraria sempre più malata, affetta da problemi psichiatrici gravi e non adatta ad un regime carcerario". 

"La Direzione, gli operatori, sia la polizia, sia l’area educativa, compiono sforzi incredibili, lavorando in condizioni spesso estreme (soprattutto i poliziotti) o non sicure, sovente per loro risultano vani i tentativi di mettere in atto percorsi o progetti a media lunga scadenza, perché urgenze impellenti distolgono da tali attività. - prosegue - La società civile deve essere consapevole di tale situazione, le autorità tutte devono prendere urgentemente tutti i provvedimenti per iniziare a risolvere questi problemi prima che sia troppo tardi".

"Sono per natura ottimista, più volte ho elogiato buone pratiche e percorsi virtuosi di questo carcere, ma ormai non si può più aspettare e poiché gli aspetti negativi prevalgono di gran lunga su quelli positivi, è necessario un cambio di marcia. E’ stata accolta con interesse la notizia della conclusione della prima parte dei lavori di restauro della facciata della chiesa spagnola che si trova all’interno del carcere, anche perché ha visto il coinvolgimento attivo della popolazione carceraria, ma se i vari ministeri e le sovrintendenze hanno trovato fondi così cospicui per questo restauro, trovino anche i fondi per risanare e togliere dal degrado un luogo dove centinaia di persone, detenuti e lavoratori, trascorrono la loro esistenza, trovino i fondi per un incremento dell’organico, per finanziare lavoro e salute. Davvero non si può più attendere".


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