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Politica mercoledì 27 maggio 2015 ore 17:05

Maestrini: 4 proposte per l'Elba

​Carla Maestrini, candidata Pd alle elezioni regionali con Enrico Rossi, propone le sue idee per dare nuovo slancio alle'isola d'Elba



PIOMBINO — "Quattro proposte:

1) Leggi eguali per diseguali producono diseguaglianza.
Ecco perché occorre una legge sulle Isole minori, perché le condizioni oggettive di vita dei cittadini che le abitano sono diverse dagli altri territori. Le isole devono essere riconosciute con una normativa speciale che svolga un ruolo di testo unico mettendo a sistema gli strumenti che sono già in vigore così come elaborandone di nuovi. C’è stato un dibattito in Parlamento per arrivare ad un testo di legge nazionale, io credo che si debba in ogni caso lavorare su base Regionale per produrre un testo sull’Arcipelago Toscano per esaltarne le opportunità così come per sostenerne i servizi.

2) Lorenzo Lambardi sindaco del PD di Campo (insieme ai suoi colleghi) ha proposto mesi fa l’istituzione di una zona franca. Io credo si debba riprendere con laicità questa proposta. Le zone franche sono disciplinate a livello comunitario e gli stati nazionali in linea con le leggi sul mercato unico valutano proposte da avanzare alla comunità europea. La Toscana deve aprire una discussione seria su questo tema così come ha proposto per l’Accordo di Programma su Livorno immaginando in quel porto l’istituzione, appunto, di una zona franca. Pensare di intervenire per ridurre drasticamente l'IVA ed altre imposizioni fiscali potrebbe ridurre il gap dei trasporti sulle isole, dare competitività alle imprese e favorire diffusamente maggiori opportunità sociali e di lavoro.

3) Riclassificare l’ospedale di Portoferraio dentro l’integrazione con Piombino e Cecina. Il piano sociale e sanitario approvato prevede per l’Isola d’Elba la previsione di un ospedale di prossimità che poi si può rafforzare con tutta una serie di servizi e investimenti previsti dall’accordo del 2012 tra Comuni e Regione. La Toscana ha comprensibilmente scelto con l’accordo del 2012 di immaginare per l’Elba un ospedale che fosse qualcosa di più di un semplice presidio di prossimità come previsto dal Piano Sociale e Sanitario della Regione. Tuttavia la lentezza nell’attuazione dell’accordo del 2012 ha creato comprensibili dubbi e timori sul futuro della sanità elbana dentro il processo di integrazione con Piombino e Cecina. 

Ecco che dobbiamo provare a ribaltare il concetto e aprire una discussione per inserire in legge il principio che l’ospedale dell’Elba deve avere le caratteristiche di un ospedale di primo livello da realizzare dentro l’integrazione dei poli con Piombino e Cecina. Questo può essere il punto di sintesi alta. L’obiettivo di riclassificare le funzioni del presidio sanitario elbano con lo strumento dell’integrazione dei poli ospedalieri. Questo disegno strategico può consentire a tutti di recuperare l’unità con l’Isola d’Elba e superare l’idea diffusa di arretramento dei servizi sanitari sull’ isola che, a torto o a ragione, si è manifestato diffusamente tra i cittadini dell’ Elba.

4) Distanze zero.
I cittadini tutti ed in particolare i giovani vivono la condizione oggettiva del gap geografico dell’insularità. Frequentare centri formativi, luoghi del sapere e dell’innovazione è di per sé più complesso per chi abita nelle isole minore. Per questo estendendo il progetto della Regione Toscana “Giovani sì", proprio sulla specificità insulare sarebbe interessante costruire un progetto calibrato tutto sull’innovazione. Formazione a distanza, telelavoro, connessione con i centri più avanzati per progetti specifici di qualificazione del tessuto imprenditoriale, occupazione femminile. Oggi l’innovazione tecnologica può la dove le distanze fisiche un tempo rappresentavano barriere oggettive. Per questo occorre sperimentare sull’Isola, con contributi pubblici e privati e agganciando la rafforzata autonomia scolastica prevista dalla riforma della scuola, un progetto per la qualificazione dello sviluppo, la formazione e un rapporto virtuoso tra l’isola e i centri di eccellenza della Regione, sul modello del “progetto trio” che la Regione Toscana concepì qualche anno fa e calibrato appositamente sulle aree disagiate.



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