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Studio Banca del Fucino, economia Usa tra incertezze e stabilità

ROMA (ITALPRESS) – Sono passati meno di 18 mesi da quando Donald Trump riceveva per la seconda volta l’incarico di Presidente degli Stati Uniti. Tra annunci di dazi commerciali su vasta scala, numerose sospensioni e retromarce sulle policy implementate, ripetuti scontri con la Federal Reserve e un approccio altamente assertivo sul piano delle relazioni internazionali, […]



ROMA (ITALPRESS) – Sono passati meno di 18 mesi da quando Donald Trump riceveva per la seconda volta l’incarico di Presidente degli Stati Uniti. Tra annunci di dazi commerciali su vasta scala, numerose sospensioni e retromarce sulle policy implementate, ripetuti scontri con la Federal Reserve e un approccio altamente assertivo sul piano delle relazioni internazionali, questo secondo mandato trumpiano è stato all’insegna della discontinuità con il passato.Almeno nei modi, perchè i nodi di fondo che le politiche economiche di Trump mirano a risolvere sono i medesimi delle presidenze che si sono succedute almeno dalla grande crisi del 2008: il declino della manifattura nazionale, il deficit commerciale, il deficit e il debito pubblici, il ruolo internazionale del dollaro.E’ questo il punto di partenza del nuovo approfondimento macroeconomico della rubrica Fucino Flash dell’Ufficio Studi della Banca del Fucino, intitolato Un anno di Trump: un bilancio provvisorio. Lo studio intende dare risposta alle seguenti domande: quali effetti macroeconomici hanno prodotto le policy implementate dalla presidenza Trump nel corso del 2025? Hanno raggiunto gli obiettivi sperati o no?Dati consuntivi del 2025 alla mano, la ricerca della Banca del Fucino sgombra subito il campo da ipotesi “catastrofiste”: le politiche trumpiane non hanno portato affatto al tracollo dell’economia a stelle e strisce paventato da alcuni critici.La crescita si è mantenuta relativamente robusta, al 2,2%; il tasso di disoccupazione è rimasto inferiore al 4,5%; anche l’inflazione, prevista in forte rialzo a causa dei dazi, si è invece mantenuta in media su livelli inferiori a quelli del 2024, seppur siano da evidenziarsi rilevanti rincari su una vasta serie di prodotti intermedi e strumentali. Il 2025 ha inoltre visto la produzione manifatturiera Usa tornare a crescere su base annua, con una variazione pari al 2,6% a gennaio 2026, un risultato che pone fine a oltre due anni di contrazione della produzione. In lieve miglioramento anche il saldo della bilancia commerciale, che – pur restando in negativo per 901,5 miliardi – ha visto interrompersi il trend di forte crescita del deficit registrato ancora nel 2024. Molto più modesti, invece, gli impatti sul fronte del debito e del deficit pubblici.Tuttavia, neppure i sostenitori delle politiche di Trump hanno visto soddisfatte le loro migliori aspettative.Il settore manifatturiero, per esempio, ha sì visto la produzione tornare a crescere, ma senza che tale crescita si traducesse in un aumento dell’occupazione del settore, calata invece di 108 mila unità in un anno. In peggioramento è risultato anche il saldo della bilancia commerciale lato beni, con il deficit che è passato da 1215,4 a 1240,9 miliardi in un anno, nonostante l’imposizione di dazi sull’import. La crescita economica è rallentata, e lo stesso è accaduto all’occupazione. Anche le performance di borsa sono state inferiori all’anno precedente, con l’aggravante (per gli investitori esteri) di una significativa svalutazione del dollaro (-15% rispetto all’euro).Quanto alle prospettive, esse si collocano in un contesto di elevata incertezza su più fronti. La politica dei dazi è stata sconfessata dalla Corte Suprema, e non è chiaro quale sarà l’esito della controversia. Ma soprattutto, con diversi partner commerciali di rilievo – Cina in primis – accordi definitivi in materia di politica commerciale devono ancora essere raggiunti.Da ultimo, come ovvio, la guerra in corso in Medio Oriente apre e amplifica scenari estremamente incerti, con potenziali forti ripercussioni di estremo rilievo sia sul piano geopolitico che su quello economico e dei mercati finanziari, soprattutto nel caso di una non rapida conclusione del conflitto, o – peggio – di un suo allargamento.Sarà probabilmente necessario un orizzonte pluriennale per comprendere con maggiore precisione la direzione che intraprenderà l’economia della principale potenza mondiale e per valutare pienamente gli effetti della politica dell’amministrazione Donald Trump. E’ tuttavia già possibile tracciare un primo, sintetico bilancio: la tabella seguente riporta i principali dati relativi all’andamento dell’economia, alla bilancia commerciale, ai conti pubblici e alla posizione del dollaro nel 2025, ponendoli a confronto con quelli dell’anno precedente. Sulle 15 variabili analizzate, 7 hanno il semaforo verde (trend positivo), 8 il semaforo rosso (trend negativo).-foto Ipa Agency –(ITALPRESS).

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