
MILANO (ITALPRESS) – La nuova competizione per energia, dati e sicurezza delle infrastrutture si sta spostando in mare. Ed è nel Mediterraneo che si giocherà una partita decisiva per la competitività dell’Europa e dell’Italia. Grazie alla sua posizione geografica e a una filiera industriale tra le più avanzate al mondo nei cavi sottomarini, nell’ingegneria offshore, nella cantieristica e nelle telecomunicazioni, l’Italia ha l’opportunità di affermarsi come snodo strategico tra Europa, Africa e Medio Oriente per i flussi energetici e digitali del futuro. Allo stesso tempo, i porti italiani sono chiamati ad affrontare una trasformazione per accompagnare la transizione energetica e intercettare nuove filiere industriali legate a energie rinnovabili, elettrificazione e decarbonizzazione.E’ quanto emerge dalle due nuove ricerche del Blue Economy Monitor, l’Osservatorio promosso da Intesa Sanpaolo e SDA Bocconi School of Management che analizza le principali trasformazioni dell’economia del mare e il contributo che il settore può offrire alla crescita sostenibile e alla competitività del Paese.Pur analizzando ambiti differenti, le due ricerche mostrano che il mare sta assumendo un ruolo sempre più strategico nelle grandi sfide che riguardano energia, digitalizzazione, sicurezza delle infrastrutture e competitività industriale. La capacità di sviluppare reti, connessioni e nuovi ecosistemi produttivi legati all’economia del mare rappresenterà un fattore determinante per il posizionamento dell’Italia e del Mediterraneo nei prossimi anni. Dai cavi che trasportano il 99% del traffico dati mondiale alle nuove reti energetiche sottomarine, fino all’evoluzione dei porti in piattaforme della transizione energetica, la Blue Economy si conferma uno dei principali fattori di sviluppo dei prossimi decenni.Elisa Zambito Marsala, Responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo ha commentato: “La Blue Economy si conferma uno dei più promettenti motori di sviluppo per il Paese, capace di generare innovazione, attrarre talenti, investimenti e creare nuove opportunità in ambiti strategici come le infrastrutture sottomarine, l’eolico offshore, la transizione energetica dei porti e le tecnologie digitali. Le trasformazioni in atto nelle economie del mare richiedono nuove competenze e profili professionali. Per questo investire nel sostegno alla ricerca e nella formazione, rafforzando il dialogo tra imprese, università e ricerca, significa creare nuove opportunità per i giovani, contrastare la fuga dei talenti e attrarre competenze qualificate, a beneficio della competitività del Paese nel contesto europeo ed internazionale”.Stefano Caselli, Dean della SDA Bocconi School of Management: “Il Blue Economy Monitor della SDA Bocconi, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, ha l’obiettivo di contribuire a evidenziare macro-trend che incidono, e incideranno sempre di più, sulle strategie aziendali e sulle policy pubbliche in un settore di crescente rilevanza per l’economia italiana. L’evento di oggi e le ricerche presentate contribuiscono non solo al trasferimento di conoscenze, ma anche a chiarire opportunità e rischi per il sistema economico italiano, in un’ottica più ampia di posizionamento geoeconomico e geopolitico nel Mediterraneo”. La prima ricerca, firmata da Oliviero Baccelli e Stefano Riela, evidenzia come l’Italia possa valorizzare la propria posizione geografica e il patrimonio di competenze industriali per diventare un punto di riferimento nelle reti elettriche e digitali sottomarine. Lo studio individua nelle interconnessioni elettriche sottomarine, nei cavi per le telecomunicazioni e nelle infrastrutture legate alla transizione energetica alcuni dei principali driver di sviluppo della Blue Economy europea. Le prospettive di crescita sono significative: entro il 2050 l’eolico offshore potrebbe coprire fino al 30% del fabbisogno elettrico dell’Europa, generando una forte espansione della domanda di cavi sottomarini ad alta tensione necessari a collegare impianti rinnovabili, sistemi di accumulo e reti energetiche sempre più integrate.L’analisi sottolinea inoltre il valore della filiera industriale italiana che coinvolge aziende leader nella produzione di cavi, nell’ingegneria sottomarina, nella cantieristica e nelle telecomunicazioni, e rappresenta una leva importante per la competitività del Paese e per cogliere le opportunità di crescita del settore.La seconda ricerca, realizzata da Oliviero Baccelli e Susanna Dorigoni, analizza invece il ruolo dei porti italiani nella transizione energetica. Lo studio evidenzia come il sistema portuale nazionale sia chiamato a gestire una profonda trasformazione: una quota rilevante delle merci movimentate negli scali italiani è ancora legata ai combustibili fossili, mentre crescono le opportunità offerte dall’elettrificazione delle banchine, dalle energie rinnovabili, dalla logistica per l’eolico offshore e dai progetti di cattura e stoccaggio della CO2.Attraverso un’analisi comparata delle Autorità di Sistema Portuale italiane, la ricerca mostra una preparazione disomogenea rispetto alle nuove sfide. Alcuni territori si distinguono per la capacità di sviluppare progetti collegati alla transizione energetica, mentre altri risultano maggiormente esposti agli effetti della progressiva riduzione dei traffici legati ai combustibili fossili.Francesco Perrini, responsabile scientifico del Blue Economy Monitor della SDA Bocconi: “Le due ricerche dimostrano che la transizione energetica e lo sviluppo dell’economia sottomarina stanno ridefinendo in modo sempre più pervasivo il ruolo strategico delle infrastrutture marittime italiane.In tale contesto, una maggiore integrazione tra porti, reti subacquee e politiche pubbliche emerge come fattore determinante per sicurezza energetica, crescita economica e autonomia tecnologica del Paese, che si pone sempre di più in una posizione di leadership nel Mediterraneo su questi temi”.Le due ricerche convergono su un messaggio comune: il mare rappresenta una leva strategica per la competitività e la sostenibilità del Paese. La crescita delle reti energetiche e digitali sottomarine, insieme all’evoluzione dei porti verso funzioni energetiche e industriali più avanzate, può generare nuove opportunità di sviluppo, occupazione e innovazione, a condizione che investimenti, competenze e politiche pubbliche procedano in maniera coordinata.-foto f28/Italpress –(ITALPRESS).