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Attualità lunedì 14 novembre 2022 ore 12:00

"Gorgona" vince al Festival dei popoli

La premiazione a Firenze

Il documentario di Antonio Tibaldi dedicato alla vita sull'isola-carcere ha ottenuto il riconoscimento come migliore progetto italiano



ISOLA DI GORGONA — La vita a Gorgona, l’isola-carcere nel mare toscano davanti Livorno. L'ha raccontata Antonio Tibaldi in “Gorgona”,  documentario vincitore del Concorso Italiano alla 63esima edizione del Festival dei Popoli, la cui cerimonia di premiazione si è svolta sabato 12 Novembre presso il cinema La Compagnia di Firenze.

La Gorgona, a una trentina di chilometri da Livorno, è un’isola-carcere, ma del tutto particolare. È infatti l’unico penitenziario in Europa concepito come una colonia agricola in cui i detenuti lavorano per produrre verdure o formaggi, per allevare animali o curare orti. Uno spazio di lavoro che permette ai detenuti di vivere all’aria aperta, in uno spazio che sembra un paradiso, immerso nel sole della Toscana e illuminato dai riflessi del Tirreno. Lo sguardo della macchina da presa segue le giornate di chi sconta una pena e di chi lavora in un carcere che non sembra un carcere e che la macchina da presa restituisce al nostro sguardo come fosse uno spazio fuori dal mondo.

In questo viaggio incontriamo i gesti propri di un operato quotidiano, ma anche i volti di chi vive in un presente apparentemente positivo, comunque attraversato dalle ombre del passato, e dalla speranza, mai sopita, di poter tornare a essere veramente libero. Un film che osserva la vita di una comunità particolare, sospesa, con l’attenzione di uno sguardo che non giudica ma cerca di cogliere il movimento visibile di vite particolari.


“Da ragazzino - ha spiegato il regista in una nota rilasciata al festival - mi trovavo su una piccola barca a vela durante una libecciata, la pala del timone si ruppe a poche miglia da Gorgona. Via radio chiedemmo l’autorizzazione di accedere al porticciolo. Eravamo l'unica barca nel porticciolo, trattandosi di un'isola carcere il cui accesso è severamente vietato. Seduto nel pozzetto della barca guardavo i campi della valle antistante con questi puntini -- i detenuti 'liberi' dell'isola -- che con tanto di forche e pale, lavoravano la terra. Quella notte non riuscii a dormire. Temevo che uno di questi uomini potesse salire a bordo della nostra barchetta e ucciderci tutti. Mi era rimasto quel vivido ricordo di paura e 'timore del detenuto'. L’idea di tornare su quell’isola per girare un documentario rappresentava per me un modo di confrontare e contraddire quella paura. Al termine del primo sopralluogo nel 2017, ho scoperto che su quest’isola remota esiste un ‘mondo parallelo’ unico e sorprendente. Non essendoci negozi, né ristoranti, né cellulari, né macchine, né motorini, è come se il tempo si fosse fermato e non avesse contaminato l’isola. Il mio lavoro è stato quello di osservare con la telecamera, con pazienza e perseveranza, il comportamento umano che avveniva di fronte a me. Osservare innanzitutto il lavoro di questi uomini, che in questo contesto carcerario, assume un’importanza monumentale.”

Antonio Tibaldi è un regista italo-australiano che vive a New York. I suoi film sono stati presentati in festival internazionali tra i quali Sundance, San Sebastian, IDFA, Rotterdam e Tribeca. Per UNTV (Televisione delle Nazioni Unite) realizza dei documentari in Sud America, Centro America, Africa e Asia che mettono in luce argomenti che altrimenti non verrebbero affrontati dalle emittenti televisive mondiali.


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