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​L'Elba fra le pagine: un’Isola che è tutta romanzo

Foto di: ChatGPT

Piccolo vademecum per scegliere libri che hanno l'Elba come scenario: dal Novecento a oggi, lontano dal mito napoleonico, un lembo di terra capace di ispirare storie diversissime



ISOLA D'ELBA — L’Elba non è stata solo la terra dell’esilio di Napoleone. Da quasi un secolo scrittori italiani e stranieri ne hanno scelto le coste, i borghi, i silenzi come sfondo — e talvolta come vero protagonista — dei propri romanzi. Proviamo a raccontarne alcuni, consapevoli che l’elenco potrebbe allungarsi all'infinito: chi approda su questo Scoglio, prima o poi, sente il bisogno di raccontarlo, magari fra le righe.

Si può partire da Luigi Berti, elbano di Portoferraio, che muove i primi passi nella narrativa con «Canzone di tempo sereno» (1932), interamente ambientato in patria. Sulla stessa linea si colloca Michele Villani, tra i pochi autori a non aver mai lasciato l’isola: in «Anni all'isola» (1941) affida alle pagine la nostalgia per un’epoca già trascorsa, lontana dalla retorica del tempo.

Un salto in avanti porta a Joanna Scott, docente universitaria americana a Rochester, innamorata dell'Elba al punto da dedicarle due opere. In «Tourmaline» (2002) racconta la vicenda di Murray Murdoch, imprenditore statunitense che nel 1956 sbarca con moglie e quattro figli, attratto dai giacimenti minerari; la sua storia si intreccia con la misteriosa scomparsa di una donna, Adriana Nardi. Tre anni dopo, con «Liberation» (2005), tradotto anche da noi, la scrittrice torna sullo stesso territorio per narrare la Liberazione del 1944 attraverso gli occhi di una bambina di dieci anni e il legame con un giovane soldato senegalese in fuga dal proprio reparto.

Negli anni più recenti il giallo ha trovato terreno fertile tra questi paesaggi. Alessandra Fagioli, romana di nascita ma elbana d'origine, colloca «Scacco all’isola» (Robin Editore, 2020) — candidato al Premio Strega 2021 — tra insenature e borghi, dove la commissaria Anna Tesei indaga su una serie di morti sospette insieme all'amica d'infanzia Emma Lamon, scrittrice di gialli sopravvissuta a un naufragio.

Vito Ribaudo punta invece su Capoliveri per il suo noir «L'elbano»: nel paese, la quiete apparente dei chiassi nasconde l'ombra inquietante di un personaggio anonimo che progetta delitti, mentre un insolito inverno di vento gelido stravolge l'immagine consueta del luogo assolato.

Diverso il registro di Gabriella Pirazzini, che con «La misura» (Giraldi Editore) racconta la storia di Etienne, un francese attratto dal paesaggio, e delle donne che ruotano intorno a lui. Un romanzo nato quasi per caso, spiega l’autrice, dalle prime righe scritte d'impulso durante una vacanza, poi trasformate in una trama compiuta. Più a sud, la penisola del Calamita fa da sfondo a «Il lato buio del paradiso. Prigionieri dell’isola» di Massimo Muzzarelli: un thriller che, tra memoria storica, identità e desiderio di fuga, trasforma il paesaggio minerario in un protagonista silenzioso e potente, mentre ogni scoperta apre nuovi interrogativi e conduce il lettore sempre più in profondità in una vicenda dove nulla è come appare.

Chiude la carrellata Francesca Bertuzzi, voce ormai affermata della narrativa di genere italiana, che ha scelto questo territorio come palcoscenico unico del suo ultimo lavoro, «La star» (Giunti, 2024): un thriller che intreccia i meccanismi perversi dei media contemporanei con un caso dai contorni sempre più inquietanti.

Va citato anche «Acciaio» di Silvia Avallone (Rizzoli, 2010): oltre 350mila copie vendute, Premio Campiello, finalista allo Strega, tradotto all'estero (in inglese, non a caso, come «Swimming to Elba»). La storia di Anna e Francesca, adolescenti nella Piombino operaia degli altoforni, si consuma quasi tutta sulla terraferma, ma l’Isola resta il vero orizzonte del romanzo: la si vede dalla spiaggia come «un paradiso impossibile», meta agognata e proibita per chi cresce tra i casermoni dell'acciaieria, finché le due amiche, nel finale, decidono di attraversare il mare e raggiungerla davvero.

Dal Novecento a oggi, dunque, Ilva – come avevano ribattezzato la perla dell’Arcipelago Toscano i latini facendo riferimento alla presenza di minerali di ferro e da cui deriva anche il nome della moderna acciaieria- resta molto più di uno scenario da cartolina: è un personaggio essa stessa, capace di custodire misteri e destini che ogni generazione di narratori continua a voler raccontare.

Letizia Cini
© Riproduzione riservata


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