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Attualità venerdì 01 novembre 2013 ore 21:10

Da Ognissanti al 2 novembre, uno sguardo sulle nostre tradizioni



ISOLA D'ELBA - Credenti o no è innegabile che le festività di "Tutti i Santi", in occasione del primo novembre, e del 2 novembre, giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, sono molto sentite nel nostro Paese. Ognuno ha la sua storia, il suo vissuto, le proprie tradizioni regionali, ma ovunque in Italia, nonostante la secolarizzazione della fede e le tradizioni d'oltreoceano abbiano fatto la loro parte, queste ricorrenze non restano dimenticate. Ad aiutare il tutto anche il fatto che il primo novembre non è solo festa religiosa, ma anche festa civile e che non si disdegnano in questa occasione brevi viaggi per trovare amici e parenti, o anche solo per distrarsi un pò. Per contro il due novembre, giorno dedicato ai defunti, nonostante sia momento sentito in tutte le famiglie, non si è mai trasformato in giorno di festività nazionale, ma questo non ha ridotto la sua importanza. E allora sono tantissimi coloro che in occasione di questa giornata si recano nei cimiteri di tutta Italia,per portare un fiore e dire una preghiera sulle tombe dei propri cari. E all'Elba, come nel resto del "bel Paese", la tradizione è forte. Ma da dove nasce questa ricorrenza? Le origini sarebbero bizantine, ma nella chiesa latina il tutto si farebbe risalire all’abate benedettino Sant’Odilone di Cluny che, nel 998, stabilì che le campane delle abbazie fossero fatte suonare con ritocchi funebri, dopo i vespri del 1° novembre per celebrare i defunti. Ma accanto al culto della preghiera c'è anche qualche tradizione legata al folklore e al mondo pagano. In molte località d'Italia si è diffusa l'usanza di preparare alcuni dolciumi, chiamati "dolci dei morti" per celebrare la giornata. In Sicilia durante la notte di ognissanti la credenza vuole che i defunti della famiglia lascino dei regali per i bambini insieme a dolci caratteristici. In Toscana, in provincia di Massa Carrara, il 2 novembre è l'occasione del bèn d'i morti, con il quale in origine gli estinti lasciavano in eredità alla famiglia l'onore di distribuire cibo ai più bisognosi. Nella zona dell'Argentario era invece tradizione cucire delle grandi tasche sulla parte anteriore dei vestiti dei bambini orfani, affinché ognuno potesse metterci qualcosa in offerta. E pare che ci fosse anche l'usanza di sistemare piccole scarpe sulle tombe dei bambini defunti perché si pensava che nella notte del 2 novembre le loro anime tornassero in mezzo ai vivi. Singolare invece la similitudine fra le tradizioni abruzzesi e la festa di Halloween: in entrambe le culture era ed è tradizione intagliare le zucche e porvi una candela all'interno per utilizzarle come lanterne. Più vicino a noi a Livorno e dintorni, per il due novembre, è usanza mangiare i fruttini, dolci di marzapane a forma di frutta, per allietare la giornata. E si scopre così che da una parte all'altra del mondo, in fondo, credenze, abitudini, tradizioni e festività non sono poi così diverse.


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