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Cronaca mercoledì 01 aprile 2015 ore 18:29

Carico di aragoste sequestrate dalla Capitaneria

L'operazione LOBSTER della Direzione Marittima di Livorno ha prodotto oltre 50mila euro di sanzioni e quasi una tonnellata di prodotti sequestrati



PORTOFERRAIO — Prodotti ittici non tracciati, cattura di specie in periodo vietato, mancata registrazione degli sbarchi del pescato. Sono queste le violazioni più rilevanti riscontrate dagli ispettori pesca delle Capitanerie di porto della Toscana durante l’operazione “Lobster”, coordinata dalla Direzione Marittima di Livorno, comandata dall’Ammiraglio Arturo Faraone. 

Una dieci-giorni di controlli serrati in mare ed a terra, con 75 uomini e 14 mezzi navali impiegati che hanno sottoposto a verifica tutta la filiera, dalle operazioni di cattura, alle verifiche allo sbarco del pescato, alla vendita all’ingrosso, al dettaglio, alla grande distribuzione ed alla ristorazione. Non sono mancate, altresì, le verifiche effettuate incrociando i dati provenienti dai sistemi di monitoraggio dei pescherecci, e quelli inseriti dagli operatori commerciali nelle banche dati. 

Complessivamente, i 340 controlli ispettivi hanno portato alla scoperta di 50 illeciti e all’applicazione di sanzioni per circa 53mila euro, oltre che al sequestro di quasi una tonnellata di prodotti ittici. In particolare, a Portoferraio alcune aragoste, la cui cattura nei nostri mari è vietata dal 1 gennaio al 30 aprile di ogni anno, venivano illecitamente catturate da un motopeschereccio. 

Il comandante che alla vista degli uomini della Guardia Costiera aveva tentato di liberarsi degli esemplari rigettandoli in mare, veniva sanzionato per 4mila euro, uniti all’applicazione di ben 11 punti di penalità sul proprio titolo professionale e sulla licenza di pesca dell’impresa. 

A Livorno presso un grossista, nonché a Prato in un ristorante etnico, sono state rinvenute alcune partite di prodotto ittico privo delle informazioni obbligatorie necessarie per la tracciabilità dello stesso. 600 i chilogrammi di orate, naselli, sogliole, aragoste, rane pescatrici, polpi ed altre specie tipiche, sono state sequestrate dai militari che hanno redatto i verbali comminando sanzioni ai responsabili per un totale di 6mila euro per l’immissione in commercio e tentata somministrazione di alimenti di provenienza dubbia. 

Sempre a Prato, i militari della Capitaneria di Livorno hanno inoltre scoperto, durante un’ispezione ad un ingrosso gestito da persone di nazionalità cinese, la completa asportazione di circa 2,5 tonnellate di prodotto ittico oggetto di sequestro penale in una precedente operazione di controllo. La sparizione della merce e la rottura dei sigilli è stata contestata ad un uomo di nazionalità cinese, da tempo irreperibile alle autorità, ma rintracciato dalla Guardia Costiera dopo un’accurata ricerca. 

47 nasse e 100 metri di rete da posta, sono stati invece oggetto di sequestro nei confronti di pescatori pseudo-sportivi nelle zone di Livorno e Viareggio. 5mila euro le sanzioni inflitte agli abusivi. Pesante multa, 4mila euro invece, è stata applicata ad un peschereccio della marineria di Porto Santo Stefano, il cui comandante ha tentato di manomettere il dispositivo di localizzazione installato a bordo (la cosiddetta blue box). 

Gli ispettori del Centro Controllo Area Pesca di Livorno, attraverso i sistemi di monitoraggio, hanno verificato le continue interruzioni del segnale da parte dell’unità nautica che spariva e ricompariva sugli schermi in maniera anomala. Dai controlli effettuati a bordo veniva verificata la presenza illecita di un interruttore montato ad hoc che una volta azionato permetteva all’imbarcazione di pescare in zone presumibilmente vietate, in maniera indisturbata e incontrollata. 

Infine, ancora i sistemi informatici, sempre più strumenti indispensabili per l’attività di controllo, sono stati necessari per scoprire alcuni illeciti commessi a Livorno da tre pescherecci della locale marineria, i cui comandanti avevano omesso di presentare alle autorità le dichiarazioni di sbarco del pesce catturato in mare durante la campagna di pesca del pregiato rossetto. I militari della Capitaneria, infatti, attraverso l’analisi delle banche dati, si sono accorti che alle quantità di prodotto scambiate dai grossisti, non corrispondevano altrettanti documenti attestanti gli sbarchi, il cui obbligo di registrazione ricade in capo alle imprese di pesca. 

12mila euro e 9 punti di penalità sono il complessivo carico che i tre motopesca si sono dovuti dividere per le violazioni alla normativa. Dopo l’operazione “Lobster”, i controlli continueranno, anche in vista dell’imminente festività Pasquale, durante la quale, tradizionalmente, la presenza di prodotti ittici sulle tavole dei consumatori aumenta in maniera sensibile.



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