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Attualità martedì 08 marzo 2016 ore 11:28

L'allevamento dei campioni

Marino Tesei miete successi a livello nazionale e internazionale con suoi cani da caccia. Storia di un'eccellenza elbana poco conosciuta



CAMPO NELL'ELBA — 50 anni di passione, sacrifici e continua ricerca della perfezione. E' così che Marino Tesei, a 70 anni, è diventato ormai uno dei migliori allevatori di cani da caccia a livello nazionale. Il suo regno si trova a Sant'Ilario: dritto dopo il bar, alla fine della strada. Ci accoglie in tenuta da lavoro, stava pulendo le gabbie del canile come fa ogni mattina da una vita. La colonna sonora della nostra chiacchierata sono le voci dei cani: una quarantina tra quelli ospitati e quelli da allevamento.

La storia comincia dalla fine, Marino si è imposto ancora un volta in una competizione nazionale portando a casa l'ennesimo premio, ma presto diventa un viaggio a ritroso nella vita di questo ex operaio di falegnameria che aveva la fissa dei cani e che ha fatto della propria passione un lavoro e di quel lavoro un'eccellenza. "Alle sette attaccavo in falegnameria - racconta - ma alle cinque di mattina ero già qua a sistemare i cani".

Apre un casottino laterale per prendere l'ultima coppa vinta, quando buttiamo un occhio dentro quella che vediamo è una stanza ricolma fino al soffitto di premi e riconoscimenti, accatastati uno sull'altro: "E non sono tutti - commenta - quelli più importanti li ho a casa".

L'ultima fatica è stata in terra di Sardegna: 3 primi posti assoluti nella categoria "Caccia su selvaggina da fermo" con cani continentali (Breton e Bracco tedesco) nella competizione che si è tenuta dal 24 al 26 febbraio. Un giorno di gara l'ha dovuto anche saltare per tornare all'Elba e non rischiare di restare a Piombino causa maltempo. Con lui gli altri protagonisti di questa storia: Ozil, un Breton di 3 anni che Marino assicura essere un campione, Derke, Breton di 6 anni e Ginger, una Bracco tedesco di appena un anno.

"La gara è molto impegnativa -spiega Marino - in 15 minuti il cane deve attraversare tutto il campo di gara tenendo costantemente il muso al vento per sentire la selvaggina (in questo caso pernici sarde), quando la trova si deve avvicinare senza farla alzare in volo e quando sente il colpo di pistola a salve che fa scappare l'animale si deve immobilizzare. E' questa la parte più difficile perchè cani così giovani e pieni di energia, se non sono perfettamente addestrati, corrono dietro la pernice".

Ci vuole fortuna per trovare il campione nella cucciolata, occhio per riconoscerlo e maestria nell'addestramento: "Se un cane è quello giusto lo riconosci intorno ai nove mesi, dopo è tutto lavoro che devi fare insieme. Ci vuole molto tempo e molti sacrifici, anche economici, per crescere un campione e non ti puoi permettere di sbagliare, è un lavoro a tempo pieno".

Mentre parliamo Ozil e Derke ci girano intorno, non si allontanano mai di molto dai piedi di Marino. Quando avranno finito di gareggiare, con i premi ricevuti, saranno ricercatissimi per trasmettere i loro geni ai cuccioli. "Ho visto passare migliaia di cani e mi affeziono a ognuno di loro, quando ci passi insieme giornate e anni poi è difficile riuscire a mandarli via. Qualcuno me li chiede ma molti li tengo con me".

Facciamo un giro dentro il canile: nelle gabbie, pulite e ordinate, i cani si avvicinano festosi alla rete per attirare la sua attenzione e di ognuno conosce tutto, e indica quelli che saranno i prossimi campioni. 

I risultati raggiunti da Marino parlano da soli ma diventano ancora più rilevanti se si pensa che all'Elba non ci sono strutture per l'addestramento: "Quando vado fuori mi chiedono tutti come faccio. E' un mestiere che ha i suoi segreti, come tutti, ma certo qui è più difficile, anche per i costi: bisogna avere mezzi speciali attrezzati per il trasporto in continente, spendere molto per gli spostamenti, curare molto l'alimentazione perchè devi trattarli come atleti". 

Gli sponsor si sono accorti del suo lavoro e lo corteggiano così come gli allevamenti attrezzati che gli mandano i cani perchè lui li valuti e si affidano al suo occhio per capire quale cane spicca fra gli altri, ma lui è intenzionato a restare all'Elba: "Questa è la mia terra e voglio restare qui".

Luca Lunedì
© Riproduzione riservata


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