Cultura

Il libro di Roberto Ridi: l'Isola ha un volto

Sabato 10 al De Laugier di Portoferraio la prima di "Elbani. Anima isolana", tredicesimo volume del fotografo: l'atlante dei volti dello Scoglio

Uno scatto di Roberto Ridi (foto Roberto Ridi)

Un soffio, e la segatura si alza nella luce della bottega come polvere d'oro. L'uomo ha il berretto di lana calato sulla fronte, le labbra strette, fra le mani una sagoma di legno che sembra sul punto di prendere il volo. È l'immagine scelta da Roberto Ridi per annunciare il suo nuovo libro fotografico, "Elbani. Anima isolana", che sarà presentato sabato 10 ottobre alle 16,30 nella sala "Nello Santi" del Centro culturale De Laugier.

Il progetto che da Aprile ha portato i ritratti degli isolani nelle torri, nei parchi e nei vicoli diventa un volume: il tredicesimo di una bibliografia aperta nel 1990. "Un volto per raccontare una vita": così il fotografo riassume (sul suo sito) lo spirito di quel primo titolo, "Quando sentivo le voci dei gabbiani", ritratti in bianco e nero della vecchia Portoferraio.

Trentasei anni dopo il metodo è lo stesso, è cambiata la scala. Nato nel 1959, professionista dal 1980, erede di un mestiere che il nonno Primo intraprese nel 1935 e il babbo Umberto proseguì, Ridi ha attraversato la pellicola e il digitale, la fotografia aerea e quella subacquea, l'archivio del Parco nazionale e i reportage lontano da casa, fino alla Thailandia di "Krabi". Poi è tornato al punto di partenza: le facce.

La scelta è la più rischiosa per chi lavora in uno dei paesaggi più fotografati del Mediterraneo, perché lascia il paesaggio in secondo piano. Niente calette, niente tramonti sul Capanne. 

Al loro posto occhi, mani, attrezzi. Il vecchio dalla barba candida, con il viso solcato come una carta nautica. Il pescatore a torso nudo che solleva due polpi contro il cielo, e ride. Il contadino con il cappello di paglia e la falce, piegato sull'erba secca. L'uomo che ripara la rete tenendo l'ago fra le labbra, una rosa dei venti tatuata sulla spalla. E ancora, fra i protagonisti del progetto, lo scalpellino che a San Piero fa parlare il granito e il bagnino che da oltre quarantacinque estati custodisce la stessa spiaggia. Nessuno recita. Tutti, in qualche modo, si consegnano.

"Cosa rimane di un'Isola quando smetti di guardarla come un paesaggio?". La domanda è di Valentina Anselmi, direttrice scientifica del Sistema museale dell'Arcipelago toscano, che al lavoro di Ridi ha dedicato un saggio sul magazine ElbaPer2, diretto da chi scrive. Rimane, risponde, chi quella terra la abita: chi da sempre, chi per scelta, chi per caso, chi perché ha dovuto. "Poco importa il motivo, non fa differenza, alla fine condividiamo tutti la stessa identità, quella isolana". Dal 2022, per quattro anni, la ricerca ha toccato le comunità di tutta l'Elba con l'aiuto delle Pro loco.

Ne è uscito, nelle parole di Anselmi, "un vero atlante antropologico contemporaneo", firmato da un autore che "è molto di più di un fotografo": un ambasciatore del territorio, capace di raccontare agli altri "ciò che è invisibile".

 

Nel montaggio, alcuni 'volti' elbani immortalati dal fotografo Roberto Ridi (foto Roberto Ridi)

Sulle stesse pagine Gabriele Canè ha colto l'altra faccia della questione: sullo Scoglio ciascuno è fieramente figlio del proprio comune, ma "fuori sono tutti e solo Elbani". Il libro lavora esattamente su questo punto, tiene insieme il campanile e l'appartenenza, la diversità dei tratti e l'aria di famiglia.Ridi non ha mai nascosto il peso di quello che fa. Chi posa, ha spiegato in primavera, si mette nelle mani del fotografo, perché "il re davanti all'obiettivo diventa nudo".

L'isola, per lui, viene prima della geografia: è un insieme di umanità, di radici, di memoria. Chi ne conosce il percorso ritroverà qui il rovescio di Pianosa, l'altra sua ossessione: "I colori del silenzio" nel 2002, poi "Border Light", il racconto in bianco e nero esposto nell'ottobre 2024 alla Gran Guardia e raccolto in 184 pagine. Là l'isola piatta osservata quando l'ultima nave riparte, il muro che separa l'abitato dalla natura, le architetture che la vegetazione si riprende. Qui le voci, i mestieri, la gente che resta.Il volume arriva dopo mesi che hanno dato la misura dell'attesa. 

Ad Aprile, alla Torre della Linguella, centinaia di persone hanno affollato l'inaugurazione della mostra: circa duecento ritratti e le video-interviste del figlio Niccolò, trent'anni, che a quei volti ha restituito la parola. 

A Luglio dieci immagini di grande formato sono arrivate al Parco attrezzato di Procchio, ad Agosto l'installazione accanto al Teatrino delle Suore di Porto Azzurro. La presentazione di sabato ha il patrocinio del Comune di Portoferraio e la collaborazione di MardiLibri e dei Musei dell'Arcipelago; main sponsor Acqua dell'Elba, con Barontini Petroli e Blu Navy.

La fotografia, dice Ridi, è "l'eternità di un istante in cui luce, spazio e tempo sono in equilibrio". Come quel soffio di segatura, rimasto sospeso nell'aria di una bottega. Adesso ha una pagina su cui posarsi.

Letizia Cini
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