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sabato 23 settembre 2017

Cronaca sabato 21 gennaio 2017 ore 09:45

Condono edilizio, Tar gli dà ragione dopo 20 anni

Un campese condona un magazzino agricolo, la Soprintendenza annulla il permesso del Comune ma il Tar gli dà ragione dopo 20 anni

CAMPO NELL'ELBA — Una sentenza attesa a lungo, 20 anni di incertezza giudiziaria per sapere se quel magazzino agricolo è in regola oppure no. E' la storia dell'elbano Luciano Annunziata a cui il Tar toscano ha recentemente dato ragione ponendo la parola fine a una vicenda iniziata nel 1996.

Annunziata costruì a La Foce un magazzino senza completare la necessaria documentazione, un vizio che rendeva abusiva la costruzione. Decide così di avvalersi del condono e presentò al Comune di Campo nell'Elba la richiesta che, nel settembre 1996, fu accettata e in base alla quale il magazzino poteva essere messo in regola sanando il vizio.

Sull'atto del Comune intervenne tuttavia la Soprintendenza per i beni ambientali che, tre anni dopo nell'aprile 1999, annullò il permesso del Comune dichiarando che : "L’intervento abusivo ha comportato l’inserimento disorganico nell’ambiente di un manufatto, la cui definizione formale si pone in contrasto con i caratteri dell’edilizia tradizionale dei luoghi. Tale intervento pertanto viene ad alterare i rapporti di un consolidato equilibrio tra il costruito rappresentato dall’abitato di La Pila ed il sistema ambientale e rurale elbano".

Annunziata ricorre quindi al Tribunale Amministrativo Regionale che ora, a 20 anni dall'inizio del procedimento, gli dà ragione. Il ricorso viene infatti accolto poichè la Soprintendenza, nell’annullare il parere favorevole del Comune di Campo nell’Elba, avrebbe ecceduto il controllo di legittimità, sostituendo una nuova valutazione di merito al parere espresso dalla commissione edilizia integrata dello stesso Comune.

Nel caso di specie la commissione del Comune aveva affermato la compatibilità paesaggistica del manufatto, prevedendo alcune prescrizioni riferite alla necessità di effettuare una tinteggiatura "con colori opportuni e si proceda ad una schermatura su tutto il perimetro con pianto arboree di alto fusto".

Secondo il Tar quindi: "La Soprintendenza ha di fatto espresso un nuovo giudizio di incompatibilità paesaggistica sulle caratteristiche del manufatto, prescindendo dalle prescrizioni del Comune", intervento che va oltre i poteri dell'ente.

Al di là della condanna al pagamento delle spese legali in capo alla Soprintendenza, resta il dato temporale che impressiona: due decadi per decidere sulla tinteggiatura di un magazzino.

Luca Lunedì
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