A settembre i carabinieri hanno smantellato, con l'operazione "El Diablo", una rete di spaccio di cocaina attiva tra Campo nell'Elba e Capoliveri: cinque indagati, venti militari impegnati sul campo e un'unità cinofila antidroga arrivata da Firenze. Poche settimane prima, un cinquantenne era finito in manette per aver trasformato la propria casa in un punto di smercio frequentato da ragazzi della movida notturna. Episodi diversi che raccontano la stessa tendenza, confermata anche dai dati nazionali sul consumo giovanile di sostanze.
Ben lungi dall'essere un luogo stretto nella morsa della criminalità, l'Elba non è nemmeno una realtà che possa permettersi di abbassare la guardia. Tra chi questo equilibrio lo gestisce ogni giorno c'è il capitano Giuseppe Boccia, originario di Napoli, al comando della Compagnia Carabinieri di Portoferraio dal settembre 2023 e insignito lo scorso anno di un encomio per un'operazione condotta in un precedente incarico contro un gruppo responsabile di un omicidio a scopo di rapina. Con lui abbiamo provato a capire cosa si muove davvero sotto la superficie tranquilla dell'Elba e cosa possono fare i genitori per non farsi trovare impreparati.
Capitano, quanto è diffuso oggi lo spaccio e il consumo di droga tra i giovani dell'isola?
"Non parlerei di un fenomeno fuori controllo, perché i dati complessivi sulla sicurezza dell'Elba non lo giustificano. È però un fenomeno che osserviamo con attenzione. Ci preoccupa soprattutto la facilità con cui alcune sostanze possono arrivare ai più giovani e la percezione, talvolta, che il consumo di droga sia qualcosa di normale o innocuo. È proprio su questo terreno che prevenzione e repressione devono procedere insieme".
Che tipo di mercato della droga avete fotografato?
"Abbiamo riscontrato situazioni diverse, ma un elemento ricorrente è la capacità dello spaccio di inserirsi nella quotidianità: può emergere durante un controllo stradale, nell'ambito di un'altra attività di polizia o all'interno di contesti familiari. Non esiste quindi un unico modello di spacciatore. Ed è importante ricordare che dietro ogni attività di spaccio c'è una domanda che alimenta il mercato".
Qual è la vera fotografia della sicurezza all'Elba?
"L'Elba rimane un territorio sostanzialmente sicuro. Questo non significa che non esistano problemi, ma che dobbiamo leggerli nella loro corretta dimensione. Furti, truffe, liti familiari, violenza domestica e reati legati agli stupefacenti rappresentano realtà diverse, che richiedono risposte diverse".
Quali reati occupano maggiormente il lavoro quotidiano?
"Una parte significativa del nostro lavoro riguarda proprio quelle situazioni che spesso non finiscono sulle cronache: conflitti familiari, maltrattamenti, truffe, furti, interventi per liti e controlli sul territorio. È un'attività quotidiana, spesso silenziosa, ma fondamentale per la sicurezza dei cittadini".
Cosa suggerirebbe ai genitori?
"Di non avere paura di parlare con i propri figli. La prevenzione comincia molto prima che emerga un problema. Bisogna conoscere le loro amicizie, ascoltarli senza trasformare ogni cambiamento in un'accusa e, soprattutto, non sottovalutare segnali che possono indicare una difficoltà".
E quali sono i campanelli d'allarme che devono preoccupare, capitano Boccia?
"Non esiste un segnale che, da solo, consenta di dire che un ragazzo fa uso di sostanze. Cambiamenti improvvisi nelle abitudini, nelle amicizie, nel rendimento scolastico, nell'umore o nel rapporto con la famiglia meritano però attenzione. Quando una famiglia percepisce che qualcosa non va, chiedere aiuto non significa aver fallito come genitori: significa essersi accorti di un problema e volerlo affrontare".
Che immagine vuole lasciare di un'Elba che resta tra le più sicure?
"Vorrei lasciare l'immagine di un'isola che può continuare a vivere con serenità senza permettersi però di abbassare la guardia. La sicurezza non è un risultato acquisito una volta per tutte: è qualcosa che si costruisce ogni giorno attraverso il lavoro delle Forze dell'Ordine, la collaborazione delle istituzioni e, soprattutto, la fiducia dei cittadini".
Cosa significa essere Carabiniere all'Elba?
"Significa vivere quotidianamente un rapporto molto diretto con le persone. In un'isola la presenza del Carabiniere è particolarmente visibile: siamo chiamati a intervenire quando c'è un problema, ma anche semplicemente ad ascoltare. Credo che la cosa più importante sia proprio questa: fare sentire il cittadino che, quando ha bisogno, trova qualcuno disposto ad esserci. L'Elba è un'isola che merita di continuare a sentirsi sicura. E il nostro compito è fare in modo che quella sicurezza non sia soltanto una percezione, ma una realtà concreta, costruita ogni giorno insieme ai cittadini".